Lunga attesa e caccia al tesoro per una tessera che cambierà i destini del calcio italiano
"Addà passà 'a nuttata" diceva Eduardo De Filippo in "Napoli milionaria", anzi nel testo del grande Eduardo era scritta come "Ha da passà 'a nuttata". In ogni caso "Addà" o "Ha da", la nottata che deve divenire alba non cambia, e l'attesa è la medesima.
Attende Giovanni Malagò presidente della Federcalcio eletto con una maggioranza, che non si osa se la si definisce plebiscitaria, ma che per un cavillo rischia seriamente di andare a casa e di dover consegnare ad un commissario la sua poltrona di numero uno del calcio italiano.
La vicenda è surreale, si parla di una tessera che non c'era anzi forse sì, cioè il termine tesserato vale per chi ha praticato la disciplina sportiva in questione, in questo caso il calcio, o è riferita ad una tessera della Federcalcio, e se sì dove si stipula? Il fatto è kafkiano. Cioè la stragrande maggioranza del mondo del football elegge un presidente che non poteva essere eletto? O addirittura non poteva candidarsi?
Ma, suvvia, siamo fuori da dodici anni dalle competizioni mondiali, il calcio italiano è malato, e non poco, tra settori giovanili che non rendono merito al talento, stranieri a valanga in ogni squadra che non consentono agli italiani di emergere nel football del proprio paese, dove si insegna il calcio ma, ahiloro, (i talenti) il merito va di pari passo con la retta mensile, e proprio in Italia, la nazione dei ricorsi, della burocrazia, di comma e codicilli, di eccezioni, di virgole e punti che consentono di trovare una scappatoia anche a chi imbraccia rivoltelle o fa affari con soldi che profumano di detersivo da lavatrice, proprio in Italia un dirigente, conosciuto nell'universo mondo come personaggio del mondo dello sport, uno che praticamente ha trascorso una vita intera in quel contesto, uno che anche le signore "adulte" che guardano in tv Stefano De Martino e Gerry Scotti lo riconoscono come uno che ha a che fare con lo sport, viene messo in attesa, a vedere la nottata divenire alba perché non ha la tessera di sportivo?
E già, nel paese della tessera politica, di quella del sindacato, di quella delle amicizie giuste, si fa il processo a Giovannino Malagò per una tessera? Non perché si era chiesto il rinnovamento e lui è da sempre, e forse da troppo, come testimoniato dalle signore "adulte" di cui sopra, nel mondo dello sport.
E nemmeno perché ha fatto un pasticcio chiamando un dirigente, che appena telefonato ha posto come condizione di portarsene con sé un altro, e poi, giorno dopo giorno, call dopo call, hanno costruito un palazzo di dodici piani, tutto pronto, per i prossimi otto anni, tutto il futuro del calcio progettato e disegnato, dettaglio su dettaglio, salvo poi franare al primo scalino.
E neanche perché chiama a guidare la delegazione della Nazionale di calcio ruolo che fu di Gigi Riva e di Gianlugi Vialli, una sportiva di valore altissimo, come Diana Bianchedi, che per carità, ha un curriculum che le renderebbe merito anche di ambire senza se e senza ma a svolgere il ruolo di Ministro dello Sport, ma che a guidare la delegazione della massima rappresentanza del calcio italiano, ci azzecca, onestamente, poco.
Soprattutto se si vuol far passare il messaggio di una nomina rivoluzionaria, ma la verità è che per questo incarico si sono fatti vari tentativi (vani) con ex calciatori, e quindi, se uno di loro, diciamo un Gianfranco Zola, un Francesco Totti, un Giuseppe Bergomi qualsiasi, avesse accettato allora non sarebbe stata rivoluzione? Era restaurazione?
No, niente di tutto questo, ha messo in discussione nemmeno per una frazione di secondo Giovanni Malagò, votato a stragrande maggioranza da tutto il mondo del calcio, e come tale, titolare di decisioni, assunzioni, scelta di allenatori, dirigenti, collaboratori, tra l'altro come da lui stesso ammesso, o almeno così si vocifera, prima di accompagnare all'uscio della porta Paolo Maldini, avrebbe precisato "da oggi si cambia, io scelgo e voi avallate".
Pieni poteri, dunque, dall'intero universo del football e poi arriva un ricorso sull'articolo x del comma y, e Malagò finisce "come fosse Antani"?
Ma caro Ministro dello Sport che tanto invoca le regole, egregio presidente del Coni che ha rilevato irregolarità che non possono essere trascurate, ma siamo sicuri che è questo il problema del calcio, dello sport, dell'Italia?
Facciamo un attimo una riflessione.
Si prendono decisioni "politiche", di buon senso, a iosa, in Italia, si fanno decreti di urgenza ed emergenza, si legifera in contraddizione con i dettami costituzionali, si fanno eccezioni e cercano scorciatoie normative dalla mattina alla sera, e poi il problema per mettere in sesto il calcio italiano è la tessera di Giovanni Malagò?
Ma, poi, scusate, ma come è fatta questa tessera? C'è l'effige della Figc? C'è un pallone disegnato sopra? C'è l'immagine di Sport Goofy (alias il cugino atletico di Pippo, versato in ogni sport dal calcio al minibasket, che usciva di tanto in tanto nelle pagine di Topolino dei tempi che furono)?
È così importante questo cimelio, quasi come fosse una reliquia, da dover mettere in affanno la rinascita (tentata) del calcio italiano?
È così preziosa manco fosse il "Gronchi rosa" che alla prima conferenza del nuovo (vecchio) commissario tecnico dell'Italia Roberto Mancini la domanda che gli si rivolge e fa puntare i riflettori è "come vede Malagò tranquillo o preoccupato"?
Ordunque, nel frattempo che passi la nottata, e che qualcuno tra le alte sfere si concentri sui problemi (quelli veri) del calcio italiano, della nazionale, di un paese dove non si riesce a celebrare con rispetto manco uno come Sandro Mazzola, e il massimo che si fa, poi, davanti a scene raccapriccianti, è fare una multa, della serie "ah ahia...gli dia una bella multina", di una scena esilarante targata Aldo, Giovanni e Giacomo?
Ma siamo seri o cosa?
In ogni caso caro Giovanni Malagò se l'alba dopo la nottata sarà a Lei favorevole, un consiglio ci sentiamo di darlo, acquisti una bella teca, di quelle con antifurto e doppia chiusura, dove far custodire con guardia giurata e sorveglianza h 24 la fatidica (e fantomatica) tessera che serve ad essere un probo dirigente della Federcalcio, non accada mai che dovesse, poi, smarrirsi, il giorno dopo aver conquistato dopo dodici anni la qualificazione ai prossimi Mondiali.
E poi arriva la federazione di turno, ci fa ricorso e ci manda a casa (ancora) perché il presidente non aveva la tessera di Sport Goofy?...scusate…del bravo calciatore?...scusate di nuovo…ma, in fondo, cosa dovrebbe attestare questa tessera?
Egregio Malagò, caro Giovanni (Giuanni detto alla napoletana), pazienza, "Ha da passà 'a nuttata".



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