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Tra Essaouira e Marrakech, inseguendo un sogno a forma di pallone

Tra poesia e progettazione, sogni e delusioni, grandi nomi e piccole stelle. Il calcio in Marocco è sempre più in rampa di lancio. Con un obiettivo ben saldo: la Coppa d'Africa 2025, che si giocherà in casa.  

Magliette di calcio, nel suq di Marrakech. Foto Il Catenaccio

Le bancarelle di piazza Jemaa el Fna hanno in bella vista tutte le magliette delle big d'Europa. C'è quella di Haaland, quella di Modric, ovviamente di Mbappé. Ci sono quelle della Juventus e dell'Inter, del Napoli, del Milan, della Roma. La vera presenza costante, però, è un'altra e non può che essere quella dei padroni di casa, quella rossa del Marocco. Soprattutto Hakimi, ma anche tanti Brahim Diaz e qualche Ziyech.

Sono queste le stelle di una nazionale fortissima, in grado di vantare in rosa anche Amine Adli del Bayer Leverkusen, Youssef En-Nesyri del Siviglia, Sofyan Amrabat del Manchester United, Noussair Mazraoui del Bayern Monaco. E, perché no, anche Oussama El Azzouzi, centrocampista del Bologna rivelazione di Thiago Motta. Una nazionale che ha sfiorato l'impresa nel 2022, quando ai Mondiali in Qatar dovette fermarsi in semifinale, battuta 2 a 0 dalla Francia. Una cavalcata che ha visto il Marocco eliminare il Portogallo di Cristiano Ronaldo e la Spagna di Luis Enrique e dominare un girone ai danni di Croazia, Belgio e Canada. Sembrava tutto pronto per la grande vittoria del Coppa d'Africa 2023, andata invece alla Costa d'Avorio e finita con la delusione di un'eliminazione agli ottavi di finale, contro il Sudafrica.

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Quando Italo Calvino scrisse di Italia Inghilterra senza averla vista - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

La prima partita di calcio dopo la Liberazione, in Italia, venne giocata a Torino. Era il 16 maggio del 1948, contro gli azzurri scendevano in campo i "maestri" dell'Inghilterra. Si gioca al Comunale, alle ore 17.00. E i biglietti vanno esauriti in un lampo. 50 mila spettatori sugli spalti, anche se altre fonti parlano di addirittura 80 mila. Tra questi non c'è Italo Calvino, che scriverà comunque di quella partita.
Bandiere del Marocco sventolano davanti al minareto della Moschea di Koutoubia. Foto Il Catenaccio

Eppure lo stato di salute del calcio marocchino è più che mai florido. Come spiega Alex Cizmic su Domani, infatti, la rete di scouting internazionale fondata nel 2014 riesce a raccogliere il meglio dei calciatori sparsi per l'Europa. "Il lavoro di analisi di tutti i calciatori dai 12 anni in su permette al Marocco di accedere al meglio che la diaspora, soprattutto europea, può offrire. La formazione del talento avviene anche all'interno del Paese". Merito anche dell'Accademia Mohamed VI, inaugurata nel 2009 proprio dal Re che attraverso un finanziamento di 13 milioni di euro è riuscito a creare una delle migliori accademie di calcio del mondo, unica nel continente africano.

È qui che sognano di finire bambini e ragazzi sparsi in tutto il paese. Quelli che giocano nei campi di sassi e sabbia che incontro nella strada tra Marrakech e Chichaoua, oppure quelli che palleggiano sulla spiaggia di Essaouira, con lo sfondo dell'Oceano Atlantico. Le porte sono due ciabatte, oppure due pali di legno conficcati nel terreno. "Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio" scriveva Jorge Luis Borges. E quella magia la incontri dappertutto. Io l'ho incontrata nei vicoli della medina, a due passi dal caos di Jemaa el Fna e del suq. Un gruppo di bambini gioca a calcio con una bottiglia di plastica, si smarcano, tirano verso una porta immaginaria. La mamma urla, da dentro casa, una prima volta. Non la ascoltano. La seconda volta è più forte, ma loro fanno finta di niente. La terza, la terza è quella buona. Meno parole, ma maggiore efficacia. Il giorno dopo li ritrovo lì, alla stessa ora, ma stavolta hanno fatto il salto di qualità. Al posto della bottiglia c'è un pallone di cuoio, sulle spalle del bambino c'è la maglia del Liverpool.

3 Hakimi, 1 Messi, 1 Bellingham, 1 Haaland. Direttamente dal suq di Marrakech. Foto Il Catenaccio.
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Kura Tawila | Alex Čizmić | Substack

Suggerimento di lettura della redazione de Il Catenaccio: la newsletter di Alex Cizmic sul calcio africano. Si chiama "Kura Tawila" e la trovate su substack.
Un murale, per le vie di Marrakech. Foto Il Catenaccio

La palla finisce tra i miei piedi e io non posso semplicemente ripassargliela. Accenno un palleggio, ma i piedi sono quelli che sono. Il bambino sorride, me la ripassa, poi, quando torna tra i suoi piedi, mi dice qualcosa. Lo potrei tradurre con un "viecce, viemme sotto" o almeno la mimica sembra quella. Allora lo punto, lui mi guarda fisso, quando sono vicino accenna una bicicletta, la palla si alza sul tacco, sbatte sul muro, lui scappa a destra e mi supera. Come difensore non sono mai stato granché, ma il merito, stavolta, è tutto dell'avversario. Sorride, soddisfatto, poi continua a palleggiare e fare batti muro.

La Coppa d'Africa del 2025 si giocherà proprio in Marocco. Lui la vivrà come tifoso. Come andrà a finire non si sa. Cosa sognerà quel bambino, invece, è abbastanza facile da immaginare. 

Il cavaliere oscuro
Red Star Fc, storia di resistenza contro il calcio...
 

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