Il talento messicano classe 2008 si prende la scena nel Mondiale 2026. Dalle prove di Mbappé, Haaland, Kane e Lukaku fino alle eliminazioni di Germania e Olanda e alla rimonta del Brasile sul Giappone.
Ogni Mondiale lancia una stella nel firmamento calcistico. C'è chi ha brillato per sempre (come il sedicenne Pelé esploso in Svezia) chi per una sola estate (Totò Schillaci). In questa edizione la stella giovanissima che brilla più di ogni altra è quella del messicano Gilberto Mora che è l'unico minorenne presente al torneo. Gilberto è nato nel 2008 e il suo allenatore Aguirre ha avuto il coraggio di lanciarlo titolare nella sfida da dentro o fuori dei sedicesimi contro l'Ecuador. Teatro più prestigioso dove battezzare il suo esordio non ci poteva essere: lo stadio Atzeca di Città del Messico. Stesso luogo dove giocatori segnati da Dio come Pelé e Maradona hanno cambiato la storia del calcio. Non vogliamo caricare troppe aspettative sulle spalle del ragazzino, ma il talento, la stoffa e la personalità sono evidenti. Si tratta di una mezzala dal tocco elegante e dal dribbling letale che può tranquillamente fare il trequartista. È alto solo 1,68 in un calcio di colossi come quello attuale, ma è sempre qualche centimetro in più di Maradona e Messi. La sua valutazione dopo una sola partita è schizzata a 40 milioni di euro. A tutelare i suoi interessi, già questo deve far riflettere sul talento del ragazzo, la potentissima avvocatessa Raffaela Pimenta, l'ex socia di Mino Raiola. Quella che, secondo molti, era la mente della più potente agenzia calcistica guidata dal defunto procuratore italo-olandese. Altra stella che ha brillato in queste prime partite dei sedicesimi è quella del francese Mbappé, che partita dopo partita sta salendo di forma e rende la Francia la favorita dichiarata per la vittoria finale. Lampi di classe da un'altra super stella inglese. Il capitano dei bianchi Kane ha ribaltato il Congo, che stava per fare il colpo grosso, con una doppietta nei minuti finali. Uno dei due gol si candida come uno dei più belli dei Mondiali.
Sempre in tema di bomber, non possiamo non citare il norvegese Haaland. Suo il gol della vittoria contro la Costa d'Avorio. Un gol brutto e facile al tempo stesso, però pesantissimo.
Ancora bomber, sempre bomber. Sembrava rotto e finito e invece Lukaku prima, dalla panchina, è stato fondamentale per la qualificazione dal girone dei suoi e poi nella sfida contro il Senegal, sempre dalla panchina, ha realizzato il gol da dove è partita la rimonta vittoriosa del Belgio.
Gli attaccanti della Germania avevano le polveri bagnate e il Paraguay ne ha approfittato con una partita tutto lacrime e sangue vinta ai rigori. Un'altra delusione da una big europea viene dall'Olanda, troppo rinunciataria contro un ancora brillantissimo Marocco, che ha avuto la meglio ai rigori. È la fine del calcio europeo? Forse è presto per dirlo, ma nella grande mutazione che sta vivendo il football nuove forze stanno nascendo (il Marocco è ormai una realtà ad alti livelli e le altre africane sono tutte molto competitive).
Il Brasile ha vinto in rimonta su un eroico Giappone grazie a un gol di Martinelli, che anni fa, se qualcuno della nostra federazione l'avesse corteggiato, avrebbe potuto scegliere la maglia azzurra.
Prima di darvi appuntamento alla prossima puntata, dobbiamo chiedere umilmente scusa ai lettori. Avevamo scritto che non ci sarebbero stati tempi supplementari fino alle semifinali, invece abbiamo visto diverse partite finite ai rigori passate dagli extra time. La cosa era stata scritta da diverse riviste specializzate e, sbagliando, ci siamo fidati. Scusate ancora.
Arrivederci alla prossima puntata…



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