Il Perugia torna ad essere guidato da un Gaucci, da Luciano ad Alessandro a Riccardo, ad Alessandro, Grifo e Gaucci hanno la stessa iniziale.
Gaucci torna a Perugia. Ora è Alessandro, prima era stato Riccardo, il fratello piccolo, prima ancora Alessandro, e prima di loro, soprattutto papà Luciano. Il passaggio di proprietà da Javier Faroni al gruppo "Arenacuri" qualche giorno fa e del nuovo Perugia Alessandro Gaucci sarà il presidente e responsabile per la parte sportiva della proprietà targata "Arenacuri", così chiamata perché pensata come società che farà investimenti anche per lo stadio. Insomma, Gaucci e Perugia un legame a doppio filo. Lucianone che alla guida di "White Star", nata nel 1980, ha trionfato, in Italia e in Europa, nei gran premi di galoppo e di trotto. Il suo gioiellino purosangue si chiamava Tony Bin, il cavallo da corsa che esaltò gli appassionati andando a vincere persino l'Arc de Triomphe nel 1988 e che già si era fatto largo ad Ascot nel 1987. A sbalordire il fatto che Big Luciano, secondo quanto si raccontava, avrebbe pagato questo cavallo fenomenale letteralmente due lire. Sei milioni del vecchio conio ad un'asta irlandese e a fine carriera rivenduto come stallone ai giapponesi per sette miliardi. A condurlo il suo fiuto e quello di Luigi Camici, l'allenatore di Tony Bin, fiore all'occhiello della scuderia White Star, che dal nulla, divenne la regina degli ippodromi italiani ed europei e della quale il primo tifoso fu Giulio Andreotti, con il quale Luciano Gaucci ha condiviso anche i suoi anni di politica nella Democrazia Cristiana. Oggi i figli di Tony Bin gareggiano e vincono ancora sulle piste dell'Estremo Oriente. Oggi i figli di Luciano Gaucci, Alessandro e Riccardo, si sono alternati alla guida del Perugia ed ora è di nuovo la volta di Alessandro. Entrambi hanno ereditato dal papà la capacità di essere dirigenti lungimiranti e capaci, talentuosi e innovativi. Dalla capacità di innestare dal nulla calciatori di nazioni calcisticamente improbabili al fare business intorno al football come fondare ex-novo un'azienda di abbigliamento sportivo. Insomma, Big Luciano, personaggio controverso, ma in una lettura post-mortem, (è venuto a mancare nel febbraio del 2020 a Santo Domingo dove aveva scelto il suo esilio nella sua prima fase "da latitante") gli va riconosciuto di aver portato novità nel mondo del pallone e di aver trasmesso la sua "parte buona" ai figli, con Alessandro che ha appena riconquistato la poltrona più importante del sodalizio umbro.
A Perugia Luciano Gaucci: "Quando passa l'uragano"
È stato dedicato anche Papà Luciano, ha avuto coraggio, e anche fortuna, ma indubbiamente è stato un uragano, proprio come il titolo di un docu-film targato Sky a lui dedicato. A Perugia, l'avventura del football targata Gaucci inizia quando Lucianone rileva il Perugia, in Serie C1, conquista la promozione in Serie B (1994) e due promozioni in Serie A (1996 e 1998), ma i titoli della cronaca calcistica li aveva già conquistati per una disavventura, se così si può chiamare, ovvero una promozione in B revocata per illecito sportivo al termine del campionato 1992-1993. Una vicenda opaca, cavalli che sembra diventino omaggio per ingraziarsi direzioni di gara. Niente serie B, polemiche e discussioni, Aldo Biscardi che vuole capirci qualcosa nel suo "Processo del Lunedì". L'unico dato certo sono i tre anni di squalifica. Ma il dado è tratto. L'imperatore di Perugia è ambizioso e ha giurato sulla testa del Grifo che vuol fare del Perugia addirittura una nuova Juventus o Inter del calcio italiano. Ingaggia tra le sue fila un Beppe Dossena post-scudetto con la Sampdoria. Fa le cose in grande altrimenti che Big Luciano sarebbe? La massima divisione come promesso arriva ma Gaucci non si ferma. In serie A il Perugia fa la sua storia, semifinale di Coppa Italia 2002-2003 e partecipazione alla Coppa Uefa 2003-2004, come squadra vincitrice della Coppa Intertoto 2003, primo trofeo confederale della società.
Intanto Gaucci si guarda intorno, vuole fare ancora di più, partire lancia in resta a rilevare altre squadre di calcio, portare la rivoluzione. Al suo fianco, in parte in ombra, cresce il figlio Alessandro, che purtroppo sarà il presidente del fallimento del Perugia. Forse aveva fatto più del padre, senza luce, e quando la ebbe, passò alla storia come il presidente della fine di una squadra. Gloriosa. Simpatica a molti per essere stata quella di Renato Curi. Ma anche la squadra imbattuta con il Maestro Ilario Castagner in panchina del campionato vinto dal Milan. Stagione 1978-1979, passata alla storia come quella del "Perugia dei miracoli" in campo giocatori simbolo come Salvatore Bagni e Walter Speggiorin. Per tifosi e simpatizzanti del Grifo biancorosso quelli di Gaucci sono anche gli anni di Hidetoshi "Hide" Nakata. Tutti scettici. In Italia i calciatori giapponesi sono quelli dei cartoni animati manga "Holly e Benji". E quelli in carne ed ossa prima di lui, soltanto uno Kazu Miura, attaccante del Genoa rispedito dalla Liguria in terra nipponica molto velocemente. E, invece, quello che inizialmente veniva definito con ironia "nakata-strofe" sarà il primo colpo nel calcio targato Gaucci. Centrocampista ambidestro. Gli appassionati amano chiamare trequartisti. Grande visione di gioco. Luciano Gaucci se lo assicura per tre milioni e mezzo di dollari. E regala al suo Perugia il giocatore rivelazione del campionato. Hide dall'Umbria approda a Roma, sponda giallorossa dove conquista il terzo scudetto con Fabio Capello in panchina. E ancora vittorie in Italia, a Parma, dove solleverà la Coppa Italia 2001-2002. Poi Bologna, Fiorentina e Bolton in Inghilterra. Ma per gli storici del calcio Nakata uguale fiuto di Gaucci. Quello che oggi è amministratore di una ditta di sakè in campo ha dimostrato che "l'uragano" di calcio ne capiva. E che con modi non sempre ortodossi, si stava facendo largo nel mondo della serie A. Un Costantino Rozzi riveduto e corretto. Un Romeo Anconetani più illuminato e a tratti vincente. Un presidente self made man. Ma che aveva intuizioni sbalorditive. Un altro esempio? Serse Cosmi. Così chiamato dal papà in onore di Serse Coppi, il fratello del mitico Fausto. E Cosmi le scalate le ha fatte nel calcio. Oggi racconta la sua carriera a teatro. Ha un curriculum ricco e vario. Ha fatto anche i preliminari di Champions League con l'Udinese. Ma per tutti è stato l'allenatore del Perugia dei miracoli dei Gaucci. Al plurale.
Alessandro Gaucci a Perugia con gli amici Cosmi e Saadi Gheddafi
Perché Serse Cosmi, con il Gaucci figlio, Alessandro, era legato da un'amicizia vera. E quando il vulcanico Luciano andava in escandescenze e pretendeva che da una squadra rivoluzionata e completamente cambiata da una stagione all'altra mister Cosmi dovesse fare miracoli, a difendere il suo operato c'era l'altro Gaucci, Alessandro. Lo stesso che a Perugia fece amicizia con un altro figlio di personaggio discusso, Saadi Gheddafi, terzo figlio di Muʿammar, il leader, di fatto, per decenni della Libia sino alla caduta del regime e alla sua brutale uccisione. Saadi posa per la foto con Lucianone Gaucci, al suo arrivo in Italia. Un'immagine che fece il giro del mondo. Un acquisto che fece parlare, e non poco, i giornali. Un boato mediatico in linea con l'uragano Gaucci. Ma Saadi Gheddafi in campo non lasciò il segno. Nel mondo del calcio italiano dopo il calciatore Saadi Gheddafi c'è stato l'imprenditore, Saadi, azionista della Juventus, forse nel secondo caso ha lasciato il segno più del primo. Ma il Perugia multietnico dei Gaucci ha toccato anche altre nazioni nel suo giro dei cinque continenti. Alì Samereh, per esempio. L'architetto residente in Italia Seyed Mehdi Hashemian, che viaggia spesso per l'Iran importando tappeti, parla un gran bene di questo giovane talento persiano, avvicina un comune amico di Alessandro Gaucci, gli fa recapitare un vhs e di lì a poco il Grifo annovera tra le sue fila un calciatore iraniano. Ad allenarlo Serse Cosmi. Compagni di squadra sono Zé Maria, Bazzani e Vryzas, Fabio Grosso e Davide Baiocco, mentre aveva salutato il lago Trasimeno per andare all'Inter Marco Materazzi.
A Perugia dai Gaucci erano già transitati un cinese Ma Mingyu e soprattutto un coreano che, ahinoi, ricordiamo bene. From Corea del Sud era giunto Ahn Jung-Hwan. Chi è costui si scherzava. Amara ironia se di lì a poco in Italia lo ricorderemo, invece, come colui che riportò la Nazionale di Giovanni Trapattoni in largo anticipo a casa dai mondiali 2002. Un'Italia tra le squadre più forti di quel torneo, infatti, fu abbattuta agli ottavi di finale dalle, a dir poco discutibili, decisioni dell'arbitro ecuadoriano Byron Moreno e da un colpo di testa ad una manciata di minuti dalla fine dei tempi supplementari di Ahn, il primo sudcoreano a giocare nel campionato italiano. E per non smentire la sua fama di personaggio Luciano Gaucci tuonò subito dopo: "Basta, quel signore non deve più accostarsi alla nostra squadra. Si è messo a fare il fenomeno soltanto quando si è trattato di giocare contro l'Italia. È una ferita al mio orgoglio di italiano e ad un Paese che due anni fa gli aveva spalancato le porte". Non pago di imprese e primati da patron del Perugia, Lucianone Gaucci passa alla storia anche con le altre sue squadre.
A Perugia si scende e si sale, e torna a salire un Gaucci
Ma il grande amore di Gaucci, padre e figli è a Perugia, la città delle scale mobili. E come le scale mobili si sale e si scende. E Riccardo dalla vicina Assisi per qualche tempo ha dato i suoi consigli al primo amore, il Perugia. Ora tocca ad Alessandro, "certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano", poesia in musica di Antonello Venditti. E Alessandro Gaucci è tornato. E da buon Gaucci ha già cambiato allenatore, passando via pec da Giovanni Tedesco ad Aimo Diana. Un Guacci non è mai domo, pensa in grande. E i tifosi del Perugia già sognano, di ritornare nel calcio che conta. A tifare il Grifo in serie A, che faceva perdere scudetti e ambire ad entrare in Europa. "Sono tornato dalla Spagna dopo quasi venti anni perché qui mi sento a casa e c'è un progetto importante" ha detto Alessandro Gaucci. "Amori indivisibili, indissolubili, inseparabili".






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