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Lampi mondiali #12 | Ultimo tango a New York

Dopo due semifinali dagli sviluppi opposti, Spagna e Argentina si contendono il titolo mondiale. Tra le chiavi tattiche della finale c'è anche l'ultima grande notte di Lionel Messi. 

Domenica 19 luglio calerà il sipario sui Mondiali 2026. Sul palco per il gran ballo Spagna e Argentina. Arrivano entrambe alla finalissima dopo essere andate in forma nelle ultime partite. L'Argentina addirittura tirando fuori il meglio nell'ultima mezz'ora di una gara che sembrava compromessa dopo il gol degli inglesi al decimo del secondo tempo. Dopo il vantaggio, però, Tuchel si è suicidato, dimenticandosi che a inizio carriera era uno dei profeti del gegenpressing, la splendida rivoluzione della nouvelle vague degli allenatori tedeschi che aveva in Rangnick e Schmidt i suoi profeti e in Klopp il rappresentante più autorevole. Tra loro c'era pure Thomas Tuchel che, però, una notte di primavera del 2021 allo stadio Dragao di Porto, mentre era alla guida del Chelsea,si vendette l'anima al diavolo (al catenaccio) e sconfisse il favoritissimo Manchester City di Guardiola alzando le barricate. Da quel giorno Tuchel capì (parafrasando Ivano Fossati) che il trasformismo è un'esigenza e presentò spesso una versione ibrida di gegenpressing. Il tecnico tedesco, chiamato a gran voce sulla panchina dell'Inghilterra, stava per raggiungere dopo 60 anni l'impresa che tutti i sudditi di Re Carlo III aspettavano. Il catenaccione contro l'Argentina, o blocco basso per parlare più alla moda, ha scatenato invece i sudamericani che guidati da un incantevole Messi sul campo e dalle mosse in panchina di Scaloni (lui a differenza di Tuchel non ha sbagliato nulla), sono risorti, regalando, per la prima volta in questo Mondiale, un gran calcio e ribaltando il risultato. Sul primo tempo meglio sorvolare, con l'Albiceleste che ha cercato subito di buttare inutilmente la partita in rissa ed è stata graziata dall'arbitro che poteva dare qualche cartellino giallo in più. Quando Messi e compagni hanno capito, spinti dalla disperazione, che bastava giocare a calcio, perché oltre alla garra molti di loro hanno un talento straordinario, per gli inglesi non c'è stato scampo: 2 pali, pali sfiorate, parate di Pickford fino a quando il castello è crollato negli ultimi 5 minuti. Sicuramente Tuchel verrà processato, non tanto dalla stampa e dai tifosi quanto dai suoi stessi uomini con in cima Bellingham che mal lo sopporta. Anche se allo stesso Bellingham va rimproverata una cosa: i campioni veri, e lui lo è, la posizione la trovano da soli e lui contro gli argentini è parso fuori dal gioco. Così come Mbappé nell'altra semifinale contro la Spagna. Da un fenomeno come lui ci si aspettava un altro tipo di partita, anche se ha avuto pochi palloni giocabili. La Spagna ha tirato fuori la gara perfetta. Il suo controllo totale del centrocampo, grazie ai suoi raffinatissimi palleggiatori, ha neutralizzato i francesi, che non sono mai stati pericolosi. I super favoriti sono così caduti davanti al penultimo ostacolo. Deschamps è ormai ai saluti (ma in patria dovrebbero solo ringraziarlo) ed è pronto a subentrargli Zidane.

Gli iberici vanno in finale per la seconda volta nella loro storia, ma rispetto a quella splendida del 2010 questa Spagna è più squadra e con meno stelle di prima grandezza (se si escludono Yamal e Rodri). Grande meriti vanno all'allenatore Luis de la Fuente, che, dopo aver vinto tutto con le selezioni giovanili sta seguendo lo stesso percorso con i grandi: vittoria all'Europeo e finale in questo Mondiale. Scegliere lui è stata una scelta saggia da parte dei vertici del calcio spagnolo, come faceva, molti anni fa, anche la nostra Federazione che gli allenatori se li costruiva in casa: Valcareggi, Bearzot e Vicini (con loro 4 volte nelle prime quattro con una vittoria in 6 edizioni dei Mondiali).

Sulla carta non c'è una netta favorita. Gli spagnoli cercheranno di avere come al solito il controllo totale del gioco. Gli argentini inizialmente glielo potranno pure lasciare, anche se hanno dato il meglio del loro repertorio facendo partite d'attacco come nel secondo tempo contro gli inglesi. L'Albiceleste crea sempre con facilità occasioni da rete, ma questa volta si troverà di fronte una superdifesa che finora ha preso un solo gol.
Per Messi sarà l'ultimo tango. L'ultima occasione per superare il suo mito e punto di riferimento Diego Armando Maradona. Nessuno dei due, a parere nostro, è superabile dall'altro. Paragonarli è un bellissimo gioco ma forse sono le due facce della stessa medaglia. La medaglia che rappresenta il calcio argentino

Arrivederci alla prossima puntata…. 

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