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Da stemma a logo, la rivoluzione dei simboli societari nel calcio

Da una decina di anni a questa parte si sta assistendo a una rivoluzione silenziosa nel mondo del calcio. La trasformazione dei loghi societari, nell'ottica di una semplificazione e di una più facile identificazione. Badate bene, ho scritto loghi non a caso. Fino al primo decennio del nuovo millennio definire logo quello che era uno stemma sarebbe stato visto come un'eresia dalla maggior parte dei tifosi e delle stesse società. Ma in un calcio sempre più business e meno sport è ormai diventata consuetudine.

I primi stemmi calcistici, infatti, nati agli albori del calcio in Inghilterra e poi in tutta Europa e nel mondo prendevano spunto dall'araldica medievale e riproponevano il simbolo, se non proprio lo stemma della città o del quartiere che rappresentavano, in modo che i tifosi potessero riconoscersi e creare un senso di appartenenza. Ora che il calcio è sempre più mondiale e telematico le società sentono il bisogno di un rinnovamento. Gli stemmi elaborati con tanti elementi, scritte, dettagli minuziosi non sono più utili a descrivere il club, sia per questioni di leggibilità, su schermi piccoli i dettagli non si vedono, ma anche per questioni di riconoscibilità.

I club non parlano più a un pubblico di quartiere, ma molto più vasto che non deve più associare lo stemma araldico della città a quello del club. Deve però associare immediatamente il logo a quel determinato club. Se ci pensate la logica di base non è cambiata, sono cambiati i tempi, i volumi di business ed è cambiato il pubblico.

Ecco allora che scompaiono acronimi o riferimenti più specifici per fare più spazio al nome della città, è il caso del PSG che ha prima ingrandito il nome Paris nel logo e ora si fa chiamare così anche nelle grafiche ufficiali (fateci caso guardando la Champions League, sul punteggio è scritto PAR e non più PSG). In Italia lo ha fatto la Roma sotto la gestione Pallotta, tagliando l'acronimo ASR dal nome per lasciare spazio al più ovvio Roma, operazione che però ha scatenato l'ira dei tifosi e la nuova società sta tornando indietro, come ha fatto nell'ultimo derby, riproponendo il vecchio stemma.

Poi ci sono cambiamenti più radicali: il caso più eclatante è quello della Juventus, che ha fatto da apripista in Italia, ha sostituito il vecchio stemma ovale in favore di una stilizzazione grafica della J, operazione decisamente di impatto che ha provocato polemiche ma anche aiutato il marketing: un logo del genere è più facilmente riproducibile, vendibile e riconoscibile a tutte le dimensioni. Operazioni simili le hanno poi portate avanti altre squadre come l'Inter, il Verona e più recentemente la Fiorentina, che pochi giorni fa ha presentato un nuovo logo, basato su una semplificazione di quello precedente. Il giglio fiorentino, meno dettagliato e più spigoloso di quello precedente è inserito all'interno di un rombo quadrato con una V viola in basso. Qui però, a giudizio di chi scrive e non sono mancate proteste neanche da parte dei tifosi fiorentini, si avvertiva meno il bisogno di semplificazione, lo stemma della Fiorentina, che resisteva da inizio anni '90, era già di suo molto identitario e riconoscibile, un aggiornamento meno invasivo forse sarebbe bastato.

Il calcio, in definitiva, non è solo marketing, è per milioni di persone una passione che sfocia anche in un fanatismo quasi religioso, operazioni del genere quindi, se da una parte possono aiutare dall'altra possono diventare un boomerang per quelle società che dimenticano il volere dei propri tifosi. 

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