Tra memoria e diritti d'immagine: perché gli ultras del Como e la famiglia di Stefano Borgonovo si trovano in contrasto.
La vicenda che sta scuotendo il mondo del calcio lariano riguarda un'importante questione di memoria, riconoscimento e controllo dell'immagine. La famiglia di Stefano Borgonovo — l'ex centravanti del Como, poi di Milan, Fiorentina e altre squadre — ha inviato una lettera di diffida al gruppo di tifosi organizzati del Como, i Pesi Massimi, intimando di non usare più il nome di Borgonovo «in ogni materiale pubblicitario, comunicativo o promozionale (inclusi i siti web, social media, comunicati stampa, locandine…)», così come nella denominazione di trofei e iniziative, entro 60 giorni dal ricevimento della missiva. La richiesta della famiglia è motivata da una volontà di «ricondurre ogni utilizzo del nome del calciatore sotto il diretto controllo della famiglia». Nel testo della diffida si legge che la autorizzazione all'uso del nome, fino ad ora concessa "in firma verbale", viene revocata.
Dal canto loro, i Pesi Massimi — gruppo storico del tifo comasco — si dichiarano «sconcertati, scossi, anzi indignati». In un loro comunicato affermano che «scrivere di "una riorganizzazione volta a ricondurre ogni utilizzo del nome del calciatore sotto il diretto controllo della famiglia" significa pensare che i Pesi Massimi abbiano usurpato il nome stesso e francamente questa cosa ci offende». Il gruppo sottolinea di aver promosso nel tempo molte iniziative in memoria di Borgonovo — l'intitolazione del piazzale antistante lo stadio Stadio Giuseppe Sinigaglia, oppure il trofeo annuale "Trofeo Borgonovo" dedicato al miglior giocatore della stagione.
La risposta della famiglia non si limita alla diffida: la signora Chantal Borgonovo, vedova del campione, ha dichiarato all'agenzia ANSA che «le polemiche sollevate […] ci addolorano perché non rispettano la sua figura né quella delle persone che lo hanno amato e continuano ad amarlo». Pur affermando di essere certa che la tifoseria, la città di Como e il club continueranno a omaggiare e ricordare Borgonovo, la signora ricorda che «alla serata [del trofeo] partecipa tutta la squadra del Como 1907, che supporta il trofeo, ma non la nostra famiglia, che non è mai stata invitata». Dal punto di vista del contesto, la disputa tocca vari aspetti: la dimensione affettiva e simbolica del ricordo di un giocatore amatissimo, il diritto di gestire l'immagine di una persona scomparsa, e il rapporto tra tifoseria organizzata e famiglia del campione. Per molti tifosi comaschi, Borgonovo è un'icona: «Il suo nome sta a Como come quello di Maradona a Napoli», ha affermato un tifoso storico. Dall'altra parte, la famiglia ha deciso di ridisegnare i confini e di richiedere formalmente un controllo sull'uso del nome.
La reazione dei Pesi Massimi sui social è stata immediata e sentita: «Potrete toglierci il suo nome – scrivono – ma in realtà Stefano non ce lo toglierete mai». Tuttavia, la tensione resta palpabile, e la vicenda ha aperto un dibattito anche più ampio: come si «gestisce» la memoria di un atleta scomparso? Quale ruolo spetta a tifosi, club, famiglia? In che misura la città stessa può ritenersi proprietaria affettiva di un ricordo? Sono interrogativi che questa situazione ha scatenato nel territorio comasco.
Chi era Stefano Borgonovo
Stefano Borgonovo nacque a Giussano il 17 marzo 1964 e mosse i primi passi calcistici nel vivaio del Como, esordendo in serie A con il Como 1907 nella stagione 1981-82. Negli anni seguenti contribuì alla salita in A della squadra lariana e rimase a Como fino al 1988, guadagnandosi l'affetto dei tifosi grazie a gol, impegno e attaccamento alla maglia. Dopo la parentesi comasca giocò per squadre prestigiose come Fiorentina e Milan, vivendo anche momenti d'alta classifica e competizioni europee. Nel 2008 annunciò di essere affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e da allora la sua battaglia divenne simbolo di coraggio nel mondo dello sport. Morì il 27 giugno 2013, a 49 anni. Il suo legame con Como non fu solo sportivo: per la città rappresentava un simbolo, un ragazzo del vivaio che aveva raggiunto traguardi importanti e poi aveva affrontato la malattia con dignità. La sua figura ha ispirato tifosi, compagni e la cittadinanza, e ha portato alla nascita della Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, impegnata nel sostegno alla ricerca sulla SLA. A Como il suo nome è legato a valori di passione, lotta, resilienza e comunità.



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