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Coppa Garrincha a Scampia: calcio popolare, cultura e riscatto

La Coppa Garrincha allo Stadio Landieri unisce calcio popolare, solidarietà e cultura: una giornata simbolo di riscatto sociale a Scampia. 

La Coppa Garrincha non è stata soltanto una partita di calcio, ma un racconto collettivo di riscatto sociale, partecipazione dal basso e cultura, andato in scena domenica 4 gennaio allo Stadio Antonio Landieri di Scampia. Un evento che, a distanza di pochi giorni, continua a parlare più forte del risultato finale perché non è il risultato a contare: è l'idea che c'è dietro. 

Il match tra Stella Rossa 2006 e Cava United, due realtà simbolo di un modo alternativo di intendere lo sport, si è chiuso sul 2-2 nei tempi regolamentari, con il Cava United vincitore ai calci di rigore. Un dettaglio quasi marginale in una giornata, organizzata da Garrincha Edizioni e Sport Del Sud, in cui il campo è stato solo uno degli spazi del racconto. Attorno alla partita si è sviluppata una cornice culturale e solidale rara: i libri, presenti per tutta la mattinata come segno identitario grazie a Garrincha Edizioni e alla Libreria Volante della Scugnizzeria, che ha donato un volume a ogni bambino presente, trasformando lo stadio in un luogo di incontro tra sport e lettura.

Il momento più potente è arrivato poi al termine della gara, con la Pioggia di Peluche: decine di pupazzi lanciati in campo dalle tifoserie, destinati agli ospedali pediatrici di Napoli come dono simbolico per l'Epifania, seguendo un'iniziativa già diffusa in città europee come Siviglia. Un gesto semplice, ma capace di raccontare meglio di qualsiasi slogan cosa significhi calcio popolare. A chiudere la giornata, il tradizionale terzo tempo, spazio di fratellanza e convivialità tra le tifoserie, a ribadire che qui l'avversario non è mai un nemico. Presenti allo stadio, tra gli altri, Nicola Nardella, presidente dell'VIII Municipalità, Giovanni Salomone, direttore di Garrincha Edizioni, i presidenti delle due società, Vincenzo Imperatore e Rosario Esposito La Rossa, in una mattinata che ha confermato Scampia come luogo vivo di sport, cultura e comunità.

Giovanni Salomone ha sintetizzato così il senso profondo dell'evento: "Il calcio in mezzo alle case. Dove prima si spacciava e si moriva, oggi si gioca al calcio - ha scritto - Celebriamo la bellezza delle cose minime ma gigantesche: un pallone, il calcio, i libri, la letteratura." Parole che spiegano meglio di qualsiasi cronaca perché, al di là del trofeo, a Scampia abbia vinto soprattutto un'idea di calcio.

La Libreria Volante de La Scugnizzeria sugli spalti della Coppa Garrincha. Fonte: Facebook

Antonio Landieri, il nome che dà senso al campo e alla memoria 

Lo stadio che ha ospitato la Coppa Garrincha porta il nome di Antonio Landieri e non è una semplice intitolazione. Antonio nasce a Scampia il 26 giugno 1979, cresce ai Sette Palazzi in una famiglia onesta e unita. A causa di una paralisi infantile aveva gravi difficoltà motorie, ma conduceva una vita serena, fatta di sogni e normalità, in un quartiere troppo spesso raccontato solo attraverso il suo lato più oscuro. Il 6 novembre 2004, mentre era con gli amici e aspettava di andare a mangiare una pizza, viene colpito a morte durante un agguato di camorra: i killer sparano all'impazzata contro ragazzi innocenti. Gli altri riescono a scappare, Antonio no. Muore a 25 anni, diventando la prima vittima innocente della camorra con disabilità.

Alla tragedia si aggiunge l'infamia: per anni Antonio viene descritto ingiustamente come un criminale. Solo nel 2015 viene riconosciuto ufficialmente vittima innocente, e nel 2016 arrivano arresti e condanne definitive. La sua memoria, però, non si è mai fermata. Libri, associazioni, biblioteche popolari, tornei di calcio e presìdi di legalità portano il suo nome in tutta Italia. Intitolargli lo stadio di Scampia significa affermare che qui il calcio non cancella la memoria, ma la custodisce e la trasforma in futuro. 

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