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La consacrazione di Kalulu, da jolly a simbolo del Milan

Il Milan vince al Maradona con la rete del solito Giroud. Attacco del Napoli spuntato, grazie all'organizzazione di Pioli e alla "scoperta" di Pierre Kalulu, che ferma Osimhen

I tifosi se ne sono accorti da un po' di tempo, almeno dal suo gol contro il Genoa nel dicembre 2020, quando sostituiva l'infortunato Kjaer: Pierre Kalulu, classe 2000, è un ottimo giocatore, soprattutto da centrale difensivo. Pioli lo utilizza come jolly in caso di emergenza: centrale, terzino destro, all'occorrenza persino a sinistra (4 volte quest'anno). La posizione giusta, a detta del mister, sarebbe quella di centrale di destra, ma in una difesa a tre.

Quasi mai prima scelta, eppure tra i più presenti nella giovane rosa milanista: dopo le 13 presenze al suo anno d'esordio, in questa stagione Kalulu ha visto il campo in Serie A per 18 volte (solo 7 da subentrato). 3 presenze in Coppa Italia; 5 su 6 in Champions League. Pioli non lo esalta quasi mai, ne evidenzia i progressi e i margini di crescita; ma ogni volta che ha avuto bisogno di un cambio per sostituire gli infortunati, si è rivolto prima di tutto a lui.

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Milan, Stai andando forte! - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Un glorioso passato, una rinnovata vitalità. Partito come outsider, ha scalato le classifiche con le sue corse e la sua perenne freschezza. Si parla di Gianni Morandi? Anche, ma soprattutto del Milan di Pioli, vittorioso nel Derby della Madonnina grazie alla doppietta di Giroud.

 La scommessa di Maldini

Anche Maldini e Massara evitano elogi sperticati, ma fanno parlare i fatti: se non si può arrivare a Botman o Bremer per ragioni economiche, meglio far crescere Pierre. All'inizio del mercato del 2020, il duo della dirigenza del Milan partì proprio da questo ragazzo dell'accademia del Lione, già titolare nell'Under20 francese: prima ancora di Saelemakers, Leao e Tonali, questo giovane che non aveva mai esordito tra i professionisti è stato il simbolo della visione e dello scouting dei suoi dirigenti.

Chiuso dalla presenza di tre terzini destri in prima squadra (con gran rammarico del suo allenatore Rudi Garcia), Kalulu scelse di attraversare le Alpi e tentare il salto tra i grandi, andando via a parametro zero dalla città dov'è nato e cresciuto: tanto per ricordare che certe dinamiche (Donnarumma il caso più eclatante) non avvengono solo alle nostre latitudini.

La famiglia Kalulu, congolese di origine, parte tutta dalle giovanili dell'OL: il fratello Aldo, oggi al Sauchaux, gioca come esterno offensivo; Gédéon è terzino all'Ajaccio, in Ligue 2; il minore, Joseph, è ancora nell'accademia della città. Dopo aver seguito la strada dei fratelli, Pierre ha ora la possibilità di diventare un fiore all'occhiello per il Milan, e contemporaneamente un gran rimpianto per il direttore sportivo Juninho Pernambucano, che aveva fatto di tutto per tenerlo in squadra.

Con la costanza delle sue partite, nella partita col Napoli Kalulu ha sorpreso tutti quelli che non si erano accorti di lui. Frenare l'energia di uno come Osimhen è un'impresa riuscita quasi a nessuno in questa stagione, e il francese è stato tra i migliori in campo. Grazie all'apporto del solito Tomori, sempre pronto al raddoppio sul nigeriano; e grazie anche al sorprendente 4-3-3 schierato da Pioli, capace di schermare il centrocampo del Napoli liberando la marcatura dei centrali.

Anche questa volta, la scelta dei centrali è stata dettata dall'infermeria, visto l'affaticamento del capitano Romagnoli. A San Siro (in Coppa Italia) e allo Stadio Maradona, però, i tifosi hanno potuto ammirare l'ottimo assortimento di due centrali veloci, forti fisicamente e bravi in marcatura. Forse meno bravi nell'impostazione dal basso, ma, come si dice, il difensore difende, il portiere para, l'attaccante segna.

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Romagnoli-Kessie: situazioni identiche, considerazioni opposte - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Alessio Romagnoli non ha ancora deciso se rinnovare il proprio contratto con il Milan in scadenza il prossimo 30 giugno. Nonostante questo, col forte inserimento della Lazio, sua squadra del cuore, che sta facendo vacillare il centrale, l'ex Roma e Sampdoria non ha mai fatto mancare la giusta dose di professionalità e l'attaccamento ad una maglia che è ormai sua da ben sette anni

 L'esperienza di Romagnoli, la gioventù del francese

Al netto della querelle sul rinnovo di contratto, quella del capitano del Milan è stata, sin qui, una buona stagione, dove ha spesso fatto vedere una maggiore attenzione ed esperienza (ottimo il suo derby all'inizio dello scorso febbraio): i tifosi ne hanno persino apprezzato la professionalità, a confronto di un Kessie meno decisivo rispetto alle stagioni passate. Dopo aver perso la titolarità con l'arrivo di Tomori, il nativo di Anzio ha probabilmente meritato di giocare, almeno per il finale di stagione.

La cautela di Pioli, a ben vedere, è ben giustificata: sa bene quanto il francese debba crescere in esperienza e concentrazione. La fase offensiva, quando schierato da terzino, è ancora acerba (Calabria e Florenzi sono ormai delle certezze); in fase difensiva, invece, la concentrazione ogni tanto l'ha fatto cadere in errori fatali: la mano che causò il rigore col Liverpool e i due gol nella partita stregata con lo Spezia sono lì a dimostrarlo.

Cadute normali in un processo di crescita qual è quello del Milan, arrivato a contendersi il campionato con l'Inter anche dopo alcune cadute rovinose con le "piccole". Una squadra che vive sull'entusiasmo dei giovani, qualche volta vittime della loro stessa inesperienza. Il Milan, partito a fari spenti e consapevole dei suoi limiti, ha voglia di continuare a stupire.

Dalla partita col Napoli, può definitivamente contare su un Kalulu in più. Ma non diciamolo a voce alta, o Pioli si arrabbia.

Andrea Sciretti

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