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Com'era il mondo quando l'Italia giocò per l'ultima volta i Mondiali?

Riflessioni tra i banchi di scuola, ricordando com'era il mondo l'ultima volta che gli Azzurri hanno giocato la Coppa del Mondo 

Ho realizzato l'importanza della partita di stasera ieri mattina, in classe, parlando con i miei alunni. Avevo bollato la frase "prof, forse l'Italia va ai Mondiali!" come un tentativo di ritardare l'inizio della lezione (in programma c'era storia, la lotta per le investiture nel Medioevo, insomma, li capivo). Ma c'era altro. C'era la speranza e l'adrenalina per qualcosa che poteva succedere e che loro non avevano mai visto. Qualcosa che, per loro, esisteva solo su un video su YouTube, in qualche foto sui social, nei racconti di qualche genitore. I miei alunni non hanno mai visto l'Italia ai Mondiali. E in fondo anche io non mi ricordo tanto bene cosa voglia dire.

Era il 2014, i miei alunni nascevano e io ero davanti al televisore per Italia-Uruguay. La partita del morso di Suarez, del gol di Godín a 9 minuti dalla fine. L'ultima partita dell'Italia ai Mondiali. Prandelli in panchina, la BBC davanti a Buffon, Pirlo, Marchisio e Verratti in mezzo al campo, Balotelli in attacco. Insieme a lui Ciro Immobile, bomber del Torino, che si piazzava secondo nella classifica marcatori dietro Luca Toni, 20 gol con la maglia dell'Hellas Verona. La Juventus di Antonio Conte vinceva lo scudetto, il Bologna invece retrocedeva in Serie B insieme a Catania e Livorno. Dybala era un giovane di belle speranze e trionfava in Serie B con il Palermo di Beppe Iachini (che a settembre aveva sostituito, guarda un po', Rino Gattuso). All'Atalanta c'era ancora Colantuono, alla Fiorentina Montella, alla Lazio Petkovic, alla Roma Garcia. La stessa Roma che in estate avrebbe strappato Iturbe alla Juventus per 26 milioni di euro.

Erano tempi in cui TikTok non esisteva, Twitter si chiamava ancora Twitter e per usare WhatsApp servivano 89 centesimi all'anno. Netflix era arrivato da poco in Europa ma non ancora in Italia, dove intanto ci godevamo, senza capirlo, il Premio Oscar come Miglior Film per "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino. La radio trasmetteva Happy di Pharrell Williams, Let Her Go dei Passenger, A Sky Full of Stars dei Coldplay e, purtroppo, anche Bailando di Enrique Iglesias. Il brano italiano più ascoltato era Logico #1 di Cesare Cremonini, secondo Fabi Silvestri Gazzè l'amore non esisteva e Arisa vinceva con Controvento il Festival di Sanremo, che era ancora (o già?) condotto da Carlo Conti. Fabio Fazio e Diego "Zoro" Bianchi erano ancora alla Rai, con Che tempo che fa e Gazebo. C'era ancora Don Matteo, ma quello vero, quello con Terence Hill. Mediaset, invece, rispondeva con I Cesaroni e Squadra Antimafia, ma soprattutto con la Champions League il mercoledì sera.

Malala Yousafzai vinceva il Premio Nobel per la Pace, Vincenzo Nibali il Tour de France, Matthew McConaughey l'Oscar come Miglior Attore, Marc Márquez il mondiale MotoGP, Francesco Piccolo il Premio Strega.

Giorgio Napolitano era il Presidente della Repubblica, Matteo Renzi quello del Consiglio, il più giovane della storia. Elly Schlein era eletta come europarlamentare del PD. Non ci riuscì invece Giorgia Meloni, da poco presidente di Fratelli d'Italia, un partito che alle europee di quell'anno prese solo il 3,67%. Matteo Salvini lanciava un referendum per chiedere l'indipendenza della Lombardia. Donald Trump provava ad acquistare, senza riuscirci, i Buffalo Bills e tre anni dopo avrebbe preso il posto di Barack Obama. Putin, intanto, invadeva la Crimea. Narendra Modi veniva eletto per la prima volta in India, l'anno prima era toccato a Xi Jinping in Cina e a Papa Francesco; in Giappone c'era Shinzo Abe, in Francia François Hollande, nel Regno Unito David Cameron. Netanyahu già bombardava la Striscia di Gaza.

Poi la Nazionale, si era partiti da lì. La nazionale di Pirlo, Chiellini e Balotelli, sì, ma anche di Paletta, Parolo, Cerci, Abate, Aquilani, Candreva. Intanto Retegui aveva 15 anni e giocava nelle giovanili del Boca Juniors, Kean aveva un anno in meno ed era già alla Juventus. Pio Esposito ne aveva 9 ed era al Brescia; Pisilli e Calafiori, 10 e 12 anni, erano a Trigoria; Palestra salutava l'Assago, Cristante era l'astro nascente delle giovanili del Milan, dove intanto, a 15 anni, si facevano notare Donnarumma e Locatelli. Mancini era alla Fiorentina, Gatti all'Alessandria e aveva di fronte ancora cinque anni di dilettanti tra Promozione ed Eccellenza. Nessuno di loro ha giocato un Mondiale. L'unico ad averlo fatto è seduto in panchina. E i miei alunni lo hanno visto solo su YouTube. Forse è arrivato il momento di tornare a vederli dal vivo

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