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Ciao Hugo, il più “Loco” di tutti i tempi

Se n'è andato Hugo Orlando Gatti, il portiere "Loco" che ha riscritto la storia del calcio argentino. 

Hugo Orlando Gatti non ha scelto un giorno qualsiasi per andarsene: il 21 aprile, il lunedì dell'Angelo, ma soprattutto lo stesso giorno in cui è morto Papa Francesco, il suo connazionale più famoso di tutti i tempi insieme a Diego Armando Maradona. Ma Gatti non era un tipo normale e l'ha dimostrato anche nel suo ultimo giorno sulla terra.

In Sud America è tipico dare l'appellativo di "Loco" ai giocatori più pazzerelli, ma tra tutti gli splendidi matti che questa parte del mondo ci ha regalato, Gatti è stato sicuramente il più "Loco" di tutti. Più del grande allenatore Marcelo Bielsa, dell'uruguaiano Sebastian Abreu, del peruviano Juan Manuel Vargas, persino del bomber argentino Martin Palermo, che una volta sbagliò tre rigori in una partita sola, ed anche dei colleghi di ruolo Chilavert e Higuita, quest'ultimo passato alla storia perché ogni tanto per parare tirava fuori il colpo dello scorpione (tuffandosi in avanti si faceva sfilare la palla dietro la testa per respingerla con i tacchi degli scarpini).

Gatti era matto in ogni sua manifestazione. Da come si vestiva sul campo e fuori, dagli atteggiamenti durante la partita, dalle esternazioni con i giornalisti. Era il classico caso dove il personaggio supera la persona. Peccato, perché Gatti è stato soprattutto un grande portiere, addirittura in anticipo sui tempi, in quanto amava giocare il pallone con i piedi e spesso impostava dalle retrovie il gioco della sua squadra.

Con 755 partite è il recordman di presenze nel campionato argentino, avendo giocato ininterrottamente per 26 campionati consecutivi dal 1962 al 1988. Presenze che avrebbero potute essere molte di più se Gatti, in più di un'occasione, non fosse stato messo fuori rosa dai suoi allenatori per intemperanze o comportamenti irriguardosi. Suo è anche il record di rigori parati nel campionato argentino: 26.

Ma era strano, al limite della pazzia. Il massimo della stramberia la raggiungeva nell'abbigliamento. Scordatevi le divise tutte nere o grigie dei numeri 1 di quel periodo come Jascin o Zoff. Gatti amava indossare un inusuale maglioncino dolce vita, che a volte era celeste o rosso fuoco, altre persino rosa shocking. Portava poi i capelli molto lunghi e, in partita, li teneva fermi con una vistosa fascia colorata sulla fronte.

Quando la sua squadra attaccava per richiamare l'attenzione del pubblico faceva finta di dormire o di prendere il sole appoggiato a un palo della porta oppure si appendeva, dondolandosi, alla traversa. Un'altra volta per passare la palla a un compagno la mandò prima a sbattere contro un palo rischiando un folle autogol.

Quando era molto freddo era solito portarsi una bottiglia di Vodka che appoggiava dietro la porta. Ogni tanto buttava giù un sorso, come fece nella partita dove passò alla storia come il "leone di Kiev", quando parò l'impossibile in casa dell'allora URSS.

È stato uno dei pochi a vestire sia la maglia del River Plate che del Boca Juniors, i due club più popolari e vincenti del suo paese, ma divisi da una rivalità che sconfina nell'odio. Così come un vincente è stato lui con 3 titoli nazionali, 2 Libertadores e 1 Coppa Intercontinentale.

Con l'Albiceleste giocò 18 partite, partecipando ai Mondiali inglesi del 1966 ma perdendo l'appuntamento con la gloria di quelli del 1978. Sulla sua mancata partecipazione al vittorioso mundial giocato in casa le versioni sono discordanti. Alcuni sostengono che Gatti convinse Menotti a non convocarlo, adducendo un problema fisico, quando, in realtà, non voleva fare da secondo all'astro nascente Fillol. Altri dicono che la motivazione fosse di carattere politico: Gatti non voleva partecipare alla festa organizzata dalla giunta militare del dittatore Videla.

Fuori dal campo era uno sbruffone. Ogni sua intervista si trasformava in uno show. Come quando, alla vigilia di una sfida tra Boca Juniors e Argentinos Juniors (Gatti era il portiere dei primi) definì un giovanissimo Maradona (che militava tra i secondi) un barilotto grasso che non gli avrebbe mai potuto segnare. Una volta letta l'intervista, poco prima di entrare in campo, Diego mandò un messaggio a Gatti: "Loco, oggi ti farò 4 gol!". Così fu: era il 9 novembre 1980 e Maradona calò un poker sul prato per il 5 a 3 finale dell'Argentinos contro il Boca. Poi i due si chiarirono e Gatti ebbe l'intelligenza di chiedere scusa al Pibe de Oro. Anzi, quando Diego passò al Boca i due giocarono insieme e diventarono pure amici.

Un'altra volta fece infuriare persino i suoi tifosi che gli lanciarono una scopa dalla curva. Lui l'afferrò al volo e si mise a spazzare la sua area dai coriandoli (gettati sul campo, come consuetudine in Argentina, dai tifosi).

Smesso di giocare si mise a fare l'opinionista con giudizi taglienti su tutto e tutti. Iniziò in patria ma è in Spagna che riscosse il maggiore successo nel popolarissimo "El Chiringuito", uno dei programmi più seguiti, anche oggi, del palinsesto iberico. Qui diede il meglio di sé con aneddoti, richiestissimi, sul suo passato da calciatore e commenti velenosissimi sui campioni attuali.

Ci piace infine ricordarlo con la definizione che diede di sé: "Sono il miglior portiere di tutti i tempi, ma, in realtà, non sono un portiere, sono un attaccante che gioca in porta".

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