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Il caso Vescini e la gogna social: perché in Italia non è più permesso sbagliare

Dall'errore in diretta di un giornalista Dazn alla cultura dell'odio online: quando la critica diventa spettacolo e la perfezione un obbligo 

Viviamo in un mondo in cui contano le visualizzazioni e le reazioni, specie se estreme, specie se di pancia.

In cui conta l'odio, la presa in giro, la critica mai costruttiva ma rabbiosa, invidiosa, isterica.

Viviamo in un'epoca in cui conta solo l'apparenza, l'insulto virale, l'esteriorità fine a sé stessa. Un'epoca in cui non c'è spazio per l'errore, per la caduta, per lo sbaglio. Specie se parli di calcio, lo sport nazional-popolare in cui tutti sanno tutto, lo sport che vanta 60 milioni di Commissari Tecnici quando gioca la nazionale e almeno 60 milioni di giornalisti sportivi per ogni partita, poco importa di quale squadra o quale competizione.

Ci stanno abituando a questo: a essere perfetti. Soprattutto quando si viene pagati. Quello che è successo ad Alessandro Vescini, giornalista di Dazn, è quello che succede tutti i giorni a medici, professori, commessi, cassieri, postini, autisti, camerieri. Non si può sbagliare, non si deve sbagliare. E se si sbaglia si deve pagare a caro prezzo. Con la gogna mediatica, prima di tutto. Poi, se possibile, anche peggio.
Perché oggi è l'odio a pagare, a far crescere i sondaggi politici, le reazioni sui social e l'ego delle persone.

Ma fermare questa catena è possibile. Per non farsi trascinare dalla spirale, per non farsi coinvolgere dalla maggioranza.
Per ricordare e ricordarci che sbagliare è possibile, che è meglio non farlo, certo, ma che se succede può essere spunto di apprendimento, occasione di miglioramento.

Perché non c'è crescita senza errore.

Davanti a una telecamera accesa come nella vita di tutti i giorni. 

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