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Lampi mondiali #8 | Il lampo di Capo Verde

La nazionale di Bubista sfiora l'impresa contro l'Argentina e diventa una delle storie più emozionanti del Mondiale: il racconto di una favola che restituisce al calcio il gusto delle outsider. 

Forse il lampo più bello che ci ricorderemo di questo Mondiale sarà la partecipazione di Capo Verde, che da Cenerentola intrusa al gran ballo ha rischiato di trasformarsi nell'ammazzagrandi. Una favola diventata realtà con un lieto fine che non verrà intaccato dall'eliminazione contro l'Argentina. Perché nel bellissimo sedicesimo tra i campioni del mondo uscenti e la matricola afro-portoghese, la seconda non ne esce di certo sconfitta. Anzi, un miracolo nei supplementari di Dibu Martinez ha negato agli uomini di mister Bubista una vittoria che prima del match aveva quotazioni altissime da parte dei bookmaker. Il cammino dei capoverdiani in questo torneo è stato un crescendo di grinta e convinzione. Più erano confortati dall'esito dei risultati, più miglioravano le loro prestazioni e trovavano il coraggio per osare sempre un po' di più. Se nella prima partita contro la Spagna hanno pensato solo a difendersi per chiudere la sfida sullo 0 a 0. Con l'Uruguay hanno capito che potevano giocarsela, mettendo più spesso il capo in avanti e trovando per 2 volte il gol nella sfida finita 2 a 2. Mentre l'ultima partita del girone è stata di totale gestione per garantirsi il passaggio al turno con un pareggio (0 a 0 con l'Arabia Saudita), contro l'Argentina tutti gli uomini scesi in campo con l'aggiunta di chi è subentrato dalla panchina hanno giocato per oltre 120 minuti (tempi regolamentari e supplementari più i lunghi recuperi) la partita della vita, rimanendo aggrappati con le unghie all'Argentina e graffiandola più volte. 

La Albiceleste ne è uscita alla fine vincitrice un po' per fortuna ma anche perché i suoi uomini sono geneticamente abituati a sfide all'ultimo sangue dove solitamente si esaltano. È stata una partita antica, lontana anni luce dalla finta luccicante modernità alla quale ci stiamo abituando. Tra i meriti che vanno dati a questo Mondiale, che non è fatto solo di cose negative, anzi molte partite sono godibilissime, c'è lo spazio dato alle cosiddette squadre minori che spesso si sono esaltate. Il calcio è fatto di storie non di esaltazione continua di chi viene glorificato tutti i giorni. Abbiamo bisogno, per tornare ad amare il football, di partite così, non di vedere superclassici tutto l'anno. Indubbiamente, Messi, Ronaldo e Mbappé sono fortissimi e battono record in tutti i momenti di questa kermesse. Ma quanto è bella la storia del capoverdiano Lopes Cabral che ha fatto un gol da antologia, potremmo dire alla Del Piero, e poi dribblando gli addetti alla sicurezza è corso ad abbracciare la fidanzata in tribuna. O quella di Vozinha, il quarantenne che gioca nelle serie minori portoghesi e a fine partita ha avuto l'onore di ricevere i complimenti di Messi e di scambiarsi la maglia con lui. Certo, poi bisogna anche dare merito all'eterno Lionel di aver fermato il tempo con prestazioni e gol da antologia. Ma se per una volta sul palcoscenico vanno gli eroi di Capo Verde fa bene solo al calcio ed è giusto ricordarli e applaudirli.

Arrivederci alla prossima puntata… 

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