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Calcio e violenza di genere: cosa succede dopo le partite. Il caso italiano

Il rapporto tra calcio e violenza domestica è studiato da anni in diversi Paesi. Ma cosa raccontano i dati italiani sulle chiamate al 1522?

La maglia è quella verde-oro della nazionale di calcio del Brasile. All'interno, sul colletto della divisa, al posto della frase "Go, Brasa!" ci sono dei numeri. Sono delle statistiche e parlano di violenza di genere. 80%, il numero dei femminicidi commessi da partner o ex partner delle vittime; 60%, la percentuale di donne nere uccise per motivi di genere; 66%, i femminicidi che si verificano all'interno dell'abitazione della vittima. Poi un'altra, quella che colpisce di più: le segnalazioni di minacce aumentano del 23% in concomitanza di una partita di calcio e la sconfitta della propria squadra fa aumentare i casi di violenza domestica di circa il 7,5%.

"La violenza contro le donne è una questione che riguarda l'intera società. Se il calcio mobilita milioni di brasiliani, può anche contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica. Dobbiamo sfruttare ogni spazio possibile per informare, sensibilizzare e incoraggiare la denuncia" ha spiegato Maria da Penha, fondatrice dell'omonimo Istituto brasiliano che ha ideato l'iniziativa durante gli ultimi Mondiali di calcio in Messico, Canada e Stati Uniti.

La campagna dell'Istituto Maria da Penha contro la violenza domestica con la maglia del Brasile protagonista

Mondiali che sono terminati da oltre un mese ma hanno portato alla luce un rapporto rimasto finora nascosto: quello tra il calcio e la violenza di genere. Una correlazione studiata da tempo in Inghilterra, dove nel 2014 la Lancaster University aveva analizzato i dati raccolti dalla polizia del Lancashire che riguardavano i casi di violenza domestica durante i Mondiali di calcio del 2002, del 2006 e del 2010. Quando la nazionale inglese perdeva, le denunce per maltrattamenti aumentavano del 38%; in caso di pareggio o di vittoria, invece, del 23%. Secondo un più recente report del National Police Chiefs' Council, durante gli Europei di calcio del 2024 sono stati segnalati 351 episodi di violenza domestica, contro i 193 episodi segnalati durante gli Europei del 2021.

È sulla scia di questi dati che lo scorso giugno, in occasione della partita d'esordio ai Mondiali della nazionale inglese, Women's Aid ha lanciato la campagna "The Other Kick Off", l'altro calcio d'inizio. Quello che avviene intorno alle 23:37, il momento in cui i partner violenti tornano a casa dopo aver visto la partita. "I Mondiali di calcio rappresentano una splendida opportunità per riunirci e tifare per la nostra squadraha spiegato la CEO di Women's Aid, Farah Nazeer - Tuttavia, per le donne e i bambini vittime di violenza domestica, il fischio d'inizio ha un significato diverso. Per chi subisce abusi, il fischio finale della partita segna l'inizio di qualcosa di spaventoso e potenzialmente letale".

Una campagna simile è stata lanciata, sempre durante gli ultimi Mondiali, anche in Messico, con la collaborazione del Ministero delle Donne, Unicef, ONU Women e Unfpa, mentre in Colombia una tesi di ricerca della Pontificia Universidad Javeriana del 2022 ha evidenziato un aumento delle denunce di violenza domestica tra il 15% e il 20% durante le sei ore successive a una partita di calcio della nazionale.

Studi di questo tipo mancano, invece, in Italia. Così l'unico modo per indagare una possibile correlazione tra calcio e violenza sulle donne è leggere le tavole dell'Istat sulle chiamate al numero di pubblica utilità 1522. Le statistiche sono aggiornate al primo trimestre del 2025 e partono dal 2018, permettendo di analizzare 84 partite degli Azzurri tra amichevoli, Nations League, qualificazioni per gli Europei e per i Mondiali, fase finale degli Europei e finale Conmebol Uefa contro l'Argentina, nel giugno 2022.

E la maggioranza delle partite, il 73%, non presenta un aumento delle segnalazioni. Gli esempi più recenti, quelli dei due incontri di Nations League giocati a marzo dello scorso anno contro la Germania, mostrano che le telefonate al numero unico sono state 117 e 144 contro una media del trimestre di 156. Stesso trend durante le partite del 2021, con 84,6 chiamate in media durante i giorni di partita contro le 98,7 degli altri giorni, e del 2024, con 163,9 contro 177,7.

Sono 23 su 84 le partite in cui si registra un aumento. In alcuni casi lieve, in altri più marcato: 10 settembre 2018, Italia-Portogallo di Nations League, 97 chiamate contro una media annua di 63,7 (+52,3%); 31 marzo 2021, qualificazioni Mondiali contro la Lituania, 120 chiamate contro le 98,7 di media (+21,6%); 24 giugno 2024, Croazia-Italia, ultima gara della fase a gironi di Euro 2024, 219 chiamate contro le 177,7 di media (+23,2%). Anche il giorno dopo la finale europea vinta dall'Italia contro l'Inghilterra l'11 luglio 2021, si registra un aumento del 10%.

La partita che presenta il dato più alto è Italia-Ucraina, 20 novembre 2023, qualificazioni Europei: 379 chiamate contro le 141,7 di media, +167,5%. Ma è un dato che non è legato al calcio, bensì alla cronaca: sono i giorni della vicenda di Giulia Cecchettin, il cui corpo senza vita viene ritrovato il 18 novembre.

La campagna contro la violenza sulle donne diffusa in Messico, durante gli ultimi Mondiali di calcio

Ed è proprio con la Fondazione Giulia Cecchettin che abbiamo analizzato i dati di questa ricerca. "La correlazione che si trova in Inghilterra e in Brasile è legata all'attenzione mediatica del calcio, che in Italia sta vivendo sicuramente una flessione dovuta ai risultati sportivi – ci spiega Lorenzo Gasparrini, del comitato tecnico scientifico della Fondazione – oltre al fatto che in questi paesi c'è una tradizione più lunga di studi sulla violenza di genere, una rete di strutture più duratura e quindi più disponibilità di dati".

Ma dove non arrivano i numeri e le statistiche arrivano le storie, l'esperienza diretta: "Una ricerca sistemica di questo tipo non è stata fatta in Italia, ma chi lavora nei centri violenza lo può confermare: ci sono momenti, nel corso dell'anno, in cui le famiglie si riuniscono e in quei momenti aumenta la violenza domestica. È il caso del Natale, delle altre festività, dei momenti in cui la casa si riempie. Come può essere il caso della visione collettiva di una partita".

Le campagne promosse nel Regno Unito, in Brasile e in Messico insistono però anche su un altro concetto: non è il calcio in sé a causare la violenza, e neanche lo stress, l'emotività o il consumo di alcol legato alla partita.

"Le manifestazioni sportive di grande richiamo possono rappresentare un elemento di ulteriore complessità, ma non possono essere considerate la causa della violenza - sottolineano da Centro Veneto Progetti Donna ODV - che risiede invece in un desiderio e necessità di dominio, controllo e possesso sulla donna. La violenza di genere ha infatti radici profonde e multifattoriali, che non possono essere ricondotte a un singolo evento o circostanza".

Perché il rischio di semplificare, così come quello di sottovalutare, è sempre alle porte. "Il discorso sulla violenza di genere non è ancora radicato nella nostra società – conclude Gasparrini – in Italia è ancora molto forte la narrazione, scorretta, del violento come eccezione, del mostro, del caso isolato. Ma la violenza domestica è quotidiana. Non dobbiamo pensare solo all'evento di sangue, ma alla violenza psicologica, economica, al condizionamento, è quello che avviene nelle case".

Ed è lì che si deve entrare. Con informazione, prevenzione, sensibilizzazione. Offrendo strumenti per riconoscere ogni tipo di violenza, per denunciare, per sentirsi meno soli. Come hanno fatto in Brasile e nel Regno Unito: anche attraverso il calcio

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