Dalla notte di Parigi al divario con l'Italia: il nuovo calcio tra velocità estrema, regole favorevoli all'attacco e identità smarrita
Chi ha visto la semifinale di Champions League tra PSG e Bayern di Monaco ha avuto modo di assistere a degli eterni highlights lunghi 90 minuti più i recuperi dei due tempi. 5 a 4 per i parigini il risultato finale di una partita che passerà alla storia non solo per la sua spettacolarità ma perché rappresenterà un punto di partenza per un nuovo tipo di calcio. La sfida del Parco dei Principi ha definitivamente mandato in soffitta l'infinito possesso palla che ha regnato nell'ultimo decennio per imporre come nuovo verbo un gioco con squadre lunghissime e continui capovolgimenti. A certi livelli dovremo sempre più abituarci a partite ricchissime di gol, derivanti dall'incredibile velocità di gioco e dalle nuove regole. Basta pensare che tra la semifinale di Parigi e quella di Madrid tra Atletico e Arsenal sono stati assegnati in totale ben 4 calci di rigore. E' il calcio che vogliono i padroni del calcio con i difensori in crisi d'identità perché le nuove regole favoriscono solo chi attacca. Inoltre, più il gioco è rapido più aumenta il rischio di errori delle retroguardie col conseguente aumento del numero di reti. Ma uno spettacolo del genere non ubriaco solo per la vorticosità del gioco, ciò che inebria è l'altissimo tasso di classe degli interpreti. Non a caso PSG e Bayern di Monaco hanno fatto esibire alcuni dei migliori giocatori del mondo. Inseguire, quindi, una velocità del genere non produrrà lo stesso spettacolo ma potrebbe generare partite molto caotiche, perché come diceva Johan Crujiff, uno che di pallone se ne intendeva, nella sua bellissima autobiografia ("Mi piace il calcio", Sonzogno editore): «il calcio consiste fondamentalmente di due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare».
Quindi, gli splendidi cambi di gioco di 30/40 metri con successivi stop al volo del giocatore che riceveva il pallone ammirati al Parco dei Principi con interpreti diversi non sarebbero certo replicabili.
Quanto visto a Parigi può produrre lo stesso effetto che ebbe negli anni '80 negli sportivi europei l'arrivo nelle televisioni private delle immagini della NBA. Si trattava di uno spettacolo meraviglioso ma inarrivabile. Proprio per questo la semifinale di Champions può aver lasciato nello spettatore italiano un senso di amarezza perché è stata sancita ufficialmente la differenza tra le migliori squadre europee e quelle del nostro campionato. Divario già emerso in Champions con il Napoli umiliato dal PSV, l'Inter bastonata dal Bodo/Glimt, la Juventus eliminata dal Galatasaray e l'Atalanta che per provare follemente a giocarsela alla pari col Bayern ha subito 10 gol in due sole partite. Questa gap, al momento, è incolmabile. La Nazionale con i suoi penosi risultati è lì a confermarlo. La Superlega, che molti non volevano, di fatto esiste già ed è composta dalle superpotenze del calcio europeo e noi non ne facciamo parte. Squadre ricche e potenti che hanno lo ius primae noctis sui migliori talenti che sbocciano nel mondo. Uno dei migliori in campo nel match di Parigi è stato il georgiano Kvaratskhelia, che nel Napoli abbiamo potuto ammirare per poco più di due anni. A noi, ex padroni del campionato più bello del mondo, non rimane che pagare (profumatamente) per vedere lo spettacolo e accontentarsi di vedere nel nostro torneo i campioni migliori solo quando imboccano il viale del tramonto. Non a caso, dopo aver accolto Modric e De Bruyne, stiamo aspettando il quasi quarantenne Lewandowski. Il super match di Parigi, però, non è piaciuto a tutti. In molti si chiedono: una partita spettacolare può definirsi bella? Sull'argomento è interessante segnalare quanto ha scritto Alessandro Melli, l'ex attaccante del Parma, su un suo canale social: «andrò controcorrente, ma tra la Var e un gioco che oramai non prevede più la difesa, la marcatura, il filtro a centrocampo, questo calcio a me fa letteralmente cag..e. Sapete chi ama questo calcio? Le televisioni, i telecronisti e i tifosi a cui basta vedere dei goal ma che non capiscono nulla di questo gioco. Il calcio attuale è diventato la nuova NBA».
Siamo entrati in una nuova era. Quello che guardiamo è calcio, calcio-spettacolo o solo spettacolo?
Sicuramente, quello che vediamo nel nostro campionato non è un bello spettacolo e condiziona la crescita dei nostri calciatori. Chi ha assistito pochi giorni prima della partita tra PSG e Bayern alla superclassica del nostro torneo tra Milan e Juventus dovrebbe farsi risarcire. Un calcio lento, noioso e prevedibile. Come sempre è accaduto nella storia del football, le nuove mode influenzano il gioco. Così ora, come dettato dalle big europee, praticare un gioco più veloce sarà la strada da seguire. Unito, però, come condizione indispensabile al ritorno alla tecnica da troppo tempo abbandonata a scapito dell'atletismo. La tecnica, insieme alla capacità difensiva (su quest'argomento andrebbe fatto un discorso a parte), è sempre stata la nostra forza. Si può recuperare solo con un profondo rinnovamento dei settori giovanili e delle scuole calcio. Ma inseguendo solo la velocità, che ora in molti copieranno, rischieremo solo di andare fuori strada.
In copertina: foto Corriere della Sera



Commenti (0)