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Calcio e sostenibilità: l'Italia insegna sul sociale, ma in Serie A serve una vera strategia

Dal report Csr citato da Vita emergono segnali incoraggianti, ma anche ritardi strutturali. D'Errico (Chelsea Foundation): "Tante iniziative, poca visione". Crescono Parma, Lazio, Bologna, Roma e Como. 

La sostenibilità nel calcio non è più un tema accessorio ma una lente attraverso cui leggere l'evoluzione stessa del movimento. A ricordarcelo è Vita, che nel presentare la VI edizione del report "Csr in Serie A" raccoglie anche la voce di Stefano d'Errico, esperto della Chelsea Foundation e cofondatore della piattaforma Community Soccer Report. Il quadro è chiaro: la Serie A sta crescendo sul piano sociale, ma il passo resta corto e irregolare.

D'Errico lavora da anni in Inghilterra, prima all'Arsenal e ora nella struttura educativa del Chelsea, dove segue progetti dedicati ai giovani. È da questa prospettiva internazionale che osserva l'Italia. E il suo giudizio è netto: "Si registra qualche passo avanti, soprattutto sul fronte della governance", spiega a Vita. Dodici club su venti dispongono oggi di una formula strategica per la sostenibilità. Ma solo metà la comunica in modo trasparente. E appena due pubblicano un vero bilancio di sostenibilità.

È il nodo centrale: tante iniziative, poche strategie. "Il rischio – avverte d'Errico – è che la continuità diventi routine, senza una riflessione su come migliorare". Il confronto europeo, infatti, è impietoso: in Bundesliga oltre l'80% delle squadre pubblica un bilancio; la Premier League ha appena rilanciato la propria fondazione con un modello di sport charity tra i più avanzati al mondo.

In Italia le fondazioni dei club sono solo cinque. E la Lega Serie A non ha ancora uno strumento equivalente. È uno dei motivi per cui l'ambiente – area tecnica e complessa – resta il punto più debole. "Improvvisare è impossibile", ricorda l'esperto. Eppure non mancano i segnali positivi. D'Errico cita Parma e Lazio, che hanno introdotto programmi orientati al 2030, con parametri misurabili e percorsi di certificazione. Si muovono bene anche Roma, Bologna, Como e Cagliari oltre alle solite Inter, Milan e Juventus: club che hanno investito in collaborazioni e sinergie con aziende, scuole, associazioni e istituzioni. È proprio l'aumento delle partnership il dato più rilevante del report citato da Vita: la sostenibilità, in Serie A, cresce soprattutto quando entra in rete con l'esterno.

Sul fronte sociale, poi, il quadro è ancora più virtuoso. Le attività con le Squadre Special, come quella della Pistoiese di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, i progetti nelle scuole, nel territorio, nelle comunità vulnerabili, rappresentano la parte meglio strutturata dell'impegno dei club. Una tradizione solida, radicata, che continua a produrre valore.

Resta però la domanda centrale: per i club italiani la sostenibilità è un obbligo o un'opportunità? Il treno, come suggerisce la metafora del report, si è messo in movimento. Ma non è sempre chiaro se la Serie A stia correndo nella direzione giusta. 

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