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Buona festa della mamma alle atlete che non hanno potuto scegliere

 Da Alice Pignagnoli a Serena Williams: le storie delle campionesse che hanno lottato contro il pregiudizio della maternità nello sport.

Buona festa della mamma ad Alice Pignagnoli, portiera, che quando scopre di essere incinta viene esclusa dalla rosa della squadra e la società si rifiuta di pagarle le mensilità rimaste. "Vorrei che le donne venissero valutate per quello che sanno fare e che cambiasse la mentalità di fronte alla genitorialità – ha raccontato – Fino all'anno precedente la mia prima gravidanza, tutte le società mi avrebbero voluta, dall'anno dopo ero considerata un problema". Dopo il primo figlio, a 100 giorni dal parto, è tornata in campo da titolare. Dopo il secondo figlio, quando le dicevano di smettere, è tornata tra i pali prima del Ravenna, poi del Pro Palazzolo, ora al Padova.

Buona festa della mamma ad Almuth Schult, calciatrice tedesca, medaglia d'oro alle Olimpiadi, campionessa d'Europa con il Wolfsburg, che ha dovuto finire la carriera non per sua scelta, ma perché nessuno la voleva più. Il problema? È madre di tre figli. "Credo che in Europa non sia ancora normale per una calciatrice avere figli. Che i club lo ammettano o meno, questa è la mia impressione".

Buona festa della mamma ad Amel Majri, che quando tornò in campo dopo l'infortunio e la nascita della figlia la nazionale francese le fece trovare una nursery, una tata, un fasciatoio. Un piccolo gesto, certo, ma rivoluzionario. "Oggi è una bimba, ma se saremo organizzati potranno essercene cinque o sei e ne saremo solo felici. Questo atteggiamento porta serenità e serve per lavorare bene" disse l'allenatore della nazionale francese, Hervé Renard. Erano i frutti della battaglia di Sara Bjork Gunnarsdottir, licenziata dal Lione perché aspettava un bambino. "Sono in Islanda, incinta, e penso: aspetta, ho appena perso il lavoro? Ero davvero arrabbiata. Questo sarebbe dovuto essere il momento più felice della mia vita. Invece mi sentivo confusa, stressata, tradita". Dalla sua storia e dalla sua lotta la Fifa ha iniziato ad adottare nuove norme sulle condizioni di lavoro delle calciatrici professioniste: congedi di maternità retribuiti, libertà di scelta se proseguire o meno l'attività agonistica, possibilità di richiedere mansioni alternative, tutele contro i licenziamenti discriminatori, spazi adatti per allattare o estrarre il latte, flessibilità degli allenamenti.

Buona festa della mamma a Lara Lugli, pallavolista, citata dalla società per danni dopo essere rimasta incinta: avevano perso molte partite e alcuni sponsor se ne erano andati. Buona festa della mamma ad Asja Cogliandro, allontanata dalla squadra di pallavolo dopo aver comunicato la gravidanza, che è ancora un problema privato e non un diritto da tutelare.

Buona festa della mamma a Serena Williams, che vinse gli Australian Open 2017 da incinta e parlò di quanto fosse difficile tornare nell'agonismo dopo aver dato alla luce un figlio. Buona festa della mamma ad Allyson Felix, che portò alla luce un altro problema: gli sponsor che scappano dopo che una testimonial diventa madre. Buona festa della mamma a Clarisse Agbegnenou, che portò avanti una battaglia semplice: il diritto d'allattamento durante le competizioni internazionali, che fino alle Olimpiadi di Parigi 2024 non era inserito nel protocollo.

Buona festa della mamma a tutte quelle atlete che non possono raccontare pubblicamente quello che stanno vivendo o quello che hanno vissuto. Buona festa della mamma a quelle atlete che sono costrette a rimandare la maternità, a congelare gli ovuli, a programmare la gravidanza in base alle Olimpiadi o ai Mondiali, ad aspettare il ritiro o rinunciare del tutto ad aver figli. Buona festa della mamma in un mondo in cui per una calciatrice, per una pallavolista, per una podista, per un'atleta diventare mamma vuol dire perdere contratti, chiudere la carriera, rinunciare allo stipendio o alla nazionale.

Buona festa della mamma a chi non si chiede "quando?" ma è costretta a chiedersi "me lo posso permettere?".

Buona festa della mamma a tutte quelle atlete a cui per anni è stato chiesto di scegliere: il corpo per vincere o il corpo per diventare madri.

Ma "mio il corpo, mia la scelta". "My body, my choice". Anche nello sport. Buona festa della mamma a chi lotta ancora per questi diritti. 

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