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Bambini e sport, il Ministero della Salute: crescere in movimento, ma senza pressione

Il Ministero della Salute richiama all'equilibrio: l'attività fisica fa bene, ma non deve diventare una corsa al risultato. Il segreto è nel gioco, nella libertà e nel rispetto dei tempi di crescita. 

Muoversi fa bene, sempre. Ma tra il "fare sport" e il "fare bene sport" passa una differenza sottile, che si chiama equilibrio. Il Ministero della Salute lo ricorda con chiarezza: l'attività fisica è un pilastro di salute e crescita, ma per i più piccoli non deve mai trasformarsi in una corsa al risultato, né in una fonte di stress.

Il dottor Alessio Nardini, direttore generale della Direzione dei Corretti Stili di Vita, lo spiega in questa intervista su Leggo senza giri di parole: "Promuovere il movimento è fondamentale, ma lo sport deve rimanere un'esperienza positiva, libera e leggera. Senza pressioni dei genitori, né aspettative degli allenatori".

Perché lo sport, soprattutto da bambini, è prima di tutto gioco e scoperta. È lo spazio dove si impara a conoscersi, a sbagliare, a rialzarsi. Dove il corpo si sviluppa e la mente si allena alla socialità, alla pazienza, alla cooperazione. Quando però gli adulti spostano l'attenzione dal piacere del movimento al risultato, lo sport perde la sua funzione educativa e diventa solo una fonte di ansia.

A livello internazionale, gli esperti consigliano di iniziare un'attività sportiva organizzata intorno ai cinque anni, sempre rispettando desideri e ritmi individuali. Non esistono sport "giusti" o "sbagliati" in assoluto: esistono solo scelte più o meno adatte al bambino che abbiamo davanti, al suo carattere e alle sue passioni.

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Intervista a Deno Bonopera: "Credete nei vostri sogni!" - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Deno, che vanta un'esperienza in Serie A con il Bologna, allena i portieri delle giovanili azzurre e del San Marino Femminile, dirige una scuola di formazione calcistica, scrive libri e collabora con Youcoach. Conosciamolo meglio!

I benefici, se lo sport è vissuto bene, sono enormi: rafforza muscoli e ossa, previene malattie croniche, aiuta a gestire il peso e migliora la salute mentale. L'attività fisica svolta in gruppo amplifica questi effetti, grazie alla socializzazione e al senso di appartenenza. E, soprattutto tra i giovani, è anche un fattore protettivo contro l'uso di sostanze e comportamenti a rischio.

Fondamentale è non dimenticare il recupero. Tra un allenamento e l'altro servono riposo e ascolto del corpo. I genitori devono saper riconoscere i segnali di stanchezza e di sovraccarico, perché l'equilibrio tra impegno e riposo è parte integrante del benessere.

Mangiare in modo equilibrato, idratarsi bene e dormire a sufficienza sono alleati indispensabili di chi si muove tanto. Ma più di tutto, serve una cultura sportiva che metta al centro la persona, non la performance.

Lo sport può e deve essere una scuola di vita, non un campo d'esame. Far crescere i bambini in movimento, sì. Ma senza mai dimenticare che allenare il corpo non può significare allenare la pressione. Lo sport dovrebbe essere il posto dove si impara a cadere senza vergogna e a rialzarsi con orgoglio, non il luogo dove si misura il valore in secondi o centimetri, non in gol e vittorie, in premi e medaglie d'oro. I bambini hanno bisogno di libertà, non di tabelle; di applausi sinceri, non di classifiche.

È facile parlare di benessere, più difficile proteggerlo. Ma se davvero vogliamo crescere generazioni sane — nel corpo e nella testa — dobbiamo imparare a lasciare respirare i loro sogni. Perché solo chi gioca libero impara davvero a vincere.

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