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Resistere, resistere, resistere

Dopo perdite ingenti e scontri feroci maturati in una dozzina di giornate cruente, ecco arrivare i primi avvoltoi. Non siamo però nel finale di un film western, ma nella piega tragica che prende una qualsiasi fase iniziale, mediana o conclusiva di ogni stagione della Roma degli ultimi anni. Parliamo di anni avari di risultati, ma in un certo senso ricchi. Ricchi di tutto ciò che i tifosi giallorossi si sono trovati a dover sopportare nel sentirsi definire il vero problema della squadra dalle altre piazze calcistiche, dai social e dagli opinionisti che vorrebbero essere terzi e imparziali (quelli che tra web, radio e TV raggiungono l'Italia intera, ma che ritengono il calcio vada osservato meglio comunque verso la pianura): come se essere una piazza calda e passionale fosse davvero una colpa in grado di impedire in modo serio il ritorno alla vittoria del club. Tifosi che sono stati infangati in nome della invettiva posta in essere da chiunque affronti un discorso di calcio e che in modo stereotipato abbia avuto l'arguzia di scagliarsi contro "quell'instabile ambiente romano" diventato ormai un'entità astratta e mitologica al pari del Leviatano. 

Addirittura con una unica espressione stile girone dantesco si tende a mettere insieme una tifoseria appassionata che normalmente vuole seguire il più possibile la propria squadra con la gran quantità di siti, radio, emittenti TV e stampa che a livello locale cercano di fornire una copertura mediatica la più ampia possibile riguardante la Roma. Dunque il problema principale del club capitolino, secondo gli arguti in preda ad una costante dose di originalità, sarebbe la moltitudine delle opinioni. In virtù dello stupore generale che esso determina in tutta l'Italia, un dibattito divisivo sulla società di cui non si nasconde il tifo deve essere un fattore sconosciuto in altre località evidentemente. Tifosi troppo contenti non vanno bene in caso di risultati positivi perché ci si esalta troppo. 

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Lo stesso parametro lo si usa per bocciare valutazioni troppo entusiastiche dei giornalisti locali solo perché ogni tanto si centra una semifinale europea: zona in stato di abbandono da anni per quanto concerne le altre italiane salvo qualche impresa eroica collezionata da Juve e Inter. O solo perché accade per sbaglio che uno dei migliori mister al mondo e della storia accetta davvero di venire nella squadra a cui si tiene. Ma attenzione. Al contrario anche i tifosi troppo tristi o i giornalisti locali eccessivamente pessimisti non vanno bene in caso di scoppole periodiche in certe partite continentali, di sconfitte ricorrenti in campionato, di rose incomplete o di sessioni di mercato che, almeno con la vecchia proprietà, tra cessioni dolorose e acquisti inquietanti hanno rasentato quei brividi felini che si provano solo davanti a film horror di gran livello. "L'ambiente Roma" è rimasto dunque un alibi avvolgente e costante per le gestioni societarie, per gli allenatori e i giocatori che si sono susseguiti nell'ultimo decennio tra molti fallimenti e qualche luce isolata di speranza dettata da rari risultati positivi. Un posto misterioso quindi in cui regna la Perdizione pieno di giornalisti locali cattivoni e di tifosi assatanati o facilmente influenzabili. Mica invece come altre piazze savie dove si fanno striscioni contro gli ex giocatori con battute sulle mogli, dove si lanciano monetine, dove si vendono in blocco i giocatori più importanti senza fiatare più di tanto o dove si odiano senza particolare riconoscenza dopo poche gare allenatori pluriscudettati. 

Tornando alla Roma, possiamo dire che appare evidente che con José Mourinho e con la nuova gestione dei Friedkin la strada intrapresa è finalmente quella corretta tra una prima buona campagna acquisti da portare a compimento nelle prossime sessioni di mercato, un tentativo evidente di dare un gran gioco alla squadra e un ritorno di una gestione tecnica in grado di portare saggezza nelle scelte, decisionismo su chi far giocare e una rinnovata ambizione fatta di lavoro e disciplina. Ma ciò siamo sicuri che lo diranno in pochi. Mentre i molti già sono impegnati a recitare il De Profundis e a fare valutazioni inoppugnabili basandosi sui risultati di appena una dozzina di gare. 

Dizionario Romanista: Custode
Quanto era forte Amantino Mancini?
 

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