Nel novembre 2002, allo Stadio Olimpico, Estela de Carlotto – Presidente delle Nonne di Plaza de Mayo – incontrò Francesco Totti: una storia di solidarietà, memoria e calcio, in un abbraccio tra Roma e l'Argentina dei desaparecidos.
È domenica 3 novembre 2002. Allo Stadio Olimpico è in programma Roma Perugia. Sugli spalti, tra i 55 mila tifosi, c'è un'ospite d'eccezione: Estela de Carlotto, Presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, l'associazione che si occupa di trovare, identificare e restituire alle legittime famiglie tutti i bambini sequestrati e desaparecidos della dittatura militare in Argentina.
"Viaggiavamo spesso a Roma, è una delle città più solidali con le Abuelas - ha raccontato Estela in un'intervista a Tiempo Argentino - Per motivi di immigrazione, l'Italia aveva molte relazioni con l'Argentina. Carlotto, mio marito, aveva origini italiane. Pertini, un presidente super solidario, ci ricevette, lo stesso ha fatto il Parlamento. Sono stati avviati processi, sono stati fatti tanti gesti di solidarietà. E così i tifosi della Roma ci hanno invitato a vedere una partita. Giocavano con il Perugia…". E' novembre 2002, d\icevamo. E si gioca in un clima particolare. Pochi giorni prima, il 31 ottobre, a San Giuliano di Puglia un terremoto, 5,7 di magnitudo, fa crollare il solaio della scuola Francesco Jovine. Sotto le macerie rimangono intrappolati 2 collaboratori scolastici, 8 insegnanti, 58 alunni. Moriranno 27 bambini e una maestra.
L'Italia è sotto shock. E a quel dolore partecipa anche la Curva Sud: "Un abbraccio ideale a tutta S. Giuliano", si legge. "San Giuliano, niente parole… solo dolore", "Un buco profondo nel cuore di tutti. Solidarietà alle famiglie del Molise" e ancora "Giornalista neanche la "morte" ti rende umano: cordoglio per le vittime di S. Giuliano". Tra gli striscioni, dopo il minuto di silenzio, ne compare un altro: "Estela, simbolo di Pace".
"Ero in tribuna e mi fanno scendere in campo - racconta ancora la Abuela de Plaza de Mayo - poi arrivano gli ultras, ognuno con una sciarpa diversa, me ne regalano una. Il pubblico mi applaude. I giocatori mi salutano, era bellissimo". Era la Roma Campione d'Italia, quella con Aldair e Samuel, Candela e Montella, Cafu ed Emerson. "Ero lì con Jorge Ihurburu,che aveva organizzato l'incontro e mi faceva da interprete. Improvvisamente, un ragazzino, con i capelli bagnati, si avvicina e mi regala un mazzo di fiori. Lo ringrazio molto. Era un giocatore. Poi salgo in tribuna, inizia il primo tempo, e chiedo a Jorge: "Dimmi, chi era quel ragazzino tutto bagnato che mi ha regalato i fiori?". Lui inizia a ridere e dice: "Totti, Estela! Il giocatore più famoso della Roma!".
La partita però si mette subito male per la Roma: espulso Antonioli, rigore di Zé Maria, raddoppio di Miccoli. Il primo tempo finisce 0-2 per gli ospiti. "All'intervallo, scendo a bere qualcosa, e io dico loro: "Lasciatemi qui. Resterò a bere qualcosa". Sciocchezze. Ho detto: "Porto sfortuna, se perdono mi porteranno via sciarpe e fiori e diranno: 'Questa vecchia porta sfortuna'". Sono rimasta lì. E hanno pareggiato 2-2, con un gol di Totti. È passato alla storia, ne sono stata felice. Era incredibile quanto lo amassero e so che è molto generoso".
"Sempre attento alle cause sociali, Francesco Totti aveva vinto lo Scudetto 2001, il terzo nella storia della Roma, e non aveva ancora vinto il Mondiale di Germania 2006 con l'Italia", scrive il giornalista Roberto Parrottino, autore dell'intervista. Nella foto, il capitano della Roma è a destra, fascia al braccio, maglietta con il tricolore sul petto. Estela de Carlotto è a sinistra, sorride, mentre imbraccia il mazzo di fiori. Tra i due, sullo sfondo, c'è Paolo Zappavigna, storico leader dei Boys, formazione ultras con simpatie di estrema destra, morto tre anni dopo quell'incontro, nel 2005, in un incidente stradale. "Un fascista sui generis", lo definiscono così Andrea Colombo e Alessandro Mantovani su Il Manifesto, nell'articolo scritto in occasione dei funerali del capo ultras: "Uno che l'anno scorso, durante la raccolta delle firme per i referendum sulla procreazione assistita, non aveva avuto esitazioni nel mobilitarsi per il sì e aveva convinto gli altri a inalberare una curva un immenso striscione che esortava a firmare per la consultazione. Un simpatizzante di destra che aveva fatto propria la causa delle vittime del fascismo argentino, i desaparecidos, si era portato con tutti gli onori in curva Estela Carlotto, in rappresentanza delle madri di Plaza de Mayo, e contribuiva generosamente agli aiuti per le famiglie degli «scomparsi»".
I Desaparecidos argentini, vittime della dittatura che durò dal 1976 al 1983, furono 30 mila. Grazie all'impegno, alla tenacia, alla forza delle Abuelas de Plaza de Mayo 140 casi sono stati risolti, 140 nipoti sono tornati alle loro famiglie. Ce ne sono ancora più di 300 da trovare. "C'è ancora molta strada da fare" ha detto Estela Carlotto. E molta strada è stata fatta. Una strada che, per un momento, è passata per lo Stadio Olimpico. E si è intrecciata con quella di Francesco Totti e della Roma.






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