Dopo dieci anni di neutralità forzata, l'IPC riapre alla rappresentanza ufficiale russa. Una scelta che anticipa il CIO e accende il dibattito politico internazionale.
Un tabù lungo dieci anni sta per cadere. Dal 6 marzo, ai Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026, gli atleti russi torneranno a sfilare sotto il tricolore bianco, blu e rosso. Non più delegazione neutrale, non più simboli attenuati: la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale segna una svolta storica che riporta Mosca ufficialmente sulla scena sportiva globale per la prima volta da Soci 2014.
Mentre alle recenti Olimpiadi la presenza russa era limitata a 13 atleti senza bandiera né inno, a Milano la scena cambierà radicalmente già dalla cerimonia d'apertura. Il segnale è potente: l'IPC ha anticipato il Comitato Olimpico Internazionale, aprendo una strada che potrebbe condurre al pieno reintegro anche in vista di Los Angeles 2028. Se a marzo dovesse risuonare l'inno russo per un oro paralimpico, sarebbe il primo ritorno ufficiale dal 2022, anno dell'invasione dell'Ucraina.
La svolta, spiega Angelo Carotenuto nella sua newsletter Lo Slalom, affonda le radici nella sentenza di dicembre del Tribunale Arbitrale dello Sport, che ha imposto alla federazione internazionale dello sci di revocare il bando alla partecipazione russa. Una decisione tecnica, ma dalle conseguenze politiche enormi: gli atleti hanno potuto gareggiare in Coppa del Mondo, conquistare punti e ottenere gli slot per i Giochi. La Russia ne ha guadagnati sei tra sci alpino, fondo e snowboard; la Bielorussia quattro, tutti nel fondo.
Tra i nomi annunciati dall'agenzia TASS spicca quello di Aleksey Bugaev, tre volte campione paralimpico e volto simbolo del movimento. La sua presenza a Milano non rappresenta solo una candidatura al podio, ma l'immagine stessa del ritorno russo sulla neve internazionale.
Non è soltanto sport. Il ripristino della bandiera significa il rientro ufficiale dei comitati nazionali, delle delegazioni istituzionali, della narrazione di potenza che era stata oscurata prima dagli scandali doping e poi dalla guerra. Per molti osservatori, la mossa dell'IPC è un vero test politico: se non ci saranno boicottaggi o fratture diplomatiche insanabili, il CIO potrebbe sentirsi legittimato a seguire lo stesso percorso.
Eppure il fronte critico è ampio. I ministri dello sport di 33 nazioni, insieme alla Commissione Europea, hanno espresso "grave preoccupazione", sostenendo che consentire la piena rappresentanza statale russa mentre parti dell'Ucraina restano occupate contraddice i valori morali dello sport. Anche sulle pagine di ESPN e The Athletic si evidenzia la frustrazione degli atleti ucraini, chiamati a non politicizzare le competizioni mentre a Mosca viene restituita la dimensione simbolica dello Stato.
Milano, dunque, non sarà soltanto teatro di gare su neve e ghiaccio. Sarà un laboratorio geopolitico. Se la serratura è stata scardinata, ora resta da capire quanto velocemente si aprirà la porta olimpica verso il 2028.



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