Dal ricordo di Agostino Di Bartolomei alle notti europee, un viaggio nella memoria romanista tra tifo, storia e identità.
"Ricordo che quand'ero ragazzino, sognavo di essere Agostino", canta Marco Conidi in Mai sola mai. Un brano che da alcune stagioni accompagna l'ingresso in campo dei giallorossi nelle gare casalinghe. Come il 6 marzo dello scorso anno contro l'Athletic Bilbao per l'ottavo d'andata di Europa League, quando la scenografia dell'intero stadio sorprese diverse tifoserie.
Anche quel match racconta Paolo Valenti nel libro La domenica andavamo all'Olimpico (Cronache, interviste ed emozioni di un giornalista incantato dalla Roma), edito da Ultra Sport. Tante Lupe in una. Come quella dell'annata 1989-'90, disputata al Flaminio per i lavori di ristrutturazione dell'impianto del Foro Italico per i Mondiali: una squadra che stava "a gioca' cor core".
In questo volume si parla anche di Stefano Desideri, che proprio in quella stagione realizzò il maggior numero di reti in carriera. C'era anche lui a Lisbona il 3 ottobre 1990, quando i giallorossi espugnarono il Da Luz. «Uno stadio negli ultimi dieci anni violato solo dal glorioso Liverpool», ha ricordato l'autore. Era il giorno della riunificazione ufficiale tedesca e Valenti racconta pure del primo gol in Serie A di Rudi Völler (20 settembre 1987), di fronte a Di Bartolomei. "Esistono i tifosi di calcio e poi esistono i tifosi della Roma", sosteneva Ago.
E quando una curva, anzi un'intera tifoseria, sa farsi omaggiare da tanti, capisci che anche il calcio può essere un buon toccasana contro le vicissitudini quotidiane.
di Antonio Capotosto



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