Le lacrime di Gasperini raccontano molto più di uno sfogo: tra scelta Roma, fratture interne e bisogno di unità, il futuro giallorosso passa dalla forza del progetto e dal sostegno al suo allenatore.
Partiamo dalla fine, partiamo dall'ultima scena della conferenza. Gian Piero Gasperini che si commuove, piange e se ne va sbattendo la porta. Partiamo da qui per capire cosa sta succedendo alla Roma, per capire chi è il suo allenatore di oggi e perché deve essere anche l'allenatore di domani. Partiamo dalle lacrime.
Sarà che a me chi piange piace. Sarà che a me chi piange per la Roma piace ancora di più. Perché le lacrime di Gasperini di ieri saranno anche, e soprattutto, per Percassi, per l'Atalanta, per quello che c'è stato. Ma sono anche lacrime che sanno di Roma, di quello che ha scelto, di quello che ancora non è riuscito a fare.
"Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto". Lo ha ribadito poco prima. La Roma l'ha scelta. E non importa se Ranieri ha detto che prima di lui hanno detto no in tre. Gasperini la Roma l'ha scelta, l'ha voluta, l'ha preferita proprio alla sua Atalanta, l'ha messa davanti anche alla Juventus, che aveva provato, all'ultimo, a riportarlo a casa.
Nelle lacrime di Gasperini c'è sicuramente tutto questo. C'è la rabbia, la frustrazione, la stanchezza di un periodo che è possibile solo qui, a queste latitudini del calcio.
In quelle lacrime e in quelle parole c'è un progetto, un'idea rimasta ancora incompiuta. Ci sono degli errori, anche suoi ovviamente, delle fratture che vengono messe in luce. Perché l'anomalia dell'Atalanta, come spiega proprio lui, è quello che manca alla Roma: l'unità. "Questa è stata la cosa straordinaria, ma non solo per Gasperini, ma chiaramente molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l'allenatore".
Eccolo, quello che manca alla Roma. Una Roma ancora una volta divisa, stavolta tra Ranieri e Gasperini, ieri tra Totti e Spalletti, più di recente tra Mourinho e Tiago Pinto. Una Roma che sta di nuovo cadendo nell'errore più grave: scegliere una guida e poi lasciarla sola.
È successo con il portoghese, è successo con De Rossi e ora sta accadendo, di nuovo, con Gasperini, che alza la voce per una cosa che vogliono tutti: una Roma più forte. Lo faceva anche Mourinho, lo ha fatto anche l'attuale tecnico del Genoa. E sappiamo tutti come è andata a finire.
"Tutto quel che voglio, pensavo, è solamente amore ed unità per noi", cantava Antonello Venditti in "Sotto il segno dei pesci", il segno dei nati tra febbraio e marzo. Gasperini è nato un mese prima, ma sta chiedendo la stessa cosa: unità, compattezza, intesa. A partire dalla proprietà, che non può più isolarsi nel silenzio, non può più limitarsi a delegare, a inviare, a governare da remoto, a gestire, ad amministrare in smart working. La Roma ha bisogno di presenza e mani in pasta, di lavoro sul campo e fuori, di investimenti, di giocatori all'altezza. La Roma ha bisogno di unità.
Ci pensavo stamattina, mentre entravo in libreria. Non cercavo nulla, perdevo solo tempo in attesa di stasera. L'occhio è caduto su una cartolina strana. C'era un disco volante, un UFO, e poi la scritta: "Ce vojo crede".
Ecco, ce vojo crede pure io. E non dico alla Champions, al quarto posto, all'Europa. O almeno non solo a questo. Ce vojo crede a chi dice che vuole una Roma più forte e fa di tutto per avere ciò che chiede.
L'ultimo marziano a Roma era stato Mourinho, ora c'è Gasperini, ma la differenza tra i due è proprio nei tempi e nei modi della scelta di venire qui: per il tecnico di Setúbal era un'ultima stagione in un campionato che conta, in una piazza di livello, ma sicuramente inferiore alle sue Inter, Manchester, Real Madrid, Chelsea. Gasperini ha scelto la Roma all'apice della sua carriera, per scrivere un pezzo di storia innanzitutto sua e poi, ovviamente, nostra. Per dimostrare che può continuare a vincere, magari anche di più che a Bergamo.
È a questo che voglio credere. E allora incazzati, mister, rompi le scatole, sii esigente con tutti, a partire da te stesso. Alza il nostro livello, continua a chiedere una Roma più forte, una Roma più matura, più pronta. Una Roma più unita.
È quello che vogliamo tutti, quello che vogliamo da sempre.




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