Il centrocampista del Cagliari insulta Hermoso con frasi sessiste: un episodio che smentisce le campagne contro la violenza sulle donne e chiede una risposta forte da Lega e Federazione.
Il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, il Cagliari pubblicava sui suoi canali un video realizzato con le ragazze del Cagliari Calcio a 5 Femminile. "In altre parole" — questo il titolo del filmato — in cui veniva chiesto alle giocatrici di scrivere alcune frasi che erano state rivolte loro durante la carriera: "Cambia sport, hai perso contro una donna", "Sei una ragazza, non puoi giocare a calcio", "Non sarete mai al livello dei maschi", "Non solo sei una donna, ma sei anche bassa".
Il video si chiudeva con una frase: "Anche le parole possono essere violenza, sceglile con rispetto".
Chissà cosa devono pensare le calciatrici del Cagliari — e le sue tifose — degli insulti a sfondo sessista che Folorunsho ha rivolto oggi pomeriggio, nella sfida della Unipol Domus contro la Roma, al difensore spagnolo Hermoso. "Quella t** di tua madre", ha detto il centrocampista rossoblù, nel giro della Nazionale italiana. "Tua madre deve morire" e ancora, portandosi la mano sui genitali a mimare un rapporto orale: "Tua madre fa i b*****i".
La scena è stata filmata e trasmessa in diretta, con un labiale chiarissimo: un atteggiamento becero, volgare, vergognoso. Violento.
Eppure pochi giorni fa proprio Folorunsho, insieme ai suoi compagni del Cagliari e tutti i suoi colleghi della Serie A, erano scesi in campo con un segno rosso sul volto, a ricordare tutte le donne vittime di violenza. La solita messinscena della Lega e di un mondo, quello del calcio, intriso di machismo, di mascolinità tossica, di violenza. Il solito teatrino per pulirsi la coscienza, per dire di aver fatto qualcosa, senza sapere bene cosa e perché.
Adesso servirebbe una mossa chiara, forte da parte della Lega e della Federazione: squalificare Folorunsho. Senza se e senza ma, senza esitazioni. Adesso servirebbe una multa della sua società, così attenta a celebrare la giornata del 25 novembre e sicuramente così attenta anche a sanzionare un suo dipendente che in questa maniera insulta il Cagliari e i suoi tifosi. Una squalifica sarebbe un gesto perfetto, non forte ma giusto, che creerebbe un precedente, che offrirebbe un momento di educazione e di riflessione, che riuscirebbe almeno in parte a ripulire un'immagine del calcio sempre più offuscata, più volgare, più cattiva.
Se volete veramente parlare di rispetto per le donne e se veramente volete sconfiggere la violenza, iniziate da queste parole. Ma purtroppo sappiamo bene che non succederà nulla. In attesa del prossimo 25 novembre.
AGGIORNAMENTO. Nella serata di ieri, Folorunsho ha pubblicato una storia su Instagram in cui chiedeva scusa: "Solo dopo la partita ho rivisto le immagini di quanto successo: non posso che chiedere scusa. In campo l'adrenalina ha preso il sopravvento: era un momento delicato, c'era tensione e ad una offesa ho risposto con un'altra. Chiedo scusa a chiunque si sia sentito offeso. Anche se si dice che "finita la partita finisce tutto".
Come fa notare LaRoma24.it, il centrocampista del Cagliari non rischia la sanzione in quanto gli insulti "semplici" rientrano nelle offese tra tesserati, sanzionabili se riportate nel referto. La prova audiovisiva non è automatica. Succede nei casi di insulti con contenuto discriminatorio come da art. 28: "Costituisce comportamento discriminatorio ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporta offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine anche etnica, condizione personale o sociale ovvero configura propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori". La prova audiovisiva è pensata in via eccezionale per episodi particolarmente gravi, come casi di violenza, condotta gravemente antisportiva, bestemmia, discriminazione. Ma in un paese dove le donne sono quotidianamente vittime di violenza, fisica, verbale, psicologica, lavorativa, servirebbe una punizione esemplare anche in questo senso.





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