Tra sogni infranti, scelte sbagliate e dirigenti assenti: un'analisi della stagione della Roma, che dovrebbe far arrabbiare e non essere soddisfatti.
Ho iniziato a scrivere questo articolo ancora prima del fischio d'inizio, prima degli ultimi novanta minuti di una stagione strana, complicata, tremenda. Romanista. Ho iniziato a scrivere quasi per sfogarmi, per ragionare, per trovare una spiegazione. E ho iniziato a farlo prima della certezza dei risultati perché quello che scrivo e che penso va al di là del risultato di stasera, della Roma in Champions League o della Roma in Europa League. Perché la sensazione di rabbia, di fastidio, di delusione ci sarebbe stata comunque. La sensazione di aver perso ancora una volta un'opportunità.
Ma andiamo con ordine. Perché c'è da fare un discorso complesso, complicato, che ha più livelli di lettura. Partiamo dal cuore, allora. Partiamo dalla Roma non come squadra, ma come essenza, come fede, come entità. E la Roma, alla fine, ci ha dato quello che ogni tifoso chiede: la speranza in qualcosa. Fino all'ultima giornata ci siamo giocati qualcosa, fino agli ultimi 90 minuti siamo rimasti incollati a radio, televisione, cellulari per inseguire un sogno, un'impresa. Non è arrivata? Non è questo il punto. Anche perché in genere, da queste parti, non arriva mai.
E se non arriva mai, però, il problema è dell'altra Roma: quella materiale, quella pratica. La Roma club, la Roma società. E il primo problema, secondo me, è che esista proprio questa divisione. Perché ad oggi non c'è comunione tra la Roma-passione e la Roma-dirigenza. Non c'è perché manca una visione di grandezza, un sogno condiviso, un progetto che parli di vittoria. La Roma di quest'anno non è andata in Champions League per colpa del suo presidente e del suo direttore sportivo, che prima hanno fatto firmare un contratto di tre anni a De Rossi, poi lo hanno esonerato dopo una manciata di giornate e infine, per completare l'incubo, hanno preso un allenatore come Juric. E forse questo è solo la punta dell'iceberg del fallimento di questa dirigenza. Per trovare il resto basta guardare le ultime vittorie di questa stagione. Il Napoli ha vinto il secondo scudetto in tre anni. Il Tottenham ha vinto un'Europa League che ancora, da queste parti, grida vendetta. Addirittura il Bologna ha vinto una Coppa Italia. Solo la Roma non vince. E non vince perché non ha idee. L'ultima volta che lo abbiamo fatto (e l'ultima volta che avremmo meritato di farlo) c'era un allenatore che riusciva, da solo, a coprire il vuoto della dirigenza. Era José Mourinho, uno che da queste parti è stato cacciato con l'etichetta del bollito, del finito, del sopravvalutato. Adesso la dirigenza della Roma dovrebbe fare solo una cosa: andare a riprendere lui. Anche perché siamo arrivati a fine maggio e dell'allenatore ancora non c'è traccia. L'impressione è che a Trigoria si stia improvvisando, che si vada avanti a tentoni, che non si abbia la capacità di fare piani A, figuriamoci piani B. Perché oggi non c'è un dirigente in grado di rinnovare subito il miglior giocatore della stagione, quel Mile Svilar senza il quale oggi la squadra non sarebbe in Europa e che molto probabilmente partirà. Oggi, come ieri, non c'è un dirigente in grado di arrabbiarsi e di difendere il club di fronte a torti arbitrali. Oggi non c'è un dirigente in grado di spendere i soldi. Perché gli stessi soldi che ha speso la Roma per Le Fée, Soulé, Abdulhamid, Dahl, Dovbyk, Koné, Salah-Eddine, Gourna-Douath, Gollini e Sangaré, li ha spesi il Napoli campione d'Italia per i suoi tre acquisti. Oggi non c'è un dirigente in grado di trattenere i gioielli del settore giovanile (il portiere Marin è promesso al Paris Saint-Germain, Levak invece se ne andrà all'Inter). Oggi non c'è un dirigente in grado di pensare al futuro. I Friedkin sono convinti che possa essere Ranieri, trovando più che una soluzione un capro espiatorio in caso qualcosa vada male.
Con questa dirigenza, allora, può veramente venire anche Klopp, può sbarcare a Roma Guardiola, può finalmente arrivare Ancelotti. Sarebbe inutile. Serve un cambiamento che è troppo radicale per arrivare in un'estate, serve un cambiamento per il quale è già troppo tardi. Serve far combaciare la Roma-sogno con la Roma-club. L'ultimo che lo aveva fatto si chiama José Mourinho. E allora adesso fate qualcosa di romanista: andate a riprendere lui.



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