In fondo aveva veramente ragione Albert Einstein: "Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora". La spiegazione della relatività suona, più o meno, così. La spiegazione del derby pure. Al posto della stufa metteteci la Roma, la Roma in vantaggio, dopo appena 10 minuti. La Roma in vantaggio in un derby, un derby che avrebbe dovuto perdere, che non si sarebbe neanche dovuto giocare. Scoprirete che il tempo è veramente relativo, che non passa mai.
Ma il derby di ieri ha rimesso le cose a posto. Ha riposizionato anche le lancette del tempo, risincronizzando la stagione della Roma. Ha rimesso le cose dove dovevano essere. A me, ad esempio, ha messo di nuovo davanti al televisore. Io che i derby non li posso vedere, non li voglio vedere. Li vivo male e mi sento pure peggio. Che sia la Roma favorita o condannata, che siano di alta classifica o di fine stagione, che valgano una stagione o solo 3 punti. Io i derby non li sopporto. Li ho evitati con cura, spegnendo cellulari e fuggendo lontano. Ma stavolta no: c'era da soffrire e bisognava farlo insieme. Anche se a distanza. Bisognava rimettere le cose a posto, a partire da noi stessi.
E il derby di ieri lo ha fatto. Ha rimesso Lorenzo Pellegrini nel posto che dovrebbe essere sempre il suo: in mezzo al campo, con la fascia al braccio, a esultare e a farci esultare. "Aveva una voglia matta di essere il capitano nel derby" dirà Ranieri in conferenza stampa. E lui lo ha ripagato rimettendo a posto il pallone, lì dove doveva stare: in fondo al sacco. Palla sul sinistro, difesa portata a spasso. Vado di là? No. Vado via? Rimango. E segno.
Nelle mani di Claudio Ranieri - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Le mani, le sue. Quelle di Claudio Ranieri, che sa come curare la Roma, che sa indicare la via. Che sa prendere per mano.
È un derby che mette a posto e che purifica, rinnova. Fa ripartire. Come succede in Giappone con l'Oosouji, le grandi pulizie che si fanno a fine o inizio anno per dare, simbolicamente, un taglio con il passato, per ripartire da zero, per iniziare di nuovo. Per ricominciare. Anche dalle basi, se serve. Con un capitano che indica la lupa sul petto e che sventola la bandiera sotto la Curva Sud, con la squadra riunita.
Il derby di ieri ha rimesso le cose a posto con la semplicità. Quella di Saelemaekers, gol e assist, che festeggia quasi a voler dire che in fondo lui non ci può fare niente, è andata così. "E da me che voi?". Più semplice di così? Semplice come mettere in campo tre campioni del mondo, la cosa più scontata che esista: uno in difesa, Hummels, una a centrocampo, Paredes, uno in attacco, Dybala. Semplice come la faccia di Ranieri, in panchina, raffreddato e contento, umile sornione con 5 derby vinti su 5, un record. Semplice come la mossa di mettere Pellegrini titolare dopo una settimana di chiacchiere, di dubbi (ne abbiamo parlato qui), di voci. Anni fa Ranieri vinse il derby togliendo due romani, ieri ne ha vinto uno inserendo un altro romanista. Le cose al loro posto. Anche in classifica. Perché il derby di ieri ha rimesso la Roma nella parte sinistra, con l'Europa che è ancora un miraggio, ma anche con i fanghi dei bassifondi un po' più lontani. Una classifica che fa ancora schifo e deve fare rabbia, ma per stasera, per stamattina possiamo anche non pensarci.
Perché quello di ieri è un derby che aggiusta, che ripara, che sistema. Che può far ripartire, che può far ricominciare. Che rimette le cose a posto: la palla in fondo al sacco, il Capitano in campo, la Roma in vantaggio.




Commenti (0)