Dalle ferite contro Juventus e Parma fino alla Champions League: il viaggio della Roma di Gasperini attraverso cadute, consapevolezza e rinascita.
Minuto 77 di Roma-Juventus. Gol di Jeremy Boga. 3-2 il parziale. Io sono sicuro: non la vinciamo. Finisce in pareggio, se ci fosse tempo anche peggio. Minuto 92, gol di Federico Gatti. 3-3. Chiudo il computer in tribuna stampa, a fare la cronaca non ci riesco. A guardare la Roma non ci riesco.
La ricordo bene quella sera: la rabbia, la delusione, la sensazione di esserci ricascato ancora una volta, di essermi illuso, di averci creduto troppo. Me le ricordo bene quelle giornate, dopo. Quel pugno nello stomaco del pensare a cosa sarebbe potuto essere, a cosa ci eravamo persi per strada. La solita Roma, la solita storia.
Per Gasperini è lì che è successo qualcosa. È dopo quella partita che nello spogliatoio è nata una consapevolezza nuova, una percezione diversa della propria forza.
"Animo, te la giochi fino alla fine. Su questo non c'è pericolo. Il pareggio è un buon risultato, dispiace per come è andata la partita. Di là si esulta, e qua siamo depressi?"
Parlava così l'allenatore della Roma. Parlava e indicava una via: fino alla fine. Fino all'ultimo minuto di questo campionato.
"Seconda stella a destra / Questo è il cammino / E poi dritti, fino al mattino".
Un cammino che, a un certo punto, sembrava interrotto.
Minuto 86 di Parma-Roma. Gol di Mandela Keita, 2-1 per i padroni di casa. Sembra tutto finito. Poi succede qualcosa che non può essere ridotto semplicemente a un gol di Rensch e a un rigore di Malen. Succede qualcosa nella testa, nel cuore, nel destino per chi ci crede, nelle stelle.
Non so se è lì che è nata una nuova Roma, se è lì che è nata davvero una squadra.
Forse c'è un altro momento. È dopo il derby vinto, la Juventus scavalcata, il quarto posto conquistato. Il destino che torna nelle tue mani. Lo stadio è esploso, ma la squadra è a centrocampo. Gasperini chiama tutti a raccolta: chiusi in cerchio, stretti, compatti. Svilar grida: "Ancora una! Ancora una!"
Poi quella partita arriva. Proprio Svilar ci mette la mano, Dybala ci mette il genio, Malen ci mette il gol, El Shaarawy la poesia. La partita arriva e la Roma la vince.
E succede non solo che la Roma torna in Champions League, ma che addirittura finisce terza in classifica. Lassù, di nuovo in Europa, di nuovo tra i grandi del calcio. Un traguardo che diventa ancora più bello se si pensa a come è arrivato.
"Abbiamo avuto pochi momenti difficili, quello più difficile è stato il ko a San Siro contro l'Inter. Io ho alzato l'asticella perché vedevo come lavoravano questi ragazzi" ha detto Gasperini in conferenza stampa, ieri sera.
"Per aspera, ad astra".
Per il 5-2 a San Siro, per il 3-3 con la Juventus, per gli scontri diretti tutti persi, per la guerra tra Ranieri e Gasperini, per gli infortuni infiniti, per l'eliminazione dalla Coppa Italia contro il Torino e poi per quella dall'Europa League contro il Bologna. Per i tre rigori sbagliati nella stessa partita, per Baldanzi centravanti, per gli acquisti sbagliati.
Per le asperità, fino alle stelle.
Quelle della Champions League, quelle dell'Europa che ti fa grande. Quelle stelle che sembravano impossibili al minuto 92 di Parma-Roma o di Roma-Juventus.
"E a pensarci che pazzia / È una favola o è solo fantasia".
Ma c'era qualcuno che indicava la via, che tracciava il cammino. E non so quando sia nata la nuova Roma di Gasperini, se ad agosto o ieri sera. Ma so che è nata, che c'è.
E che ha riportato la Roma in alto, lassù, tra le stelle.
Lassù dove deve stare, magari anche più in alto. E per farlo dobbiamo ascoltare chi ci ha indicato la via.



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