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3 cose su Hellas Verona Roma

La partita di Dybala, la poesia di El Shaarawy, la mano santa di Svilar. 3 cose su Hellas Verona Roma, la partita che porta i giallorossi in Champions League. 

La Roma è in Champions League. Anzi, meglio: la Roma è terza in classifica.

Finisce così il primo campionato di Gian Piero Gasperini sulla panchina giallorossa. Finisce così dopo 96 minuti di angoscia, di tensione, di emozioni. Dopo 96 minuti difficilissimi, orrendi per lunghi tratti, poi bellissimi, addirittura poetici sul finale. Perché Hellas Verona-Roma è una partita che dentro di sé ne porta tante altre. Partite passate, quelle buttate, quelle riprese all'ultimo (a Parma sembrava tutto finito). Partite future. Alcune delle quali da giocare in Champions League, nell'Europa che conta, nell'Europa che qui mancava da troppo tempo, nell'Europa dei grandi.

Hellas Verona-Roma è una partita che dentro di sé porta tante storie, tante cose. Noi ne abbiamo scelte 3. Tre cose da Hellas Verona-Roma. L'ultima istantanea del campionato di quest'anno della squadra di Gasperini.

 La partita di Dybala

Si era scritto, si era detto: Dybala può portare la Roma in Champions e, allo stesso tempo, rinnovarsi il contratto. E Dybala l'ha fatto. L'ha fatto con una partita da leader, da trascinatore, da campione. Perché questo è l'argentino. E stasera lo ha dimostrato.

Sui due gol, di Malen e di El Shaarawy, c'è la sua firma. La prima, fantastica: un assist di prima dopo la parata di Montipò sul rigore dell'olandese. La seconda, illuminante: una finta, un colpo di tacco, la palla per il gol che riporta la Roma in Champions League.

E adesso rinnovategli il contratto. Perché avere Dybala in squadra non può essere un problema. E stasera lo ha dimostrato.

 L'ultimo pallone di El Shaarawy

Aveva salutato il pubblico dello Stadio Olimpico con la vittoria nel derby, con l'ovazione della sua tifoseria, con l'abbraccio di una città che lo ha adottato, che lo ha visto crescere. "Roma sarà sempre casa tua... grazie di tutto, Faraone", ha scritto la Curva Sud.

Ma non era ancora il momento degli addii definitivi, non era ancora arrivato il momento di salutarsi per sempre. C'era un'ultima partita da conquistare, un ultimo obiettivo da portare a casa insieme. C'erano gli ultimi 90 minuti in cui farsi trovare pronti.

E così è stato: quando Gasperini lo ha spedito in campo, El Shaarawy è sceso in campo con il piglio dell'esordiente, con la testa del veterano, con il cuore del romanista. E che l'ultimo pallone toccato della sua esperienza giallorossa sia un gol, il gol definitivo, il gol della conferma, il gol della Champions League, è il finale giusto per una storia bellissima.

E che storia, Stephan.

 Il miglior portiere della Serie A

Non ci sarebbe stato l'ultimo, poetico, gol di El Shaarawy. Non ci sarebbe stata la serata di Dybala. Ma soprattutto non ci sarebbe stata la Roma in Champions League senza il suo portiere. Perché Mile Svilar, anche stasera, ha dimostrato che il premio di Miglior portiere della Serie A è stato assegnato nel modo giusto.

Una parata fondamentale, nel momento peggiore della Roma: nel cuore del primo tempo, con il Verona che spingeva, con Bowie pronto a rovinare anche il nostro campionato, dopo quello della Juventus. E invece no.

La mano santa di Svilar ha fatto il suo lavoro.

Ovunque proteggi.

Ad astra
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