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3 cose da Roma-Lazio

Tre cartoline dal derby: l'inchino di Mancini, Gasperini sotto la Sud e quella squadra stretta a centrocampo. 

Che lunedì che è stato, ieri.

Che domenica che è stata.

Una domenica che abbiamo ancora sulla pelle, negli occhi, nella gola. Una domenica in cui la Roma non solo vince il derby, ma lo domina. Due derby su due in questa stagione, Gasperini ancora imbattuto contro la Lazio, tre gol fatti e zero subiti. Anzi, per essere ancora più precisi: appena quattro tiri in porta concessi in 180 minuti di stracittadina.

Ma soprattutto, la Roma torna artefice del proprio destino.

Tre punti pesantissimi, il sorpasso alla Juventus, il quarto posto ritrovato. E adesso l'Hellas Verona, domenica sera, ultimo ostacolo prima di un ritorno in Champions League che manca da sette anni.

Ma non è ancora il momento di pensare a Verona. Non per noi, almeno. Perché il derby continua a vivere nelle immagini, nei gesti, nelle emozioni lasciate da novanta minuti che sembrano già storia.

E allora eccole qui: 3 cose da Roma-Lazio.
3 cose bellissime.
3 cose profondamente romaniste.

Il gol di Mancini nel derby tra Roma e Lazio

 L'inchino di Mancini

Difficile non partire da lui. Dall'uomo derby per eccellenza. Da quello che ancora una volta ha lasciato la sua firma sulla partita più importante dell'anno.

Gianluca Mancini aveva già deciso derby in passato. Stavolta però ha voluto esagerare: doppietta storica, la prima mai realizzata da un difensore della Roma contro la Lazio.

Ma oltre ai gol, resteranno le immagini.

Sul primo, colpo di testa e corsa verso la Curva Sud. Il braccio alto, a raccogliere l'Olimpico intero. Poi quell'inchino. Un gesto quasi regale, teatrale, ma allo stesso tempo pieno d'amore. Come a dire: "questa è casa mia".

Sul secondo, invece, la corsa verso Pellegrini.
"Non ci credevo nemmeno io di aver segnato", ha raccontato dopo la partita. "Non sapevo come esultare. E allora sono andato dal mio amico Lorenzo, che non ha potuto giocare".

Dentro quelle parole c'è tutto: amicizia, appartenenza, spogliatoio.

Gasperini ha detto che questa Roma ha tanti capitani. È vero. Ma ha anche tanti simboli. E Mancini, oggi, è uno di quelli a cui la gente si aggrappa nelle notti che contano davvero.

Gasperini sotto la Curva Sud in Roma Lazio

Gasperini sotto la Sud

L'altra immagine destinata a restare è quella di Gasperini sotto la Curva Sud.

Per la prima volta da quando è arrivato a Roma. Probabilmente non lo avrebbe fatto neanche stavolta. Poi però la curva lo ha chiamato. E lui non ha resistito.

Quello visto dopo il derby è stato un Gasperini diverso: uno che canta, che urla, che quasi si lascia andare. Un allenatore che per mesi ha costruito questa squadra pezzo dopo pezzo e che ora, finalmente, sembra esserne diventato anche il volto emotivo.

"Io ci credevo perché ho giocato tanti campionati e anche tutte le altre volte che sono andato in Champions ho sempre dovuto giocare al massimo fino alle ultime giornate - ha detto in conferenza stampa dopo Roma Lazio - Sapevo benissimo che quando si arriva in questo periodo di stagione diventa un altro campionato. Credo che ci siamo dati tanto a vicenda con i ragazzi, è stato un bel connubio. Ho sempre ringraziato i giocatori per la loro disponibilità fin dai primi giorni di ritiro su questo non ho mai avuto dubbi. Stiamo facendo una stagione straordinaria per quello che abbiamo costruito nello spogliatoio".

Anche contro la Lazio la squadra è cambiata mille volte dentro la partita: spostamenti tattici, cambi obbligati, aggiustamenti continui. Eppure non si è mai persa. Anzi, ha sempre dato l'impressione di sapere esattamente cosa fare.

Questa Roma oggi porta chiaramente la firma del suo allenatore. È una squadra plasmata, tenuta viva, guidata.

Ed è soprattutto una squadra tornata padrona del proprio futuro.

La squadra riunita a centrocampo dopo il derby

 La squadra stretta a centrocampo

Non so se sia giusto dire che con il derby è nata una nuova Roma. Forse quella scintilla si era già vista a Parma, in quella partita riaperta all'ultimo respiro quando sembrava ormai persa. Oppure nel 3-3 contro la Juventus, che Gasperini ha indicato come il momento in cui lo spogliatoio ha trovato una nuova consapevolezza.

Però c'è stata un'immagine, domenica, che ha dato davvero la sensazione di qualcosa di diverso.

La squadra stretta a centrocampo.
Abbracciata. Unita. Ferma lì, insieme.

Non era soltanto l'esultanza per una vittoria. Sembrava qualcosa di più profondo. Sembrava una squadra che improvvisamente si riconosce, che sente di poter arrivare davvero fino in fondo.

La stagione sta finendo. Ma forse, proprio adesso, è nata davvero una nuova Roma.

E adesso c'è l'ultima grande prova.

Vincere a Verona. 

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