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Annullati i Giochi della Speranza: in Italia si muore ancora di carcere

Una detenuta morta a Rebibbia, eventi cancellati e numeri drammatici: dietro le sbarre l'emergenza è strutturale, non episodica. 

«Non si può continuare a morire di carcere!». Scrive così, sulle sue pagine social, l'Atletico Diritti, la polisportiva che dal 2014 porta lo sport, i suoi valori e le sue speranze dentro le Case Circondariali. «Con le compagne dell'Atletico San Lorenzo avremmo dovuto partecipare a una giornata di sport che ovviamente è stata annullata».

Il motivo? Una donna è morta nel carcere di Rebibbia e la sua compagna di cella è in ospedale, in gravi condizioni. Secondo quanto appreso da RomaToday, sulle circostanze della morte sta indagando la polizia penitenziaria e tra le ipotesi al vaglio non è esclusa l'overdose. «Non è la sola tragedia che investe le carceri italiane in questi giorni – scrivono ancora dall'Atletico Diritti – Un uomo si è suicidato a Viterbo e un altro a Lecce. Un terzo uomo, aggredito qualche settimana fa nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, è morto in ospedale».

I numeri delle morti nelle carceri italiane sono allarmanti: i suicidi sono arrivati a 76, le morti totali a 226. Il tasso di affollamento ha superato il 138%. «Il regime a celle chiuse è tornato la norma, le persone sono segregate in cella quasi l'intera giornata – continuano –. Le carceri italiane sono inumane e degradanti. Non c'è possibilità che le persone escano meglio di come sono entrate».

Dietro le sbarre c'è bisogno di educazione, di terapia, di cultura, di alternative, di speranza. Come quella che dava il nome ai Giochi previsti per il 12 dicembre, organizzati per il Giubileo dei detenuti e promossi dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e dalla Rete di Magistrati "Sport e Legalità".

«Mi rendo conto di quanto sia difficile tenere accesa la speranza in un momento del genere, ma resta la convinzione di voler riproporre questa iniziativa – ha spiegato Daniele Pasquini, tra gli organizzatori –. Doveva essere un momento di sollievo, relazione, rieducazione e crescita personale. Oggi è stato giusto rimandare: questo è un giorno di lutto, non di gioia. Ma "I Giochi della Speranza" devono continuare a esistere».

«Ieri doveva svolgersi una giornata di sport con le persone recluse. Invece questa successione di morti è uno schiaffo che ci ricorda quanto istituzioni, governo e Ministero della Giustizia non stiano facendo nulla per interrompere la violenza che si rigenera nelle carceri», scrive l'Atletico San Lorenzo. «Vogliamo che le fragilità vengano intercettate, che i diritti siano affermati – concludono da Atletico Diritti – Insieme all'Associazione Antigone chiediamo riforme urgenti. Non si può continuare a morire di carcere».

Ora dobbiamo fare in modo che questo grido non rimanga inascoltato. 

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