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Ander Herrera, l'educazione finanziaria e la crisi economica in Argentina

Il centrocampista del Boca Juniors racconta la pressione dei giovani calciatori argentini e l'importanza dell'educazione finanziaria per gestire il successo. 

"È così, e in questi Paesi succede: il calcio cambia loro la vita, è una via di fuga totale per loro e per le loro famiglie. Per questo, tornando un po' alla prima domanda sui procuratori e sui genitori, qui i ragazzi hanno una pressione enorme, molto più grande rispetto a noi in Europa", afferma Ander Herrera, calciatore del Boca Juniors con un passato tra PSG, Manchester United e Athletic Bilbao, ai microfoni del podcast Tengo un Plan. La puntata, intitolata La cara oscura del futbolista, è creata da Sergio Beguería e Juan Dominguez e offre interessanti spunti di riflessione sul rapporto tra calcio ed economia, tra calcio e psicologia.

Le riflessioni di Herrera partono dalla situazione argentina, un mondo nuovo per un calciatore cresciuto in Europa: "Normalmente da noi è raro che i fratelli ti chiedano soldi, che i cugini o gli zii ti chiedano di pagare l'affitto. Può capitare, ma è raro. Qui, invece, i ragazzi a 15 anni già pensano di dover mantenere la famiglia, di doverla salvare. Parlo molto con la psicologa del club, e mi dice che l'85-90% dei ragazzi delle giovanili del Boca vive in condizioni di povertà familiare. È pazzesco. Alcuni, raccontava, a volte non si presentano agli allenamenti perché devono andare a raccogliere cartone con i genitori per guadagnarsi da vivere. Immagina la pressione che hanno addosso: riuscire a diventare professionisti non è solo un sogno, è l'unico modo per tirare fuori la famiglia dalla povertà".

I dati della crisi economica in Argentina parlano di un'inflazione annua che, nel 2023, ha raggiunto il 211%, diventando la più alta del mondo. Attualmente dovrebbe aggirarsi intorno al 26%. All'inizio del mandato di Javier Milei, nel 2024, la povertà è aumentata dal 41,7% al 52,9%, per poi scendere al 38% nel secondo semestre. Secondo l'UNICEF, la povertà infantile è al 47%.

"E allora capisco, in parte, chi una volta arrivato al successo si compra una maglietta di Dior o perde un po' la testa – continua Herrera – stiamo parlando di ragazzi che non avevano nulla, che improvvisamente vanno in Europa e guadagnano milioni di euro. Non hanno nemmeno un'educazione finanziaria o familiare di base".

I conduttori chiedono come venga vissuto questo cambiamento economico all'interno di una squadra professionistica, se ci sono psicologi o coach. "Sì, ma alla fine dipende molto dalla cultura – risponde il calciatore – Noi abbiamo avuto tanta fortuna e ogni giorno ringrazio di essere nato dove sono nato. Spesso non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo: il contesto in cui cresciamo, le possibilità educative, i nostri genitori che – con rare eccezioni – sono persone che danno valore all'impegno, al lavoro, al guadagnarsi le cose onestamente".

Ma sono casi isolati, rari nel contesto in cui si trova oggi l'ex centrocampista del Manchester United: "Spesso tendiamo a incolpare i ragazzi, ma non è giusto: non è giusto perché non hanno avuto una guida o un esempio da seguire. Così succede che un ragazzo, con il primo stipendio, si compra un'auto. Per me è un errore. Ma come faccio a incolparlo? È che non ha avuto educazione in questo senso. Io, con il mio primo stipendio importante, mi sono comprato un appartamento, che era secondo me la cosa giusta. Ho fatto un mutuo per giovani, ho comprato casa e poi, con il secondo stipendio, ho estinto il mutuo. Invece chi prende il primo stipendio e si compra una Mercedes… io cerco di dirgli: 'Nel Mercedes non puoi dormire'. È quello che dico sempre. Nel Mercedes non potrai mai dormirci".

E sono proprio questi i temi di cui Herrera parla con la psicologa del club: "Nelle squadre ci sono gli psicologi, ma nessuno ti obbliga a usarli. Io ho una psicologa, qui al Boca Juniors, che è bravissima, con cui parlo molto, e che mi fa davvero bene, ma parliamo di tutto, non è una semplice seduta. Parliamo un po' di tutto, e parlo molto con lei della società qui, dei ragazzi, del peso e della pressione che hanno i giovani". Temi su cui è bene confrontarsi, interrogarsi, parlare, per migliorare la vita dei calciatori e, di conseguenza, il calcio stesso.

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