L'organizzazione per i diritti umani chiede a FIFA e ai Paesi ospitanti di garantire libertà, inclusione e sicurezza durante la Coppa del Mondo 2026 in Stati Uniti, Canada e Messico.
A poco dall'inizio della Coppa del Mondo, Amnesty International lancia una mobilitazione globale per chiedere che il più importante evento sportivo del pianeta sia davvero un'occasione di inclusione e rispetto dei diritti umani. Attraverso una petizione internazionale rivolta al presidente della FIFA, Gianni Infantino, e alle autorità di Stati Uniti, Canada e Messico, l'organizzazione denuncia il rischio che il torneo venga oscurato da politiche discriminatorie, restrizioni delle libertà civili e marginalizzazione delle comunità più vulnerabili.
Nel testo della campagna, Amnesty richiama il significato universale del calcio e il suo straordinario potere di unire persone provenienti da culture, Paesi e realtà differenti. «Ogni quattro anni miliardi di persone parlano la stessa lingua: il calcio», si legge nel documento. Un linguaggio capace di abbattere confini e differenze, perché «la Coppa del Mondo unisce le persone come nessun altro evento. Questo è il calcio. Questo è ciò che l'umanità può essere».
Secondo l'organizzazione, però, questo ideale rischia oggi di essere compromesso. «Quel sogno condiviso è sotto minaccia», avverte Amnesty, sottolineando come nei tre Paesi ospitanti continuino a registrarsi episodi e politiche che colpiscono migranti, manifestanti e gruppi sociali già esposti a discriminazioni.
Nel comunicato vengono citati gli Stati Uniti, dove l'amministrazione Trump avrebbe intensificato le deportazioni e le misure di controllo dell'immigrazione. Amnesty evidenzia inoltre preoccupazioni relative all'uso della forza durante operazioni di enforcement e alla gestione delle proteste pubbliche. Anche il Messico e il Canada finiscono sotto la lente dell'organizzazione. In Messico viene segnalata la crescente militarizzazione di alcune attività di sicurezza, con possibili conseguenze per il diritto alla protesta pacifica. In Canada, invece, Amnesty denuncia le difficoltà vissute dalle persone senza dimora, spesso allontanate dalle aree interessate dai grandi eventi internazionali.
Particolare attenzione è dedicata alla comunità LGBTQI+. L'organizzazione sottolinea che tifosi, visitatori e residenti appartenenti alla comunità continuano a essere esposti a episodi di discriminazione, molestie e violenze nei tre Paesi che ospiteranno il torneo.
Per questo Amnesty lancia un monito chiaro: «Quella che dovrebbe essere una celebrazione globale rischia di trasformarsi in un festival della paura». Una prospettiva che, secondo l'associazione, contraddirebbe gli impegni assunti dalla FIFA sul fronte dell'inclusione, della sicurezza e della tutela dei diritti fondamentali.
La petizione chiede dunque alla FIFA e alle autorità nazionali di garantire il diritto alla protesta pacifica, porre fine alle deportazioni e alle detenzioni di massa e assicurare protezione contro ogni forma di discriminazione.
«La Coppa del Mondo appartiene a tutti noi: è il momento di mantenere questa promessa», afferma Amnesty, ribadendo che un evento seguito da miliardi di persone non può prescindere dal rispetto dei diritti umani.
La campagna si conclude con un messaggio che sintetizza la posta in gioco: «Paura o libertà. Divisione o unità. Crudeltà o umanità». Un appello rivolto a istituzioni, tifosi e cittadini di tutto il mondo affinché il Mondiale 2026 diventi davvero una festa aperta a tutti. Perché, come ricorda lo slogan scelto da Amnesty International, «L'umanità deve vincere».



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