90, il numero che simboleggia la paura nella tombola napoletana, ma rappresenta anche quello che abbiamo visto negli occhi degli Azzurri contro la Bosnia.
È successo… l'Italia non si qualifica ai Mondiali di calcio per la terza volta consecutiva. Gennaro Gattuso non riesce a compiere l'impresa e la Nazionale italiana si ritrova ancora una volta a dover rinunciare alla competizione iridata. Dopo la Svezia e la Macedonia, anche la Bosnia compie il "miracolo" eliminando gli Azzurri.
Il team di Gattuso passa in vantaggio al 15' minuto con la rete di Kean; circa 25 minuti dopo, Bastoni commette un fallo che causa la sua espulsione e da qui cambia ufficialmente l'atteggiamento italiano. Esce Retegui, entra Federico Gatti… il messaggio è stato mandato: l'Italia vuole difendersi.
Nonostante gli ingressi in campo di Palestra, Cristante ed Esposito, la Bosnia pareggia con Tabakovic e a Zenica lo stadio si trasforma in una bolgia. Continua l'approccio difensivo della Nazionale italiana fino all'ultimo minuto dei supplementari… Poi, dal dischetto, gli Azzurri crollano e i bosniaci conquistano così la qualificazione ai prossimi Mondiali di calcio.
I "giovani" bosniaci stendono l'Italia
La gara di ieri sera è stata l'ennesima dimostrazione che l'Italia non sfrutta i propri giovani e il settore giovanile sta calando sempre di più. Lo notiamo non solo dalle cessioni affrettate (come il trasferimento di Casadei al Chelsea nel 2022), non solo dal fatto che molte squadre di Serie A stiano mettendo in campo sempre meno giocatori italiani (ad esempio, spesso nella formazione titolare del Como di Fabregas troviamo zero giocatori italiani), ma anche dal sistema del calcio giovanile che peggiora costantemente.
E poi ci poniamo la domanda: "Perché in Italia non nascono talenti come prima?" In Italia, ormai da tempo, sembra che abbiamo smarrito la capacità di riconoscere il talento fin da piccoli. Viviamo in un'epoca in cui elementi fondamentali come la passione, la mentalità e le qualità individuali vengono messi in secondo piano, mentre a contare davvero è sempre più spesso... l'altezza.
Questa ossessione per la statura ha escluso molti giovani promettenti dai settori giovanili più importanti, lasciandoli con la convinzione di non essere "all'altezza". Ma la verità è un'altra: non sono loro a non esserlo, è il sistema di selezione ad aver perso la misura del vero valore sportivo. Il talento non si misura in centimetri, ma nella capacità di sognare, di sacrificarsi, di inseguire un pallone con la speranza che un giorno quel sogno si trasformi in realtà.
Oggi è facile parlare di Lamine Yamal, ma pochi ricordano che nel 2020, a soli 13 anni, non era particolarmente alto. Eppure, nessuno lo ha scartato. Al contrario: il Barcellona ha creduto nel suo talento, investendo su ciò che contava davvero. Durante un'intervista che ho avuto modo di realizzare con Antonio Conte, mi ha sottolineato come la mentalità sia uno degli aspetti più determinanti per raggiungere grandi traguardi. Eppure, nel nostro Paese, continuiamo a dare priorità ai centimetri più che al carattere. Forse è arrivato il momento di ripartire da zero e ripensare completamente il sistema.
90 – La paura
Nella smorfia napoletana il 90 è il numero della paura. Ed è proprio il terrore l'unico sentimento leggibile negli occhi degli Azzurri dopo l'espulsione di Bastoni. Se la Bosnia è arrivata a concludere verso la porta per ben 30 volte, non è stato per meriti tecnici sovrumani, ma per un crollo psicologico verticale della nostra Nazionale.
Nonostante il vantaggio, la squadra si è letteralmente smarrita. È riaffiorato quel blocco emotivo già visto nei momenti più bui contro Svezia e Macedonia: una fragilità strutturale che trasforma una gestione di gara in un assedio subito. Più che una questione tattica, è un problema di atteggiamento: quando la luce si spegne, l'Italia smette di giocare e inizia a subire i propri fantasmi.
Nel 2006 l'Italia emanava una sorta di ferocia tranquilla: i giocatori occupavano il campo con la prepotenza di chi si sentiva padrone del proprio destino. Oggi quella sicurezza granitica è stata sostituita da una sorta di fragilità frenetica. Quello che abbiamo visto contro la Bosnia è il riflesso di una squadra che non ha più un'identità forte a cui aggrapparsi nei momenti di nebbia. Abbiamo perso l'aura di invincibilità che rendeva gli avversari piccoli; ora sono le cosiddette "piccole" a sentirsi giganti davanti a noi.
Da chi ripartire?
Dopo questo passo falso, è difficile individuare da chi ripartire… Sicuramente tra i giocatori, Tonali e Donnarumma sono coloro che hanno cercato di salvare l'Italia in più occasioni. Il capitano, dopo la partita, ha dichiarato:
"Dopo una delusione così grande, bisogna trovare il coraggio di voltare pagina, ancora una volta. E per farlo servono tanta forza, passione e convinzione. Crederci sempre, questo è il motore per andare avanti. È da qui che bisogna ripartire. Insieme. Ancora una volta. Per riportare l'Italia dove merita di stare!"
È vero che le parole servono a poco dopo una sconfitta del genere, ma il capitano azzurro ha individuato alcuni elementi necessari. Per quanto riguarda l'allenatore, nelle ultime ore si parla molto di un addio di Gennaro Gattuso… L'Italia potrebbe ricominciare da zero con un nuovo tecnico, ma c'è da dire che questa Nazionale ha bisogno di "cazzimma" per sconfiggere la paura e tornare finalmente al Mondiale.





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