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Raimondo Lanza di Trabia: alle origini del calciomercato

Affascinante, eclettico, elegante, istrionico, misterioso e maledetto. 75 anni fa la luna di miele col Palermo: fra due anni ricorrono i 70 dalla scomparsa. È considerato il padre del calciomercato contemporaneo, fatto di sogni, colpi di scena e follie.

Chi era Raimondo Lanza di Trabia?

Raimondo Lanza di Trabia con le due figlie (Fonte:Latinacittaaperta)
Raimondo Lanza di Trabia su una macchina da corsa (Fonte: Siciliamotori.it)

Nobile ereditiere, discendente del Barbarossa e di Federico II di Svevia. Viveur, dandy, divo, espressione della "jeunesse dorèe": un distillato puro e prezioso di Novecento! Occorrerebbero "fiumi di inchiostro" per raccontare la sua vicenda umana. Si è scritto tanto sul suo conto e c'è una narrativa che merita di essere esplorata. La storia e il mito, nella sua esistenza, sono mescolati nella stessa proporzione in cui l'animalità e la forma umana si inseguono in una Sfinge. Nato nel 1915 dall'unione illegittima tra il principe Giuseppe Lanza Branciforte e una nobildonna veneta, viene riconosciuto erede grazie alla mediazione della nonna paterna che intercede direttamente presso Mussolini. Durante la Guerra, Raimondo si distingue come spia al servizio degli Inglesi. Amante dei fasti e dei piaceri della vita, non si è privato di niente. Ha esperito la completezza del vivente. Una figura vulcanica, indomita: la quintessenza della velocità. Una "macchinicità futurista"! Non solo metaforicamente, vista la passione per le corse automobilistiche e la Targa Florio.

Amico di Onassis, Gianni Agnelli, Alberto Moravia, Curzio Malaparte, Dado Ruspoli, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di numerose altre personalità di spicco dell'epoca. Domenico Modugno si è ispirato a lui per scrivere "Vecchio frac". L'ingente patrimonio ereditato – fondato su attività minerarie, tonnare e rendite fondiarie "feudali", nonché sui beni dei Florio incamerati dai Lanza di Butera – va ben presto incontro alla dissipazione, sia per il tenore di vita espansivo e le spese esorbitanti, sia per macro-fattori come la crisi delle zolfare e della proprietà fondiaria. Ma non è questa la perdita maggiore. Raimondo Lanza di Trabia perde anche la vita, a soli 39 anni. Muore a Roma, il 30 novembre 1954, cadendo dalla finestra dell'Hotel Eden in via Veneto. Il tutto avviene in circostanze misteriose. Pare che il dramma fosse stato addirittura vaticinato tempo addietro nell'ambito della chiromanzia. 

A sinistra Aristotele Onassis, a destra Raimondo Lanza di Trabia (Fonte: Vanillamagazine)

Il principe (rosa)nero

Fervente, vivace e curioso fin da piccolo, si avvicina ben presto allo sport (è stato appassionato anche di pallanuoto) e al calcio. Segue con entusiasmo il mondo calcistico degli Anni 30, come testimoniato nella sua vasta produzione scritta. In una lettera riportata dalla figlia Raimonda – scritta prima di partire per la Spagna, a ventuno anni – descrive minuziosamente alla madre la formazione di calciatori ideale per la nuova stagione del Palermo. 

Castello Lanza Branciforte di Trabia (Fonte: matrimonio.com)

Ma come avviene l'ingresso di Raimondo Lanza di Trabia nella storia del Palermo?

Nella stagione 1946/7, il Palermo è presieduto dal commerciante Beppe Agnello e staziona in Serie B, dove è stato portato anni prima dal barone Luigi Bordonaro di Gebbiarossa. I rosanero, tuttavia, non hanno concrete possibilità di promozione. Questo, finché il Principe non si interessa personalmente a una simile "causa persa". Raimondo è appassionato di sfide e scommesse: vuole rendere il Palermo Calcio una delle Grandi del calcio italiano. Così, scende in campo per rilanciarne le ambizioni. La società è in mano all'aristocrazia siciliana. Il barone Stefano La Motta, amico con cui Raimondo condivide anche la passione per l'automobilismo, assume la presidenza (anche se è Raimondo ad occuparsi di tutto) e promette di dimettersi in caso di promozione in Serie A. Obiettivo centrato e promessa mantenuta: al termine della stagione '47/8 il Palermo guadagna il massimo campionato, con Virginio Rosetta (ex-Juve) in panchina.

Raimondo Lanza di Trabia (a destra) con l'amico e barone Stefano La Motta (Fonte: Flickr)

La presidenza di Raimondo

A livello societario, subentra Giuseppe Guazzardella come commissario straordinario, fino al 25 gennaio '51. A succedergli – in veste presidenziale – è proprio il Principe. Secondo un aneddoto, all'atto di siglare il contratto, Raimondo scarabocchia una piccola e confusa firma in calce alla pagina, quasi sperando di invalidarla e renderla irriconoscibile: preferirebbe continuare ad occuparsi della società senza figurare come firmatario. Per uno come lui, basta la parola non c'è bisogno di firmare. Raimondo Lanza di Trabia diventa ufficialmente Presidente del Palermo il 26 gennaio 1951, nonostante sia il vero e proprio amministratore della società da almeno un triennio. L'entusiasmo della piazza è alle stelle. Lo stadio della Favorita (l'ex Littorio di Palermo, nella zona della "Favorita", con una capienza da 20.000 posti) è sempre esaurito e vengono perfino installati dei "contapersone" per calcolare gli ingressi. Si diffonde la febbre rosanero.

Stadio della Favorita a Palermo (Fonte: Stadionews24)

Il Palermo come Juve del Sud

Raimondo ha un modello di riferimento per l'evoluzione del "suo" Palermo: la Juve di Agnelli. Vuole creare nel meridione una società analoga a quella bianconera – in termini di prestigio e rispettabilità – in grado di sfidarla e contenderle il primato. Per questo, si rivolge fin da subito all'amico Gianni Agnelli, uno dei massimi esperti di calcio dell'epoca. Gli chiede consigli, prende spunto da lui, cerca di sottrargli informazioni, ma – soprattutto – lo sfida. Pare che i due abbiano scommesso diecimila lire sulla vittoria del campionato da parte del Palermo. Raimondo è innovatore nel senso che si occupa di ogni aspetto della gestione societaria, senza trascurare alcunché. Si diverte anche a disegnare bozze e modelli di completi e divise stravaganti, avanguardistiche, "alla moda", per la sua squadra.

Il motivo per cui passa alla storia sportiva, entrando di diritto nell'Olimpo del calcio, non risiede in trofei o trionfi determinati, ma nell'attitudine da innovatore. Il Principe traccia una frontiera aprendo un nuovo mercato (inteso anche come business): il calciomercato contemporaneo. Questo processo prende forma dal suo personale modo di avviare e condurre le trattative, sfruttando la propria rete di contatti e conoscenze, ma soprattutto accendendo una rivalità assimilabile a quella del mercato dell'arte o del collezionismo in un club elitari. Si arriva così al Fanta mercato, alla compravendita dei Sogni!

Le campagne acquisti di Raimondo Lanza di Trabia

Grazie alla propria personalità e alle proprie conoscenze (sportive e non), il Principe porta a Palermo giocatori e figure calcistiche di assoluta rilevanza, considerata l'epoca e le ambizioni della piazza. Si deve a lui l'arrivo dalla Lucchese di Viani, figura chiave – come si vedrà – non solo per la panchina ma anche per la direzione dell'area tecnica e sportiva, destinata a segnare la storia del calcio italiano. Nel corso della gestione Lanza di Trabia la rosa del Palermo Calcio vanta nomi di primo ordine! Arrivano Gimona, Conti, il mago del sud Di Bella, De Santis, Pavesi ma anche Benigno De Grandi del Milan e Gegé Luigi Fuin dalla Lazio.

Gegé Fuin uno dei calciatori più voluti a Palermo da Raimondo Lanza di Trabia (Fonte: L'Arena)

Quest'ultimo è – addirittura – coinvolto in un celebre aneddoto di mercato: si narra che il Principe, invaghito dalle sue doti funamboliche da palleggiatore, abbia deciso di prenderlo indipendentemente dalla sua utilità e funzionalità tattica in quanto centrocampista. Se anche non avesse trovato spazio in campo, lo avrebbe pagato di buon grado per vederlo palleggiare nel proprio cortile, esibendolo di fronte ai propri ospiti. I criteri selettivi del Principe sono stravaganti e affondano le radici nel suo gusto e nella passione per la ricerca "dello spettacolare", del potenziale onirico-mediatico, della capacità di stimolare l'entusiasmo.

Il Palermo internazionale del Principe

Per questo, il Principe è garanzia di acquisti clamorosi. In Sicilia, sbarcano anche giocatori di livello internazionale come il ceco Vycpálek (zio di Zeman, che arriva svincolato dalla Juve), il turco Gülesin o l'argentino Martegani (che nel '54 – alla morte del Principe – passa in eredità alla vedova Olga Villi). Il Principe Raimondo ha il merito di portare in Italia anche Helge Christian Bronée, prelevandolo dal Nancy per 40 milioni. Glielo suggerisce un rivale e intenditore di eccellenza: lo stesso Gianni Agnelli cui prova regolarmente a strappare consigli e giocatori. Il patron bianconero gli confida di essere rimasto stregato da un danese, militante nel massimo campionato francese. Raimondo si reca personalmente in Francia per visionarlo e anticipare l'amico Agnelli. L'occasione ideale è una partita tra Nancy e Grenoble, cui assiste insieme al principe Ranieri di Monaco. 

Helge Bronée, punta di diamante del mercato del Principe (Fonte: Chiamarsibomber)

Essendo rimasto stupito da Bronée, nell'aprile 1950 il Principe si assicura il fuoriclasse danese per una cifra record (si parla ufficialmente di 13 milioni e 927 mila lire, ma non manca chi riferisce di un esborso ancor maggiore). Quel che è certo è che il Principe mette mano alle finanze personali per concludere l'affare. Si tratta di una trattativa clamorosa dal punto di vista della risonanza. Non si rivelerà un investimento a lungo termine: il danese lascerà anzitempo i rosanero dopo aver manifestato comportamenti extra-calcistici ritenuti inadeguati. Questo aspetto non gli impedirà nel '54 di approdare alla Juve dell'estimatore Agnelli, per comporre una coppia da sogno con Karl Praest, altro pallino del Principe.

Il bilancio della "gestione Raimondo Lanza di Trabia"

La formazione del Palermo 1950/1 con Viani in panchina e Raimondo Lanza di Trabia presidente (Fonte: Wikipedia)

Durante la propria gestione, Raimondo riesce a portare la squadra siciliana ai vertici della serie A, rivestendola di un clamore mediatico e di un blasone inedito per una neopromossa. La credibilità raggiunta dai rosanero presso le migliori società italiane passa sia attraverso alcune vittorie prestigiose sul campo, sia attraverso i riflettori del calciomercato. Nella stagione '51, la sua squadra condivide la testa della classifica con Milan e Juve per almeno undici giornate, prima di crollare e accontentarsi dell'undicesimo posto come piazzamento finale.

Rimane tutt'oggi fonte di rimpianti e recriminazioni l'allontanamento "ingiustificato" del Principe a campionato in corso, per un viaggio di "piacere" in Persia (pare di caccia), concomitante con il rallentamento dei risultati sportivi. Il Principe, però, è una figura imprevedibile e incostante. Soprattutto, una figura incalzata da spese ingenti e da un regime di vita insostenibile. Così, a fine stagione, lascia la presidenza del Palermo nelle mani del barone Carlo La Lomia e si fa da parte. È il 30 giugno 1952.

Gipo Viani, il braccio destro del Principe

Egocentrico sì, ma non solitario! Il Principe non rappresenta il cosiddetto "uomo solo al comando". Per riuscire nel proprio "grandioso disegno", Raimondo si affida al proprio estro ma soprattutto a collaboratori esperti e di fiducia, come Gipo Viani e il ferrarese Paolo Mazza, presidente della Spal. Capisce che i contatti già allacciati sono fondamentali per carpire informazioni, scovare occasioni e anticipare la concorrenza: così, fa in modo di riunire a fine campionato in un unico luogo, giocatori, presidenti e intermediari coinvolti. Il trevigiano Gipo Viani, ex giocatore dell'Inter Anni '30 (quello di Meazza, Bernardini e Arpad Weisz per intenderci), aveva sorpreso il panorama calcistico sulla panchina della Salernitana, imponendo la propria visione calcistica. Ancora oggi si parla di "Vianema" per fare riferimento alle innovazioni apportate dal suo sistema di gioco, tra cui il ricorso sistematico al "libero" e al sistema difensivo confluito nel "catenaccio".

A sinistra Gipo Viani. A destra il Principe (Fonte: Isitutoeuroarabo.it)

Viani, un esperto di calcio al servizio di Raimondo Lanza di Trabia

Viani non è un semplice allenatore, ma una figura poliedrica ed esperta di calcio. Si dimostra un intenditore a trecentosessanta gradi. È merito suo (con il contributo del Principe) se il Palermo può schierare per la prima volta giocatori del calibro di Masci, Boniforti e Buzzegoli (considerato il primo Libero della storia del calcio italiano). Gipo va d'accordo con Raimondo: condivide con il Principe la passione per le automobili, per il lusso e per i piaceri mondani, ma non si lascia offuscare la mente durante le trattative. Infatti, viene soprannominato lo «sceriffo» per il "polso" con cui tratta gli affari sportivi. 

Lo "sceriffo" Viani

In particolare, come uno sceriffo, Viani dispone di una rete di informatori capillare e scrupolosa. Tutte le società gli chiedono consigli e informazioni. Non c'è giocatore che non conosca o che non possa contattare. Viani non lesina espedienti: contatta i giocatori a campionato in corso per anticipare e sbaragliare i concorrenti, o appone timbri retrodatati per notificare acquisti successivi alla chiusura delle liste. Inizialmente, non conosce ostacoli anche perché svetta pressoché indisturbato in un ambiente ancora dominato dal dilettantismo e dal mecenatismo. Quando Viani decide di lasciare il Palermo per la Roma il Principe non la prende bene… 

La rivoluzione dell'Hotel Gallia

Hotel Gallia a Milano, sede milanese di Raimondo Lanza di Trabia e del primo calciomercato (Fonte: FootballNews 24)

Il principe elegge come alloggio "ufficiale" per i suoi soggiorni milanesi il lussuoso Gallia Excelsior, nei pressi della Stazione Centrale del capoluogo lombardo. Si tratta di un Hotel intrinsecamente favoloso. Quale miglior scenario per scatenare la caccia al sogno? Raimondo Lanza sfrutta le potenzialità lobbistiche della preziosa struttura in cui risiede durante i soggiorni meneghini. Le trattative sono impreziosite da una ambientazione di tutto rispetto, avvolte in una cornice fastosa di flute scintillanti, note raffinate, golosità e notti avvolgenti. Al Gallia si recano regolarmente Agnelli (Juve), Lauro (Napoli), Masseroni (Inter), Befani (Fiorentina), Sacerdoti (Roma), Novo (Torino) e altre personalità con cui il principe è in contatto per amicizia o altre ragioni extra-calcistiche. La lussuosa struttura diventa ben presto un punto di riferimento comune per le trattative. Si crea un analogo della Borsa valori.

Come su un set...

La macchina mitopoietica si confonde con quella della testimonianza storica e proietta immagini quasi cinematografiche, in linea con i mitici anni Cinquanta: si pensi al principe Raimondo intento a trattare direttamente in bagno – nudo o in accappatoio – o in vestaglia, "spaparanzato" su una poltrona o disteso sul letto. Le testimonianze di quegli incontri rasentano l'inverosimile. Ne sa qualcosa l'autista Gelfo, pronto ad aprire la porta della camera a qualsiasi orario. 

Il Principe mentre intrattiene i propri ospiti (Fonte: Istitutoeuroarabo)

Il Principe riceve telefonate e accoglie intermediari e presidenti in "qualsiasi condizione". Nel proprio bagno ha fatto installare un telefono. Si racconta che conducesse le trattative: «immerso nella vasca da bagno». L'immancabile bricco di caffè in una mano e un cucchiaio rivolto ad un invitante crème caramel nell'altra durante il giorno, calici e coppe durante la notte. Est modus in rebus: Raimondo spende in una giornata 2.500 lire per la suite, 450 di bar e 6.200 per telefonate. Tutto avviene nella mitica stanza numero 131 dell'Hotel Gallia. Nasce qui, in simili sembianze, il "nostro" calciomercato. Non senza una buona dose di follia, ma siamo al confine col sogno.

Il festival del mercato

Il Gallia diventa ben presto – nell'immaginario e non solo – il luogo per eccellenza adibito allo svolgimento del calciomercato, la cella sacra destinata ad ospitare idee stuzzicanti di scambio, proposte allettanti di cessione, o golose offerte di acquisto. Luogo di ispirazione e concretezza. Iniziano a incontrarsi là, con regolarità, giocatori, dirigenti, presidenti e intermediari. Per almeno un ventennio, il Gallia da luglio si trasforma in una vetrina oltre che in un red carpet degno dei migliori Festival, preso d'assalto da giornalisti, curiosi, appassionati e tifosi. Un direttore, nel 1969, interromperà la tradizione per l'eccessiva pressione sulla struttura nei mesi "caldi" delle trattative, per tutelare l'attività ricettiva e i suoi ospiti.

La rivoluzione del calciomercato

Il Principe Raimondo (Fonte: Figurine Calciatori Palermo)

Praticità e malizia

Il principe non solo ha concorso a rendere più "comodo ed efficiente" il mercato delle trattative sportive, ancora aggravato da lunghe e costose telefonate, corrispondenze epistolari "cerimoniose" e lente, e trattative estenuanti riguardanti anche aspetti extra calcistici, ma lo ha reso accattivante. Ha istillato il seme della malizia, adornando con vesti di sogno una semplice esigenza sportiva. Si sono spalancate le porte per la speculazione e sono state poste le basi per esborsi da capogiro. Con la svolta "spettacolarizzante" e mediatica del Gallia, infatti, si innescano meccanismi umani simbolici soggiacenti alla struttura della rivalità. I trasferimenti clamorosi ne provocano altri a catena, come in un club di collezionisti privati. Gli acquisti vengono così rivestiti di un manto celebrativo.

La spettacolarizzazione

L'eleganza del Principe (Fonte: Raimonda Lanza di Trabia)

Una delle novità principali è la ricerca del colpo a effetto, della spettacolarizzazione artistica, della creazione dell'espediente mediatico, accanto al principio di funzionalità tattica e talvolta perfino oltre questo. Prima non era riservata attenzione particolare ai "cambi di maglia". I trasferimenti dei giocatori non avevano risalto e non scaldavano eccessivamente i cuori dei tifosi e dell'opinione pubblica. Si passa a fenomeni come il passaggio di Hasse Jepsson dall'Atalanta al Napoli per 105 milioni, nel 1952. È la prima volta che viene sfondato il muro dei 100 milioni per una trattativa di mercato. Il calciomercato diventa un fenomeno mediatico. 

 L'apertura di un nuovo mercato

La rivoluzione oltrepassa lo sport e raggiunge la storia economica. Sì, perché viene aperto un vero e proprio mercato, laddove prima vigeva un regime di sussistenza fondato sullo scambio ed espedienti di accomodazione reciproca. Gli scambi si moltiplicano, aumenta la domanda. I prezzi iniziano ad aumentare! Con l'apertura di un nuovo mercato, accorrono nuove figure per popolarlo: in poche parole si verifica lo sciame schumpeteriano. Iniziano ad arrivare rivali e si creano nuove figure professionistiche che inseguono i nuovi capitali. Aumentano gli intermediari, nascono figure assimilabili agli agenti odierni, arrivano affaristi e mercanti. Anche il giornalismo fiuta la possibile miniera d'oro. Il volume di affari continua a crescere: sempre più attori vogliono spartire questa "golosa torta".

Il Gallia di Milano diventa il punto di ritrovo dei nuovi addetti ai lavori (Fonte: MiticoChannel)

Compaiono i primi bonus consistenti, si diffondono diverse tipologie di premi legati non solo agli ingaggi e alla fedeltà in sede di rinnovo ma anche alle trasferte della squadra. Questo fenomeno riguarda tutti: anche gli allenatori si organizzano. Nascono, poi, nuove modalità di gestione dei diritti dei giocatori: il toscano Giacchetti, ad esempio, suggerisce per risolvere la trattativa Dell'Angelo fra la Fiorentina e il Prato di impostare una formula di "comproprietà". Il mercato registra l'arrivo di nuove figure che dopo aver studiato Viani e Mazza provano a superarli.

La centralizzazione

Un'altra innovazione apportata dal Principe riguarda la centralizzazione logistica delle operazioni. Prima di lui, non c'era un luogo istituzionale adibito alle trattative, né una sede ufficiosa del mercato. Mancava un sito riconosciuto e frequentato da tutte le società e gli attori, riservato a intavolare scambi od operazioni. Le chiacchierate potevano avvenire negli spogliatoi, nelle stanze degli stadi e - a livello più alto - in caffè, ristoranti o salotti d'eccezione. Ma soprattutto mancava una struttura relazionale di riferimento, una rete di persone "addette", da contattare per informazioni e richieste. Prima dominava l'improvvisazione: Per contattare i giocatori di società "rispettabili", si ricorreva a formule di cortesia stucchevoli. Per avvicinare gli atleti di società "meno blasonate" si ricorreva a strategie "meno ortodosse", magari offrendo benefit extra-sportivi ai giocatori e ai loro familiari, soprattutto quando gli acquirenti appartenevano all'industria italiana o ai grandi proprietari. Ciò era agevolato dal livello dilettantistico generale.

Il professionismo

La maggior parte dei calciatori, ai tempi del Principe, non vive di questo sport. Il livello dell'epoca è pre-professionistico. Gli atleti hanno un diverso impiego (ci sono operai, elettricisti, giardinieri, fornai, impiegati) e vivono il calcio come occasione aggregativa e ricreativa, come "dopo-lavoro", come occasione di frequentazioni sociali o più banalmente di esercizio fisico. Da quando si inizia a pagare regolarmente i giocatori vincolandoli con regolari contratti, si inizia assistere ad un "nuovo sport", con allenamenti ed esercitazioni sempre più costanti e regolariCon la svolta del calciomercato si innesca a catena anche quella professionistica. Si tratta di una conseguenza diretta.

Salutiamo il Principe con le migliori parole, quelle scelte da Modugno per lui:

"È giunta ormai l'aurora / Si spengono i fanali / Si sveglia a poco a poco / Tutta quanta la città / La luna s'è incantata / Sorpresa ed impallidita / Pian piano / Scolorandosi nel cielo sparirà / Sbadiglia una finestra /Sul fiume silenzioso / E nella luce bianca / Galleggiando se ne van / Un cilindro Un fiore e un frack..."

Cagliari – 12 aprile 2020
In ricordo di Jurgen Grabowski
 

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