Gigi Cagni e la Sambenedettese: storia di una bandiera, tra il mito del "Ballarin" e il calcio dei sentimenti.
Iniziamo oggi un viaggio indietro nel tempo, per rivivere le emozioni e la passione del calcio di una volta.
Un calcio che viveva della passione della gente, dove i giocatori ricambiavano questo entusiasmo con sentimenti quali la lealtà e l'impegno per la maglia, oggi diventati perlopiù parole vuote, buone da utilizzare solo in occasione della presentazione alla stampa, in occasione dell'ennesimo trasferimento….
In quegli anni ogni squadra, anche la più piccola, aveva la propria bandiera, il giocatore che rappresentava in giro per l'Italia un intero popolo calcistico, cui si era legato in modo indissolubile.
Il nostro viaggio inizia dalla bandiera di una squadra famosa ben oltre i confini nazionali, non tanto per i risultati sul campo, quanto per il calore ed il senso di appartenenza alla maglia dei propri tifosi: la Sambenedettese!
Luigi Cagni detto Gigi, ha indossato ben 262 volte, la casacca rossoblù, contribuendo ad uno dei periodi di maggior prestigio del calcio Sanbenedettese, con 8 stagioni in Serie B, tra salvezze rocambolesche e campionati più tranquilli.
Ha affrontato in B, squadre prestigiose come Milan, Bologna, Lazio, Cagliari e Genoa, entrando anche in un film cult degli Anni '80 come "L'allenatore nel pallone".
In un fotogramma del film, infatti è ben visibile Cagni con la maglia rossoblù numero 6, nell'incontro con la Pistoiese del giugno 1984, che garantì la matematica salvezza ai marchigiani, ma che nella trama del film, permette alla mitica formazione del Commendator Borlotti, di conquistare la promozione in A proprio a San Benedetto.
Arricchirono il suo curriculum alla Samb, anche due reti: bottino scarno per il calcio di oggi, ma normalissimo in un'epoca in cui i difensori erano bloccati nella propria metà campo.
E quasi da metà campo, Gigi Cagni realizzò la rete che permise nel 1981 ai Rossoblù di vincere 0 a 1 Marassi contro la Sampdoria, destinata poi alla promozione in A, che avviò il ciclo di successi dell'epoca Mantovani.
Cagni arrivò nelle Marche a 28 anni dal Brescia, nel cui settore giovanile era cresciuto diventando il terzino sinistro titolare per 8 stagioni consecutive in serie B.
Alla Samb nell'estate del 1980, fu spostato a libero, dal nuovo Allenatore Nedo Sonetti con reciproca soddisfazione.
Sonetti vedeva in lui l'uomo giusto, per esperienza e carisma, per guidare una squadra che doveva vincere il campionato e tornare in B immediatamente.
Cagni invece nel ruolo di leader arretrato della difesa, colse l'opportunità di prolungare la carriera, che per i terzini allora si concludeva poco dopo i trent'anni.
In realtà come poi scriverà sul suo Blog il suo ruolo divenne quello di leader e allenatore in campo:
"Oltre a quello ho fatto LA CHIOCCIA a decine di giovani giocatori. Il loro complimento più grande è stato, rivisti in seguito a carriere brillanti, che li avevo aiutati a crescere più come UOMINI che calciatori. L'ambiente era ideale perché molto familiare e ristretto, ma con pressioni costanti e grande passione da parte dei tifosi. L'importante era dimostrare il proprio attaccamento alla squadra e alla maglia, si doveva uscire dal campo avendo dato tutto. Se avessi fatto questo, nessuno ti avrebbe rimproverato niente."
Alla Samba Cagni ha vissuto però anche momenti drammatici, come il rogo nello stadio Ballarin del 07/06/1981 in occasione dell'ultima partita di campionato contro il Matera, che avrebbe decretato l'immediato ritorno della Samba in serie B.
L'atmosfera di festa venne però irrimediabilmente rovinata da un terribile incendio scatenatosi nel prepartita in Curva Sud, dove Maria Teresa e Carla, due ragazze ventenni persero la vita e rimasero gravemente ustionati decine di tifosi.
Un'enorme tragedia, la più grave mai accaduta in uno stadio italiano, per una strana casualità intitolato ai Fratelli Ballarin: due vittime del Disastro aereo di Superga.
L'incontro si disputò comunque, per evitare che l'uscita dei tifosi dallo stadio intralciasse i soccorsi, ma in un clima a dir poco surreale.
Come raccontò lo stesso Cagni, i giocatori avevano notato qualcosa di strano nel prepartita, ma solo la sera vedendo in TV le immagini del rogo e dei successivi soccorsi, ne compresero a pieno la gravità, rimanendone sconvolti e facendo finire la vittoria del campionato in secondo piano.
La tragedia del Ballarin rimane ancora oggi una ferita aperta per tutta la comunità di San Benedetto, che ogni anno ricorda con una commovente celebrazione Carla e Maria Teresa i cui volti sono ritratti sul muro esterno del vecchio stadio, ormai dismesso che diverrà uno splendido parco.
Nel 1987 a 37 anni, Gigi Cagni lasciò la Samb in B, serie da cui i marchigiani retrocederanno due anni dopo, non riuscendo, almeno finora, a ritornarci.
A causa anche di grosse difficoltà a livello societario, con ben 8 fallimenti dal 1994 in poi ed altrettante ricostituzioni societarie, che non hanno però scalfito il sostegno dei tifosi rossoblù, in categorie non adatte al prestigio della squadra.
Ritiratosi da calciatore Gigi Cagni intraprese la carriera cucitagli addossa da Nedo Sonetti: quella di allenatore, ma stavolta in panchina.
I maggiori successi li colse ad Empoli, qualificandosi addirittura alla coppa Uefa ed al Piacenza che riuscì a portare dalla C1 alla Serie A, con una rosa composta solo da giocatori italiani.
Qualcosa quasi incomprensibile nel calcio globalizzato di oggi, ma una rarità anche nella serie A, anni '90, il campionato davvero "più bello e difficile del mondo", ma in cui l'esterofilia era molto diffusa, portando a giocare in Italia, i migliori campioni in circolazione.
Per l'addio alla panchina, nel 2017 Cagni scelse l'altro suo grande amore calcistico: il Brescia, guidando la squadra della sua città, ad una salvezza insperata all'ultima giornata in Serie B, dopo aver preso la squadra a marzo in una situazione di classifica e di morale difficilissima, reduce da 7 sconfitte nelle precedenti 9 partite.
Recentemente il nome di Gigi Cagni è di nuovo tornato alla ribalta mediatica, venendo citato da Daniele Adani, come esempio del calcio difensivista di un tempo, ma la risposta di Cagni è stata a dir poco fulminante.
Cagni ha fatto notare, quanto le sue idee calcistiche non fossero assolutamente antiquate per i tempi, proprio mostrando un video nel quale lo stesso Adani, ai tempi difensore nel suo Empoli, si guadagnò un rigore, dopo un'incursione offensiva in area avversaria.
Ha anzi criticato Adani per aver difeso l'importazione in Italia del Tiki Taka, artefice di parte della crisi del calcio italiano.
Termina qui la prima tappa di questo di questo viaggio nella memoria del calcio italiano.
A presto per il prossimo protagonista del periodo d'oro del calcio italiano.



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