Scompare a 79 anni Giuseppe Savoldi. Da simbolo del Bologna a primo acquisto miliardario del Napoli: il ritratto di "Beppegol", il bomber gentiluomo che ha segnato un'epoca.
Un tempo, quando i bomber erano bomber, i centravanti non erano falsi nueve e lo spazio non era l'attaccante ideale per gli schemi di un allenatore, c'era Giuseppe Savoldi: 168 gol in serie A, diciassettesimo nella classifica perpetua dei goleador.
Giuseppe, detto Beppe, se n'è andato a 79 anni dopo una lunga malattia nella sua Bergamo. Grandissimo attaccante dotato di piedi raffinati e di uno stacco di testa imperiale, è passato alla storia del calcio italiano non solo per i suoi gol. Il suo trasferimento dal Bologna al Napoli, nell'estate del 1975, destò scalpore perché si guadagnò, per anni, il record di più costoso di sempre del nostro calciomercato: 1 miliardo e 400 milioni più il cartellino di Clerici e la comproprietà di Rampanti per un totale di 2 miliardi. Fu così che Beppegol, come era stato soprannominato a Bologna (la piazza dove diede il meglio di sé), diventò mister due miliardi. L'operazione scosse i benpensanti e le coscienze popolari. Ci fu addirittura un'interrogazione parlamentare sull'argomento e a Napoli, devastata dalla disoccupazione, scesero in piazza i sindacati. Poi i gol, come sempre succede, misero a tacere tutto, perché anche all'ombra del Vesuvio Savoldi rimase Beppegol.
La sua carriera era iniziata all'Atalanta, dove, dopo la trafila nel settore giovanile, esordì in serie A, rimanendo tre anni con gli orobici prima di passare, nell'estate del 1968, al Bologna dove diede ragione a tutti quelli che prevedevano per lui un grande futuro. In maglia rossoblù rimase sette anni. Erano da poco passati gli anni d'oro del calcio paradisiaco, culminati con la vittoria del campionato nel 1964, ma, nonostante ciò, con i suoi gol fu fondamentale per mettere in bacheca 2 Coppe Italia e 1 Coppa di lega Italo-Inglese, per lungo tempo ultimi trofei dei felsinei prima della recente vittoria in Coppa Italia nel 2025. A Bologna Savoldi si consacrerà come bomber, realizzando nel corso della sua permanenza ben 140 gol ufficiali in rossoblù che lo collocano al quarto posto nella classifica all time della società. Nel 1972/73 si aggiudicò anche, seppur in coabitazione con Rivera e Paolino Pulici, il titolo di capocannoniere.
Nel 1975 il citato passaggio al Napoli. Quattro anni in azzurro con 55 gol in 118 partite, quasi un gol ogni due partite. Dopo i campani il ritorno nell'amata Bologna. Una ricomparsa amara perché Beppe incappò nello scandalo del calcioscommesse e fu punito dalla giustizia sportiva con una squalifica di tre anni e mezzo che avrebbe posto fine alla sua carriera se la vittoria dell'Italia al mondiale del 1982 non avesse permesso un forte sconto di pena a tutti i giocatori finiti in mezzo a questa brutta storia. Il tempo per tornare a giocare e chiudere la carriera con la maglia dell'Atalanta.
Alcuni anni in panchina, soprattutto in serie C, per poi trovare la giusta dimensione come seconda voce garbata e competente nelle telecronache. In nazionale non ebbe troppo spazio (solo 4 presenze e 1 gol), ma erano anni che gli attaccanti italiani si chiamavano Riva, Boninsegna, Pulici, Chinaglia, Anastasi, Rossi, Bettega, Prati e Pruzzo, solo per citare i più famosi.
Per meglio delineare la figura di Beppegol riportiamo quanto scritto da un grandissimo giornalista che lo conosceva bene: Gianfranco Civolani, che, nel suo libro "La carica dei 101", edito da Minerva, così descrive la figura del Savoldi uomo:
«Savoldi è un gran signore e io, tuttora, non so se Beppe fosse diplomato o avesse solo la licenza media o la quinta somarile, ma per essere, ieri e oggi, gran signori ci vuole poi poco, basta avere la fiamma dentro, la fiamma che arde in eterno».



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