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Lazzaro Anticoli, il pugile di Trastevere ucciso alle Fosse Ardeatine

Dal ring al carcere, da Trastevere alle Fosse Ardeatine. La storia di Lazzaro Anticoli, il pugile romano ed ebreo mandato a morire da una delatrice.

Sulla parete della cella 306, terzo raggio, del carcere romano di Regina Coeli c'è una scritta: "Si nun arivedo la famija mia è colpa de quella venduta de Celeste di Porto. Arivendicatemi". C'è anche la firma: Lazzaro Anticoli, detto Bucefalo. Mestiere: pugile. Anzi, come lo scrive lui: pugilatore. C'è anche il suo nome tra le 335 vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. C'è anche lui tra i tanti italiani, prigionieri politici, ebrei, detenuti comuni, civili e militari, che il 24 marzo del 1944 vennero assassinati dai tedeschi, con la collaborazione dei fascisti, all'indomani dell'attentato partigiano di via Rasella.

Lazzaro Anticoli, il pugile delle Fosse Ardeatine
Lazzaro Anticoli e la moglie Emma, con il primogenito, di 6 anni

C'è anche lui, anche se non ci sarebbe dovuto essere. Il suo nome finisce nella lista dei 57 ebrei destinati alla fucilazione all'ultimo. In quella lista, infatti, c'era finito per sbaglio anche Angelo Di Porto, fratello di Celeste, la delatrice, la "Pantera nera", la collaborazionista che aveva mandato a morire 26 ebrei, pur essendo ebrea lei stessa. In cambio: 5 mila lire a persona. Ma Lazzaro Anticoli non era uno qualunque. Classe 1917, romano, famiglia ebrea, era appassionato di pugilato. Fisico forte, braccia possenti, occhio vivo. Caratteristiche che gli valgono il soprannome di Bucefalo, come il cavallo di Alessandro Magno. Doti che nel giro di pochi anni gli permettono di diventare il miglior pugile del rione di Trastevere. Vince qualche incontro, accarezza la fama. Poi però i soldi che arrivano dal ring non bastano più. Si è sposato con Emma Di Castro e, poco dopo, arriva un figlio. Tempo qualche anno ed eccone un altro. Sarebbe arrivato anche il terzo e al momento dell'arresto Emma è di nuovo incinta. Quando viene chiamata a riconoscere il corpo del marito, però, sviene e perde il bimbo.

La lapide per Lazzaro Anticoli, alle Fosse Ardeatine. Foto: Il Catenaccio

E' un giovane pugile in rampa di lancio, Bucefalo, ma a casa ci sono due bocche in più da sfamare e bisogna darsi da fare. Avrebbe continuato a combattere, forse, ma a costringerlo a lasciare per sempre lo sport arrivano le Leggi razziali, che nel 1938 escludono gli ebrei dalla vita, politica e pubblica, ma non solo. Lazzaro Anticoli inizia a dedicarsi al commercio, fa l'ambulante, vende per strada. Ogni tanto continua a combattere per qualche lira. Ha il pugno ancora caldo quando la mattina del 23 marzo 1944 finisce nella retata nazista. Un pugno che da tempo aveva messo a disposizione della Resistenza, dell'attività clandestina. Prima di fermarlo, Bucefalo stende un fascista, poi un altro e un altro ancora. Alla fine deve arrendersi, non si sa quanti uomini sono serviti per arrestarlo. Viene portato al carcere romano di Regina Coeli e poi alle Fosse Ardeatine, per la più tragica delle esecuzioni mai avvenute su suolo italiano. Sognava il titolo italiano, Lazzaro Anticoli. O forse più semplicemente sognava la sua vita con Emma e la figlia, a Trastevere. Viveva la sua vita, di sport e d'amore, di carezze e di pugni. Prima che gliela spezzassero, come a tutte le altre vittime delle Fosse Ardeatine. Come a tutte le altre vittime del nazi fascismo.

Sulle Fosse Ardeatine segnaliamo, sempre sul nostro sito, l'articolo di Daniele Furii: Aldo Malfetta, il calciatore che scoprì l'eccidio

Le Fosse Ardeatine, a Roma. Foto: Il Catenaccio

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