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Johan Neeskens, l'uomo ovunque

La storia di Johan Neeskens, il centrocampista che ha rivoluzionato il calcio totale con Ajax, Olanda e Barcellona. Un leader in campo e un esempio di forza e talento, ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio mondiale. 

E' scomparso in fretta Johan Neeskens, la stessa che usava sul campo da calcio, percorrendolo in lungo e largo e da un'area all'altra. Oggi quelli che giocano come giocava lui si chiamano "box to box" ma lui non aveva bisogno di soprannomi, era solo Johan Neeskens, uno dei calciatori più forti di tutti i tempi. Rivoluzionò il calcio prima con l'Ajax e poi con l'Olanda e il Barcellona. Rinus Michels, l'allenatore, era l'ingegnere, Johan Cruijff il profeta del gol (come lo soprannominò il nostro Sandro Ciotti) e lui il cemento di quella folle, per l'epoca, idea di calcio. Era dappertutto perché correva dappertutto e arrivava dappertutto. Univa i reparti della sua squadra, distruggeva quelli altrui perché era immarcabile e faceva cose che gli avversari nemmeno immaginavano. Alle doti podistiche univa due piedi educati, perché oltre che cemento era anche pennello e trapano, visto che da centrocampista segnava pure tantissimo. Aveva tutto e vinse quasi tutto: scudetti e tre Coppe dei Campioni (dal 1971 al 1973) una dopo l'altra con l'Ajax. 

Il quasi era il titolo mondiale che sfiorò due volte con gli altri compagni di quel sogno arancione che fece innamorare gli appassionati di calcio di tutto il pianeta. Due finali raggiunte e giocate contro le potentissime padrone di casa: la Germania Ovest nel 1974 e l'Argentina nel 1978. Se la prima, la sfida contro i tedeschi, fu la partita tra due modi completamente opposti d'intendere il calcio: la rivoluzione (l'Olanda) contro la restaurazione (la Germania). La seconda fu pesantemente influenzata dall'arbitraggio del nostro Sergio Gonella, che quel giorno ci fece vergognare di essere italiani. Il direttore di gara fece capire ai padroni di casa che potevano picchiare senza freni. Chi ne fece le spese fu proprio Neeskens, che si beccò una gomitata in faccia da Daniel Passarella, il capitano dell'Albiceleste, soprannominato il "Caudillo", un campione, anzi un campionissimo ma con licenza di uccidere. Il gomito malandrino e volontario dell'argentino fece saltare due denti al povero Neeskens che, senza fare una piega, li sputò sul campo e continuò a giocare. Non poteva fermarsi Johan che in quel mondiale era il leader della squadra vista l'assenza di Crujiff. Solo Gonella e un palo di Nanninga all'ultimo minuto dei tempi regolamentari, finiti 1 a 1, bloccò l'Olanda che poi, stremata perse per 3 a 1 nei supplementari.

Johan Neeskens con la maglia della nazionale olandese
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Rinus Michels: moriva oggi l’eroe del calcio totale - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

Si spengeva ad Aalst, in Belgio, il 3 marzo del 2005 Marinus Jacobus Hendricus Michels, detto Rinus. Il suo nome è nella Hall of Fame del calcio olandese, europeo e mondiale.

Aveva tutto, abbiamo detto, Johan Neeskens, anche una sconfinata bontà che lo portava a fidarsi del prossimo e a farsi fregare con frequenza. Dopo aver dilapidato i ricchi ingaggi incassati con le maglie di Ajax e Barcellona andò in caccia di fortuna e soprattutto dollari nei Cosmos di New York insieme ad altre stelle come Pelé, Beckenbauer, Carlos Alberto e il nostro Chinaglia. Dopo gli USA un ritorno nell'amata Olanda, nel Groningen, e poi di nuovo a caccia di facili guadagni col soccer a stelle e strisce prima del prepensionamento in Svizzera.Sarebbe potuto essere un grande allenatore: sapeva di calcio come pochi e si era abbeverato alla fonte del sapere di Michels e Happel. Ma dopo una vita da leone infaticabile sul campo scelse la quiete di nobili incarichi come vice allenatore, soprattutto con la tuta della sua nazionale, collaborando con Guus Hiddink (del quale fu il secondo anche con l'Australia) e Frank Rijkaard. Seguì quest'ultimo anche sulla panchina del Barcellona, dove i tifosi lo ricordavano sempre con affetto, memori di una squadra da sogno con Michels in panchina e il suo amico Crujiff in campo. Proprio il passaggio di questi tre (Michels, Crujiff e lui stesso) nelle terre della Catalogna deve essere considerato come la presenza di tre bulbi dai quali negli anni sono nate le meravigliose piante del gioco di Pep Guardiola. Anche per questo, ma non solo per questo, bisogna deve dire grazie a Johan Neeskens, perché ci fece capire che un altro tipo di calcio era possibile ed era anche bellissimo.

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