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Comunardo Niccolai, una bandiera per sempre

Comunardo Niccolai, storico stopper del Cagliari, ci ha lasciato: un omaggio all'eroe del 1970, difensore arcigno per molti, "re dell'autogol" per altri. 

Se ne va un altro eroe del Cagliari campione d'Italia nel 1970. Comunardo Niccolai ci lascia per raggiungere la nutrita schiera dei suoi ex compagni che sta giocando in cielo. Gigi Riva, scomparso recentemente, Martiradonna, Zignoli, Mancin, Gori, Nené, il loro grande allenatore Scopigno e Andrea Arrica, l'architetto di quella magica squadra. Il padre Lorenzo, anche lui calciatore con un passato nel Livorno come portiere, da convinto antifascista chiamò il figlio Comunardo in onore della comune di Parigi. Niccolai aveva anche un altro fratello che girava l'Europa facendo un mestiere anomalo e un po' desueto anche all'epoca: l'uomo cannone in un circo. A Comunardo, che condivideva le idee del padre, il suo nome piaceva e lo portò con orgoglio per tutta la vita. Una vita, da persona perbene, oltre che gran bel giocatore, sempre a testa alta che era anche il colpo migliore del suo repertorio. Niccolai fa parte della mitologia del calcio. Le sue doti, tantissime perché era soprattutto un signor difensore, furono offuscate dall'etichetta di "re dell'autogol" che ha accompagnato tutta la sua carriera. 

E' vero, Niccolai ne ha realizzati diversi, ma non più di altri colleghi. Franco Baresi e Riccardo Ferri, ad esempio ne hanno messi a referto molti di più, ma nessuno li ricorda per questo. Il fatto è che Comunardo non segnava autogol banali su rimpalli sfortunati o deviazioni fortuite. I suoi erano autogol d'autore, da campione, dei veri capolavori. Una volta ne realizzò uno bellissimo, scartando Albertosi in dribbling. Un'altra, a Catanzaro, gli sembrò di sentire il fischio dell'arbitro che assegnava un rigore contro il Cagliari e per la rabbia scaraventò il pallone in porta con una botta al volo degna del suo amico e compagno Gigi Riva. Solo che il fischio proveniva dagli spalti e il direttore di gara non aveva dato nessun penalty. Il tiro fortissimo si stava insaccando nella porta dei sardi quando il suo compagno Brugnera, per evitare il gol, lo respinse con un braccio. Allora il rigore fu inevitabile e i calabresi pareggiarono in rimonta sui sardi negli ultimi minuti. Il più bello e drammatico lo segnò nella partita più delicata della sua carriera. Il 15 marzo del 1970 il Cagliari si giocava lo scudetto al Comunale di Torino contro la Juventus. I sardi, dopo un campionato condotto sempre in testa, a tre giornate dal termine avevano un vantaggio di due punti sui bianconeri che stavano recuperando terreno. Uscire indenni da quella partita, anche pareggiando, voleva dire avere lo scudetto in tasca (all'epoca la vittoria valeva due punti). Al 29' del primo tempo ci pensò Comunardo a sbloccare il risultato. Su un cross innocuo di Furino, con Albertosi pronto a far sua la palla, lui anticipò il portiere con uno splendido colpo di testa e realizzò il più clamoroso dei suoi autogol. In tribuna l'allenatore Scopigno, che stava finendo di scontare una lunghissima squalifica (15 turni) per insulti a un guardalinee dopo una partita a Palermo (lei è un pagliaccio, quella bandierina può anche ficcarsela nel….) si rivolse verso l'altolocata dirigenza bianconera esclamando: "Bravi, complimenti avete fatto un bel gol", incurante che dall'altra parte sedevano Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti. La partita, per la cronaca, poi finì in parità, 2 a 2, con il Cagliari che si avviò così a vincere lo scudetto.

Comunardo Niccolai insieme a Gigi Riva

Sempre a Scopigno è legata la più bella battuta su Niccolai. Alla fine di quel campionato iniziarono i Mondiali in Messico e il Cagliari si vestì d'azzurro con ben sei convocati: Albertosi, Cera, Domenghini, Gori, Riva e Niccolai. Proprio la chiamata di Niccolai scatenò la fantasia dell'allenatore filosofo che commentò: "tutto mi sarei aspettato nella vita, tranne che vedere Niccolai in mondovisione". I Mondiali messicano furono sfortunati per Comunardo che s'infortunò nella prima partita vinta dagli azzurri per 1 a 0 contro la Svezia (gol di Domenghini) e non poté partecipare sul campo alla cavalcata fino alla finale.

In realtà, la battuta su Niccolai in mondovisione, fulminante e meravigliosa, non era una critica da parte di Scopigno ma solo una manifestazione d'affetto verso uno dei suoi "figli" prediletti. Perché Comunardo era un uomo buono a cui tutti volevano un gran bene. In più, era uno dei fedelissimi di Scopigno, uno dei perni su cui l'allenatore filosofo costruì la difesa più forte e inviolabile mai vista nel nostro campionato (solo 11 gol subiti, record mai battuto). Perché, al di là dell'aneddotica sui rigori, Niccolai è stato, come dicevano prima un gran difensore, stopper di ruolo, quando i ruoli ti accompagnavano per tutta la carriera.Abilissimo nella marcatura del centravanti avversario e sottolineiamo che all'epoca i clienti degli stopper erano brutti clienti (Boninsegna, Anastasi, Prati, Chinaglia, Pulici). Sempre pulito e corretto negli interventi, in anni in cui picchiare era normale, gran colpitore di testa e intelligentissimo nel giocare d'anticipo. Niccolai, toscano di Uzzano in provincia di Pistoia, arrivò a Cagliari nel 1964, proveniente dalla Torres, e vi rimase per ben 12 anni, diventando una bandiera della squadra. Una bandiera che sventolerà per sempre nel ricordo di un'impresa irripetibile.

di Giulio Giusti

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