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Bobby Charlton il sopravvissuto

Sir Robert Charlton, per tutti semplicemente Bobby, se n'è andato lo scorso 21 ottobre. 1 Pallone d'Oro, nell'anno del Mondiale vinto con l'Inghilterra, 3 Campionati con il Manchester United, oltre 260 gol in carriera.

Chissà quante volte Bobby Charlton avrà ripensato a quel maledetto 6 febbraio? Così tante che a chi gli chiedeva di ricordare quel giorno rispondeva con un secco "NO". Parlava solo di Duncan e degli altri amici che erano stati inghiottiti in quel giorno maledetto. Ma ne parlava solo per ricordarli da vivi, per tramandare ai posteri quanto fossero forti. Duncan era Duncan Edwars che insieme a lui e agli altri componevano un gruppo di ragazzi passato alla storia del calcio come i Busby Babes

I ragazzi di Matt Busby, l'allenatore del Manchester United che li condusse a vincere due campionati inglesi di fila nel 1956 e nel 1957 e si apprestava a dominare anche in Europa se una manovra scellerata del pilota d'aereo che doveva riportarli a Manchester non avesse cambiato il loro destino. Proprio nel percorso che portava alla conquista del continente finì il sogno dei Busby Babes. Il 6 febbraio del 1958 la squadra, di ritorno da Belgrado, dove pareggiando per 3 a 3 contro la Stella Rossa si era guadagnata l'accesso alla semifinale di Coppa Campioni dove avrebbe trovato il Milan di Liedholm e Schiaffino, fece tappa a Monaco di Baviera perchè l'aereo dove viaggiavano doveva rifornirsi di carburante.

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Quando Italo Calvino scrisse di Italia Inghilterra senza averla vista - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Italo Calvino, pubblichiamo l'articolo che lo scrittore scrisse su L'Unità per Italia Inghilterra, nel 1948. Titolo: "Una partita che non ho visto". 

Le condizioni metereologiche erano critiche a causa di una forte nevicata. La pista dell'aeroporto di Monaco era una poltiglia di ghiaccio, neve e fango. Il pilota decise ugualmente di partire. Due decolli falliti non furono sufficienti a consigliare di evitare il terzo che fu fatale. L'aereo partì ma non prese quota, acquistò sempre più velocità sulla pista per via del ghiaccio che rese impossibile qualunque manovra. L'apparecchio sfondò la recinzione dell'aeroporto per finire la sua tragica corsa addosso a una casa che, per fortuna, era vuota. A causa del terribile urto l'aereo si spezzò in due tronconi e una parte prese fuoco. Dei quarantaquattro passeggeri ne morirono ventitré, tra questi otto giocatori e tre componenti dello staff. Altri, come l'allenatore Busby e Bobby Charlton, rimasero gravemente feriti ma si salvarono. Tra le vittime, Duncan Edwars lottò, come era solito fare in campo, per ben 15 giorni. Morì così a soli ventidue anni quello che per molti sarebbe diventato il più forte calciatore inglese di sempre.

Bobby Charlton

Si salvò invece Bobby Charlton, che, all'epoca, di anni ne aveva uno di meno (ventuno) solo perché era seduto nel troncone di aereo che non aveva preso fuoco. Il posto nella storia di Duncan Edwars fu preso da Bobby Charlton. Fu quest'ultimo, infatti, a diventare il più forte giocatore inglese di tutti i tempi. Bobby, poi, promise a se stesso, a Duncan e al resto dei Busby Babes morti sulla pista di Monaco che avrebbe vinto per loro. Arrivarono così il campionato del mondo per l'Inghilterra nel 1966 e, due anni dopo, la conquista della Coppa dei Campioni con il Manchester United. Quest'ultima vittoria fu forse ancora più importante e significativa per Charlton. Era la rivincita da dedicare alle vittime di Monaco. La prima Coppa dei red devils che Matt Busby aveva ricostruito nell'arco di un decennio.

Anche Busby, come Charlton, era scampato a quel disastro solo perché seduto nella parte meno danneggiata dell'aereo. Il tecnico, capostipite della scuola di allenatori scozzesi che hanno costruito la leggenda del calcio inglese (oltre a lui, Bill Shankly, Jock Stein e Alex Ferguson) ricostruì pezzo dopo pezzo quella squadra dove Bobby Charlton diventò il capitano e il giocatore più rappresentativo. Ai lati di Bobby, che giocava nel ruolo che oggi viene chiamato di falso nueve (nel calcio non s'inventa nulla), due fenomeni per comporre un tridente delle meraviglie: Denis Law e George Best. Un inglese (Charlton), uno scozzese (Law) e un nordirlandese (Best). Quando Bobby alzò la Coppa al cielo, la prima della ricchissima collezione dei red devils, dopo la vittoriosa finale di Wembley contro il Benfica, sconfitto per 4 a 1, con doppietta dello stesso Charlton, capì che la sua missione era conclusa e il cerchio si era chiuso. I Busby Babes erano lì con lui.

E ora che Bobby se n'è andato, ci piace immaginarcelo su un campo di calcio verdissimo dove l'aspettano Duncan Edwars con Matt Busby e gli altri babes

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Il primo giorno al Cagliari di Manlio Scopigno
 

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