Tempi difficili per il nostro calcio, tra una settimana europea difficile, polemiche VAR e un mondiale tutto da conquistare. Ci rifugiamo nel passato, allora, nell'amarcord di una firma prestigiosa del giornalismo sportivo e di un grande campione. Su segnalazione di Antonio Capotosto, in relazione all'uscita del libro "I 4 Gianni", di cui qui potete leggere la recensione di Giulio Giusti, pubblichiamo l'articolo di Gianni Mura su Claudio Sala, tratto dalla rivista "Alè Toro" del dicembre 1971.
Nel '66 cominciai a pensare che Claudio Sala sarebbe finito in nazionale. Allora giocava nel Monza, in C, e la sua fama cominciava a farsi largo. Io a vedere il Monza ci andavo per via di Strada, che era del mio paese e col quale ogni tanto i ragazzi dell'oratorio avevano l'onore di tirare quattro calci. Così, il Monza era Strada, per ovvie ragioni di campanile, ma mi accorsi che Sala faceva delle cose deliziose, magari anche gratuite. Una domenica, ne dribblò cinque, uno dopo l'altro, e tirò fuori di un pelo. Valeva la pena di pagare il biglietto, anche l'occhio vuole la sua parte.Era più sottile di adesso, nelle gambe e nel torace, però pensavo non fosse di categoria abatinesca perché le cariche non lo spaventavano e poi uno che rischia una gamba non è un abatino. Lui le gambe le rischiava perché teneva molto la palla, finché non gliela toglievano o non decideva che fosse matura per il passaggio. Aveva già la finta di corpo e sapeva difendersi; tiro teso; bel lancio. Ma la cosa che ricordo di più è il dribbling, fatto stretto e pulito. Anche l'allenatore, Gigi Radice, prevedeva azzurro. Basta che s'inserisca di più nella squadra, che non sia Sala e altri dieci, diceva. Era il rischio, effettivamente. A diciannove anni, Sala era un artista compiuto, una specie di jongleur argentino venuto su a Macherio, bassa Brianza, dove cominciano le prime collinette attorno alle ville dei nobili meneghini. In Italia i dribblatori prima o poi finiscono male e sarà anche giusto, però c'è da dire che pochissimi ormai sanno dribblare, perché o il vizio gliel'han tolto da piccoli oppure hanno trovato tecnici innamorati del passaggio di prima (bella cosa, ma anche il dribbling è una bella cosa, quando è utile). Il dribbling è uno dei fondamentali; poi, uno può eseguirlo da stupido o da intelligente. Sala li eseguiva da intelligente, magari esagerando un po'. Ma il tocco e la visione di gioco erano stupendi, quasi sinfonici.Che alla fine del '71 Sala sia andato in nazionale m'ha fatto piacere, come fa piacere azzeccare un pieno alla roulette. A onor del vero, non avevo giocato poi tanto d'azzardo. (Ho il coraggio di confessare che, sempre nel '66, avevo previsto la nazionale anche per un certo Bonetti, del Cuoiopelli, finito poi chissà dove). Sala entra in nazionale e va bene, nonostante tutto. Nonostante, cioè, la difficoltà di un esordio sull'1-2, di un freddo cane, di una formazione rabberciata, di Valcareggi che è quello che è, eternamente uguale ai suoi principi anche quando la presunta coerenza fa a pugni con la logica. E' la gente dell'Olimpico che forza la mano al cigliuto tecnico. E così Sala entra, piuttosto preoccupato. Non che sia emotivo, ma sa bene che ha poco da guadagnare e molto da rimetterci, entrando in quel momento. Da un ragioniere, il minimo che si possa attendere è che ragioni, e Sala ragiona. Comunque, gli va bene, perché ha la fortuna -o la bravura- di concludere la migliore azione della giornata, a fil di palo, e, più in là, di effettuare da destra un bel cross che De Sisti schiaccia in rete. S'è conquistato il posto? Mmmh. E' lì, ecco. Dopo l'anticamera, è stato ammesso a corte. Sala d'attesa è un calembour che appartiene al passato. Che ne direbbe il c.t. di questo attacco: Mazzola, Sala, Boninsegna, X, Rivera. Riva? Il signor X può essere De Sisti, Capello o uno in forma, semplicemente. Non mettiamo Rivera dando per scontato che Mazzola dalla nazionale non ce lo toglie nessuno. Siccome Sala fa bei cross, c'è chi dice che sarebbe da piazzare con un bel sette sulla schiena. Facciamolo partire da media distanza, che venga buono per l'ultimo passaggio o per il cross, ma non sfianchiamolo, perché ha pure un bel tiro, e preciso. Piuttosto che imbastardirlo, meglio che aspetti, a ventiquattr'anni se lo può permettere. Con tecnici meno conservatori, avrebbe già un posto, ma siccome la situazione è questa non conviene farsi illusioni. Mal che vada, le sue delizie Claudio Sala le farà in maglia granata, per adesso. E che male sarebbe, in fin dei conti?



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