Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo
Menu
Post Image

La storia di Aitor Zabaleta, tifoso della Real Sociedad ucciso da un ultras fascista

Dal Vicente Calderón alla Grada che porta il suo nome: perché Aitor Zabaleta è ancora un simbolo per la Real Sociedad e per il calcio spagnolo.

«Combattiamo per la memoria. Fratelli e sorelle, difenderemo i nostri colori vivaci dal fascismo». Lo striscione, scritto in basco e srotolato dai tifosi della Real Sociedad venerdì sera, dice così. La partita contro il Girona era il momento per ricordare Aitor Zabaleta, tifoso ucciso il 9 dicembre 1998 per mano di un tifoso neofascista dell'Atlético Madrid.

I baschi giocano al Vicente Calderón, lo storico impianto dei biancorossi prima del Wanda Metropolitano. È un turno di Coppa UEFA e Aitor decide di andare in trasferta insieme alla fidanzata e al gruppo dei tifosi Txuri-Urdin. Viaggio in autobus, poi dritti allo stadio. Nessuna voglia di cercare scontri, nessuna strana idea per la testa. Aitor Zabaleta di mestiere fa il cameriere in un ristorante: la Real Sociedad è la sua passione, il suo divertimento, il suo spazio felice.

Quando decidono di entrare in un bar vicino allo stadio, però, capiscono di aver fatto una scelta sbagliata. Dal locale esce un gruppo di tifosi di casa, appartenenti al gruppo Bastión. Iniziano a minacciare, insultare, spintonare. Aitor, la fidanzata e gli altri tifosi scappano via, ma siamo solo all'inizio di una serata che segnerà per sempre il calcio spagnolo. E la vita di un tifoso.

In quei momenti concitati Aitor Zabaleta riceve una coltellata. Prova a continuare a camminare, ma non ce la fa. Si ferma, si accascia a terra. Viene portato subito in ospedale, ma non c'è niente da fare. Zabaleta muore poche ore dopo, a soli 28 anni.

I ricordi di squadra e tifosi della Real Sociedad per Aitor Zabaleta

 Chi era l'assassino di Aitor Zabaleta?

Il volto di Aitor Zabaleta, tifoso della Real Sociedad ucciso da un neofascista a Madrid

A ucciderlo fu Ricardo Guerra Cuadrado, condannato nel 2000 a 17 anni di reclusione e oggi di nuovo in libertà. «La coltellata è stata inferta all'improvviso, in modo sorprendente e inaspettato, il che ha impedito alla vittima ogni possibilità di difesa», scrissero i giudici nella sentenza, come ricorda Sport Popolare in questo articolo.

«Non abbiamo dato loro quello che meritavano, ma non se ne sono andati a mani vuote». Così si vantava l'assassino fascista mentre rientrava nel bar El Parador. Il suo nome, si legge su El Mundo, tornò alla ribalta nel 2018, quando gli venne revocato il regime di semilibertà dopo essersi recato in Belgio per la partita di Champions League tra Atlético Madrid e Club Brugge. In quell'occasione, lui e altri 40 membri del gruppo Suburbios Firm, una costola del Frente Atlético, vennero arrestati per aver fatto il saluto nazista.

Da quella notte di dicembre del 1998, intanto, il calcio spagnolo è cambiato. Le istituzioni hanno provato a intervenire contro la violenza negli stadi: nel 2004 il Segretario di Stato Jaime Lissavetzky creò l'Osservatorio sulla violenza nello sport, che tre anni dopo portò alla legge 19/2007 contro la violenza, il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza nello sport, conosciuta come legge Zabaleta.

Ma il nome di Aitor non vive solo in una legge. È inciso anche sulla gradinata del nuovo stadio Anoeta, che dal settembre 2018 ospita la Grada Aitor Zabaleta. Il nome di un giovane tifoso, assassinato mentre seguiva la sua passione.

Lo striscione dei tifosi della Real Sociedad per ricordare Aitor Zabaleta

Tregua di Natale 1914: quando il calcio fermò la g...
La rivincita di Reinaldo
 

Commenti (0)

  • Non ci sono commenti. Inserisci un commento per primo.

Lascia un commento

Immagine Captcha

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://mail.il-catenaccio.it/

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...