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Rino Tommasi, l'uomo Internet

Se n'è andato Rino Tommasi: il giornalista che ha rivoluzionato il racconto sportivo con la sua conoscenza enciclopedica, il genio delle telecronache e un amore smisurato per il sapere.

La migliore definizione su Rino Tommasi la diede lui stesso: "prima di Internet, Internet ero io". Sì, perché il grande giornalista che ci ha lasciato in questi giorni era una vera enciclopedia vivente. E' difficile spiegare ai più giovani chi era Tommasi e cosa ha rappresentato nel mondo delle telecronache. Perché, forse e purtroppo, solo con la sua dipartita si capirà quanto sia stato grande e rivoluzionario. Il giornalista impose un nuovo modo di parlare di sport, basato non solo sulla competenza, quella dovrebbe essere scontata ma non sempre lo è, ma soprattutto sulla conoscenza enciclopedica della materia. 

Quando Tommasi iniziò a fare giornalismo quest'ultimo aspetto non era accessibile a tutti. Oggi è facile dimostrarsi esperti, perché Internet ci rende tutti tali (o almeno ci fa illudere di esserlo) e basta una sbirciatina al tablet o allo smartphone per snocciolare dati alla velocità della luce. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta l'unico modo per acquisire dati era studiare e leggere, leggere e studiare, unito alla difficoltà più grande: trovare le fonti, che per certi sport, in particolar modo quelli di cui si occupava Tommasi (boxe e tennis), erano solo in lingua inglese e si trovavano esclusivamente negli Stati Uniti e in Inghilterra. 

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Il vero atleta italiano - Il Catenaccio - Web Magazine Sportivo

"Italiano", tra virgolette, non veramente nostro, senza esserlo completamente. Un articolo de La Gazzetta dello Sport ha descritto così Jannik Sinner.

Rino Tommasi e il tennis: il cronista che cambiò il racconto dello sport

In più, il giornalista veronese, come ha sottolineato Roberto Beccantini nel suo bellissimo ricordo del collega, "parlava inglese quando, per trovare un giornalista italiano che lo parlasse, bisognava battere mezzo Stivale". Non bastava poi conoscere solo la lingua, bisognava entrare in possesso del materiale documentale. Non esisteva Internet e di conseguenza nemmeno Amazon. Così non potendo ordinare nulla, Tommasi viaggiava e recuperava tutto lo scibile sui suoi sport più amati. Ma soprattutto lo restituiva con precisione e ricchezza di particolari ai lettori e ai telespettatori con lo spirito di servizio che distingue i grandi. Fu anche criticato per la mole di dati e informazioni che dava, non fatevi ingannare da chi ora da morto lo osanna e basta, perché ritenute esagerate. 

In realtà, Rino Tommasi era un visionario con un amore smisurato per la sua professione. Il suo, però, non era solo una proverbiale capacità di immagazzinare dati per poi riportarli fedelmente ("E' tutta una vita che dò i numeri" amava dire di sé stesso). Le sue telecronache avevano sempre il giusto ritmo ed erano arricchite da splendidi neologismi o aforismi che sono passati alla storia: "circoletto rosso" per sottolineare giocate particolarmente belle, "veronica" per descrivere una volée alta di rovescio, "mini-break" per indicare il punto strappato all'avversario durante un tie-break. Ma sono moltissimi altri i termini o i modi di dire che Tommasi ci ha regalato nei suoi articoli e telecronache

Rino Tommasi

In coppia con Gianni Clerici, altro monumento del giornalismo, formò la più divertente coppia di telecronisti mai apparsa sugli schermi. Insieme rendevano ancor più memorabili partite di tennis passate alla storia. Ma la loro competenza e ironia rendevano godibilissimo qualunque incontro, anche tra quelli non particolarmente interessanti, perché, come diceva Tommasi, "non sempre sono pernici".

Ma oltre al tennis, va ricordato la sua competenza per la boxe, dove fu uno dei primi a credere nelle qualità di un giovanissimo Mike Tyson. Fu grazie a Tommasi che scoppiò in Italia la Tyson-mania con i primi incontri trasmessi sulle reti Mediaset a notte fonda.

Tra le sue passioni non poteva mancare il calcio. Da veronese era tifosissimo dell'Hellas e fece commuovere il suo ricordo della conquista dello scudetto scaligero nel 1985 suonando il clacson nel traffico milanese.

E' triste pensare che una simile enciclopedia vivente, un vulcano di idee, parole e frasi geniali sia stato ingabbiato negli ultimi anni della sua vita da una subdola malattia come il Parkinson che annienta parole e movimenti. Ma le sue frasi più famose non possono e non potranno essere fermate da nessuna malattia e rimarranno nei dizionari sportivi come solo in passato è capitato a un altro gigante del giornalismo: Gianni Brera.

di Giulio Giusti

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