Dai palazzetti di basket femminile negli USA a un memecoin chiamato Green Dildo Coin: cosa c'è dietro questo gesto violento e simbolico contro le atlete della WNBA?
È il 29 luglio, manca poco più di un minuto alla fine della sfida tra Atlanta Dream e Golden State Valkyries, campionato di basket femminile degli Stati Uniti, la WNBA, quando dagli spalti, precisamente dalla fetta di pubblico seduta dietro il canestro, piove qualcosa in campo. Due giocatrici vengono sfiorate, ma quasi non se ne accorgono. È un oggetto colorato, di un verde fluorescente. Le arbitre fermano la partita, le giocatrici vanno verso le panchine. Qualcuna ride, altre sbarrano gli occhi. Ad essere stato lanciato è un dildo di gomma.
"Prima di tutto è stato estremamente pericoloso – ha spiegato una delle cestiste in campo, Cecilia Zandalasini - poi credo che abbiamo semplicemente iniziato a ridere. Non ho mai visto niente di simile. Sono felice che siamo riuscite a superare quella situazione. Siamo rimaste concentrate, non ci siamo distratte". Ma è un fatto grave, gravissimo. Che nasconde molto.
Come scrive Giorgia Bernardini su UltimoUomo, si tratta di "un pene di gomma lanciato su dieci donne concentrate per chiudere una partita punto a punto. Un pene di gomma scagliato su donne e atlete perlopiù apertamente omosessuali, che condividono la loro vita privata pubblicamente, anche e soprattutto come gesto politico". Ma non solo, è qualcosa di più:
"Le donne in WNBA rappresentano uno spettro di femminilità che non si trova rappresentato in nessun altro sport o ambiente lavorativo, neppure tra quelli con la stessa apertura e lo stesso agio. Guardare le giocatrici di WNBA alle prese con il loro corpo o sentirle parlare ai microfoni di soldi, razza, sorellanza, fisicità, è una boccata d'aria per chi sta cercando di scoprire alternative in un mondo codificato e pieno di pregiudizi come quello sportivo. Che cosa voleva significare questo gesto mai visto prima?"
A lanciare l'oggetto sono stati due uomini, uno di 23 anni e l'altro di 18, arrestati con l'accusa di condotta disordinata. Ma sono stati solo i primi, perché il lancio di sex toys ha continuato e ripetersi in altri palazzetti, in altre città, contro altre squadre, contro altre donne.
Dietro quella che è diventata una vera e propria moda, per quanto triste, violenta e arrogante, c'è una campagna di marketing che aveva come obiettivo aumentare il valore di un memecoin, una criptovaluta il cui valore è legato a un meme internet ma che viene scambiata attraverso mercati online reali. La moneta è stata creata il 28 luglio, il giorno prima del primo lancio di dildo, e dopo appena dieci giorni il suo valore era praticamente triplicato. Il nome del memecoin? Green Dildo Coin.
Ma c'è qualcosa di più profondo di una semplice campagna di marketing dietro la nascita di questo fenomeno. Un qualcosa che va rintracciato nel contesto culturale attuale degli Stati Uniti, segnato da battaglie anti-woke e attacchi continui ad attivisti ed esponenti progressisti. Il lancio di oggetti sessuali verso il corpo di donne e professioniste che da anni combattono per l'innalzamento del tetto salariale è un atto politico e nasconde l'intento di sminuire, di colpire, di togliere credito a quelle professioniste, alle loro battaglie, al loro posto di lavoro.
"Così come le giocatrici della WNBA, anche le donne che fanno lavori in altri ambiti sono costrette a schivare espressioni più o meno concrete di sessismo che costellano la loro quotidianità professionale e privata – scrive ancora Giorgia Bernardini - Non sempre servono oggetti lanciati in campo: bastano commenti sessualmente ambigui, mani fuori posto, complimenti mascherati da offese o viceversa".
Il lancio di questi sex toys aveva un obiettivo preciso: colpire professioniste che lavorano, che hanno successo, che hanno visibilità e che sfruttano quella visibilità per parlare di discriminazioni, di parità salariale, di diritti. Aveva un obiettivo: colpire le donne. Soprattutto quelle che parlano troppo.





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