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Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Sakurako Mukogawa

A volte il sogno olimpico non segue una linea retta. Cambia, evolve, mette alla prova.

Nel nuovo appuntamento di "Dentro il Sogno Olimpico" incontriamo Sakurako Mukogawa, atleta giapponese che ha scelto di reinventarsi, passando dallo sci alpino allo skicross dopo aver vissuto la prima esperienza olimpica a Pechino 2022.

Come ti sei avvicinata allo sci alpino e cosa ti ha fatto innamorare di questo sport sin da giovane? 

Sono nata ad Akita, nel nord del Giappone, dove la neve è semplicemente parte della vita quotidiana. L'inverno non era qualcosa di speciale: era il nostro paesaggio normale.

Seguivo spesso mio fratello maggiore alla stazione sciistica. All'inizio ero solo la sorellina che lo seguiva ovunque. Ma da qualche parte tra l'aria fredda, il suono degli sci sulla neve e la sensazione di scivolare giù dalla montagna, me ne sono innamorata.

Non c'è stato un momento preciso in cui ho deciso di diventare una sciatrice, è successo in modo naturale. Le montagne mi facevano sentire a casa e lo sci è diventato lentamente parte di ciò che sono.

La tua carriera ha avuto una svolta importante quando hai deciso di passare dallo sci alpino allo skicross: cosa ti ha spinto a cambiare disciplina?

Dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Pechino nello sci alpino, ho provato un grande senso di realizzazione.
Portare a termine sia la gara di slalom gigante sia quella di slalom ha significato molto per me e, in un certo senso, ho sentito di aver concluso un capitolo importante della mia carriera.

Dopo quell'esperienza, alcune persone intorno a me mi hanno suggerito di provare a puntare alle Olimpiadi successive in un'altra disciplina. In Giappone nessun atleta aveva mai partecipato ai Giochi Olimpici sia nello sci alpino sia nello ski cross. Quando l'ho sentito, ho pensato che fosse una sfida molto interessante. Mi è sempre piaciuto mettermi alla prova in modi nuovi, così ho deciso di cambiare disciplina e iniziare un nuovo percorso nello ski cross.

Qual è stata la cosa più difficile nell'adattarsi a una disciplina completamente diversa come lo skicross rispetto allo slalom o gigante?

Onestamente, all'inizio tutto era difficile.

La partenza è stata una delle sfide più grandi per me. Nello ski cross lo start è estremamente esplosivo e potente, e scherzo ancora dicendo che la partenza non è proprio il mio punto più forte; anche i salti erano una grande sfida. Nello sci alpino non si salta davvero in quel modo; quindi, per me era quasi completamente nuovo.

Alcuni salti vanno verso l'alto e non si riesce nemmeno a vedere l'atterraggio quando si stacca. La prima volta che li ho provati, sinceramente è stato un po' come rischiare la vita. Con il tempo ho imparato a fidarmi della velocità, del tracciato e di me stessa.

Hai rappresentato il Giappone ai Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022: quali sono i ricordi più significativi di quell'esperienza?

Erano i miei primi Giochi Olimpici, quindi tutto sembrava nuovo e speciale. Allo stesso tempo erano durante la pandemia, quindi non c'erano spettatori. A volte mi chiedevo se fosse davvero così che si vive normalmente l'Olimpiade, perché l'atmosfera era molto diversa da quella che avevo immaginato.

Ma anche senza il pubblico c'era qualcosa di molto unico. Essere circondata dai migliori atleti del mondo e rappresentare il proprio Paese su quel palcoscenico crea una sensazione davvero speciale.

Le Olimpiadi sono state ancora più belle e significative di quanto avessi immaginato.

Competere tra i migliori del mondo, sia in alpino che in freestyle, cosa ti ha insegnato sulla resilienza e sulla preparazione?

La prima cosa che ho imparato è che bisogna divertirsi facendo sport. 

Al livello più alto tutti si allenano duramente e hanno grande talento; quindi, la passione per quello che fai diventa fondamentale. Se ami davvero sciare, questo ti dà l'energia per continuare a spingere ogni giorno, anche nei periodi difficili.

La preparazione è ovviamente molto importante, ma non è mai qualcosa che fai da sola. Lavoro molto a stretto contatto con allenatori e staff per capire cosa devo migliorare e come prepararci per ogni gara.

Dopo ogni discesa parliamo molto: delle sensazioni sulla neve, di quello che ho provato durante la manche, di cosa ha funzionato e cosa no. Queste conversazioni ci aiutano a costruire il passo successivo. Lo sci può sembrare uno sport individuale, ma in realtà si basa sulla fiducia nelle persone che hai intorno.

C'è un risultato o una gara internazionale che senti abbia segnato una svolta nella tua carriera sportiva e hai capito che poteva diventare il tuo percorso professionale?

Dopo la laurea all'università sono entrata in Fujifilm e ho continuato la mia carriera nello sci lavorando allo stesso tempo per l'azienda. 

In Giappone e in Asia gareggiavo ad alto livello nello sci alpino e questo mi ha fatto venire naturalmente voglia di mettermi alla prova sulla scena mondiale ma il mio sogno era iniziato molto prima. Quando ero all'asilo guardai in televisione le Olimpiadi invernali di Nagano. Vedere quegli atleti competere su un palcoscenico così grande mi colpì profondamente e da quel momento iniziai a sognare di diventare anch'io un'atleta olimpica.

Quel sogno è rimasto con me mentre crescevo ed è diventato una delle più grandi motivazioni della mia carriera.

Lo skicross è una disciplina altamente imprevedibile e fisica: quali sono le principali differenze mentali rispetto allo sci alpino in termini di strategia e rischio?

Quando quattro atleti gareggiano insieme nello ski cross è davvero molto divertente.

Nello sci alpino si gareggia contro il cronometro, mentre nello ski cross si gareggia direttamente contro gli altri atleti. C'è una vera adrenalina nel tentare di superare qualcuno durante la discesa, qualcosa che nello sci alpino non avevo mai sperimentato.

Lo ski cross è più simile a una battaglia sulla neve. Possono succedere cose impreviste in qualsiasi momento, quindi bisogna sempre leggere la situazione e reagire velocemente. Non è solo questione di velocità: conta anche l'istinto, la strategia e la capacità di prendere decisioni in una frazione di secondo. Questa imprevedibilità è una delle cose che rende lo ski cross così emozionante per me. 

Come gestisci la pressione e gli imprevisti durante una discesa così intensa e ravvicinata con gli avversari?

Nello ski cross tutto accade molto velocemente, quindi cerco di non pensare troppo.

Quando gareggi così vicino agli altri atleti ci sono molte cose che non puoi controllare completamente. Per questo cerco di concentrarmi solo sul momento presente e reagire a ciò che succede davanti a me. Se inizi a pensare troppo, perdi il ritmo naturale dello sci, quindi cerco di fidarmi del mio istinto e di restare calma, anche nelle situazioni più caotiche.

In quei momenti, essere totalmente concentrati e mantenere la mente semplice è spesso il modo migliore per gestire la pressione.

Quanto conta la preparazione fisica e quanto quella mentale nella tua routine giornaliera?

Sia la preparazione fisica sia quella mentale sono molto importanti.

Con il passare degli anni ho capito che devo adattare il modo in cui mi alleno e preparo il mio corpo. Recupero, condizionamento e gestione delle energie sono diventati più importanti rispetto al passato.

Dal punto di vista mentale, però, non ho avuto troppe difficoltà nella transizione. Gli anni nello sci alpino mi hanno dato molta esperienza nel competere sotto pressione; quindi, avevo già una base mentale solida.

Per questo sento che preparazione fisica e mentale lavorano insieme: una sostiene l'altra e servono entrambe per dare il meglio.

Quant'è importante per te il supporto del team — allenatori, preparatori e famiglia — in uno sport così individuale?

Anche se lo sci viene spesso visto come uno sport individuale, è impossibile farlo da soli. Dietro ogni atleta ci sono molte persone che ti sostengono: famiglia, allenatori, staff, compagni di squadra e sponsor. Mi supportano non solo negli allenamenti e nelle gare, ma anche nei momenti difficili.

Sapere che ci sono persone che credono in te e sostengono il tuo sogno ti dà molta forza. Per questo sento sempre che quando mi presento al cancelletto di partenza non sono lì da sola. Porto con me il supporto di tante persone.

Dopo aver vissuto l'esperienza olimpica a Pechino e ora gareggiando anche nello skicross, cosa hai imparato su te stessa come atleta?

Attraverso le Olimpiadi e il passaggio allo ski cross ho capito che sono un'atleta a cui piacciono le sfide. 

Allo stesso tempo cerco sempre di trovare qualcosa da apprezzare nel percorso. Anche quando le cose sono difficili, scoprire piccoli momenti di gioia mi aiuta ad andare avanti. Ho anche capito quanto siano importanti il lavoro duro e la costanza. Credo nel costruire la fiducia attraverso l'allenamento, ripetendo il lavoro giorno dopo giorno. Per me il miglioramento non arriva da un singolo grande momento, ma da tante ore di allenamento e da piccoli passi nel tempo.

Ora che Milano-Cortina 2026 si è conclusa, qual è la prima parola che ti viene in mente pensando a quell'esperienza? C'è un momento specifico dei Giochi che porterai sempre con te?

Se dovessi descrivere le Olimpiadi di Milano-Cortina con una sola parola, direi che sono state il culmine del mio percorso nello sci; sembrava che molti anni di esperienze, sfide e ricordi si fossero riuniti in quel momento.

Ciò che le ha rese ancora più speciali è stato il fatto che la mia famiglia e i miei amici hanno potuto venire a vedere la gara. Ho sentito anche il supporto di molte persone in Giappone che facevano il tifo per me davanti alla televisione.

Un'altra parte significativa dei Giochi è stata gareggiare insieme a tanti amici internazionali conosciuti durante la mia carriera. In particolare, ho grande rispetto per Jole Galli, che viene da Livigno. L'ho incontrata insieme ad alcuni suoi amici quando sono venuti in Giappone l'anno scorso; quindi, è stato molto speciale competere nello stesso evento olimpico legato alla sua città.

È un ricordo che porterò con me per tutta la vita.

Come descriveresti il tuo rapporto con lo sport e con la competizione adesso, rispetto all'inizio della tua carriera?

 All'inizio della mia carriera mi concentravo molto sui risultati, ora cerco di godermi di più il percorso e apprezzare le esperienze che lo sport mi offre. Vincere è importante, ma anche il viaggio e le persone che incontri lungo la strada hanno un grande valore.

In che fase della tua carriera senti di essere oggi, dopo aver cambiato disciplina e aver gareggiato ai Giochi Olimpici?

In questa fase della mia carriera sento di aver vissuto molti aspetti diversi dello sport.

Aver partecipato a due Olimpiadi e aver cambiato disciplina mi ha permesso di vedere lo sci da prospettive diverse: a volte penso persino che, se potessi rinascere e diventare di nuovo una sciatrice, vorrei essere un'atleta capace di lottare per una medaglia olimpica. Mi chiedo anche quanto affronterei lo sport in modo diverso con le conoscenze e l'esperienza che ho oggi.

Che consiglio daresti a una giovane atleta che si trova a scegliere tra restare nella disciplina di partenza o esplorare nuove strade?

Direi ai giovani di non avere paura di provare qualcosa di nuovo. A volte uscire dal proprio percorso iniziale può aprire nuove opportunità e aiutarti a crescere in modi inaspettati.

Cambiare disciplina è stata una grande sfida per me, ma mi ha anche dato una prospettiva completamente nuova sullo sport. Per questo penso sia importante restare curiosi, fidarsi di sé stessi e avere il coraggio di esplorare nuove possibilità.

Se potessi dare un consiglio alla Sakurako che sognava le Olimpiadi da ragazza, cosa le diresti oggi?

 Se potessi dire qualcosa alla giovane Sakurako che sognava le Olimpiadi, le direi semplicemente: "È valsa la pena inseguire quel sogno."

Ci sono stati molti momenti difficili lungo il cammino, ma ogni sfida e ogni esperienza hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Sono felice di aver creduto in quel sogno e di aver continuato ad andare avanti. Le Olimpiadi sono un luogo per cui vale la pena lottare. I sogni non seguono sempre il percorso che ti aspetti, ma vale sempre la pena inseguirli.

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