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Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Luca Spechenhauser

Il viaggio di "Dentro il Sogno Olimpico – Milano Cortina 2026" arriva al suo ultimo capitolo.

A chiudere questo percorso è Luca Spechenhauser, protagonista dello short track italiano e atleta capace di vivere da vicino le emozioni olimpiche, conquistando due medaglie ai Giochi.

Dopo aver raccontato storie, sacrifici e sogni di atleti da tutto il mondo, questa intervista rappresenta la sintesi perfetta di ciò che significa inseguire e realizzare un obiettivo olimpico. Tra momenti difficili, crescita personale e la gioia delle medaglie, Spechenhauser ci porta dentro il significato più autentico dello sport ad altissimo livello.

Come ti sei avvicinato allo short track e cosa ti ha fatto scegliere proprio questa disciplina?

Mi sono avvicinato allo short track in occasione dei mondiali disputatisi a Bormio nel 2010, sono andato a vederli e mi è subito piaciuto. In più mio papà faceva l'allenatore e mia sorella pattinava già.

Il passaggio dalle categorie giovanili al circuito internazionale è spesso complesso: qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato?

Sicuramente confrontarsi per le prime volte con i migliori non è semplice a livello mentale, magari sei abituato a vincere nei circuiti minori e questo ti dà una fiducia che all'inizio è difficile trovare alle prime gare internazionali.

C'è stato un momento in cui hai capito di poter competere ad alto livello?

Sì, direi che il momento in cui ho davvero capito di poter competere ad alto livello è stato quando sono arrivato quarto al mondiale junior a Bormio. 

È stata una grande soddisfazione, perché mi ha fatto capire che anche confrontandomi con i migliori della mia età, ero in grado di stare ai loro livelli. Spesso chi riesce a vincere o piazzarsi bene in queste competizioni, se poi passa alla Coppa del Mondo, entra quasi sempre nei primi dieci, e sapere di poter ambire a quel tipo di risultati mi ha dato una grande motivazione e fiducia in me stesso.

Sei un atleta che si esprime molto bene nelle gare di squadra: quanto senti che questo rifletta il tuo carattere dentro e fuori dalla pista?

Sicuramente nelle gare di squadra sento una responsabilità nei confronti dei miei compagni che probabilmente mi aiuta ad essere più lucido. Sono una persona che prova sempre a spingere gli altri a dare il massimo e questa caratteristica mi accompagna sicuramente sia dentro che fuori la pista.

Quanto è importante, nello short track moderno, conoscere gli avversari e le loro abitudini in gara?

Sicuramente fa parte di questo sport valutare come solitamente si muovono i propri avversari e scegliere di volta in volta tattiche diverse rispetto a chi ci si trova in campo è fondamentale. Tuttavia, non si può fare affidamento solo su questo, perché l'adattamento è la prima cosa in gara.

Vincere un oro olimpico nella staffetta mista è qualcosa di unico: quando avete capito che potevate davvero arrivare fino in fondo?Inserisci voce qui...

Dal primo turno, in realtà, abbiamo subito percepito che potevamo davvero arrivare fino in fondo. Mentre le altre squadre sembravano molto tese e sotto pressione, noi eravamo più lucidi mentalmente e riuscivamo a concentrarci su quello che dovevamo fare. 

Quella calma e chiarezza ci ha dato sicurezza e ci ha permesso di esprimerci al meglio in ogni batteria, fino a portarci a vincere l'oro olimpico nella staffetta mista, un'emozione davvero unica.

Oltre all'oro, è arrivato anche il bronzo nella staffetta maschile: che valore ha per te questa doppia medaglia olimpica?

Esser tornato a casa con due medaglie olimpiche ha un grande significato per me, soprattutto per come sono andate le precedenti. 

L'oro è stata una soddisfazione immensa; portare a casa anche un'altra medaglia mi ha dato molta fiducia. Magari inizialmente il bronzo bruciava un po', perché come squadra sapevamo di poter puntare a qualcosa di più. In ogni caso, dopo quel primo momento e per come poi effettivamente si è messa la gara, siamo stati contenti.

C'è un momento preciso di quei Giochi che porterai per sempre con te?

Gli abbracci con la mia famiglia, la mia ragazza e i miei amici dopo le gare.
Ho provato una grande soddisfazione perché ho pensato che alla fine tener duro nei momenti difficili ne è valsa la pena.

Lo short track è uno sport dove tutto può cambiare in pochi istanti: come si gestisce mentalmente questa imprevedibilità?

Lo short track è uno sport in cui tutto può cambiare in pochi secondi, e questo richiede una grande concentrazione e controllo mentale. 

Personalmente, quello che mi aiuta di più è il respiro: mi concentro sulla respirazione per rimanere lucido, anche quando la gara diventa frenetica o succede qualcosa di inaspettato.

Quanto conta la fiducia tra compagni nelle staffette, soprattutto nei momenti più delicati della gara?

Credo che sia il presupposto fondamentale per sentirti libero di provare e, se capita, sbagliare, perché è quello che ti porta a fare anche cose fuori dall'ordinario. Ovviamente si tratta di una fiducia costruita nel tempo insieme ai miei compagni dentro e fuori dal ghiaccio.

Dopo un'Olimpiade così importante, in che fase della tua carriera senti di essere oggi?

Credo di essere entrato negli anni in cui posso esprimermi al massimo delle mie capacità. Sono consapevole che mi manca un piccolo step a livello mentale per diventare veramente forte a livello individuale, e questo sarà l'obiettivo per i prossimi quattro anni.

Quali sono gli obiettivi che ti motivano di più per i prossimi anni?

Credo che l'obiettivo principale sia completare quel passo mentale che mi manca per esprimermi al massimo a livello individuale e continuare a migliorare nelle staffette, puntando a medaglie future.

Se potessi parlare con Luca di qualche anno fa, all'inizio del tuo percorso internazionale, cosa gli diresti oggi?

Di vivere lo sport un po' più alla leggera, perché le sconfitte fanno parte del gioco e devi essere in grado di vivere quelle emozioni, anche negative, al massimo. Alla fine, poter fare della propria passione un lavoro è una fortuna.

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