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Dentro il Sogno Olimpico: intervista a Franco Dal Farra

Come ti sei avvicinato allo sci di fondo? In Argentina lo sci di fondo non ha la stessa visibilità che ha in Europa: cosa significa per te rappresentare il tuo Paese in questo sport? 

Ho iniziato a praticare sci di fondo da bambino perché durante l'inverno, nella mia città, c'era la possibilità di allenarsi nel nostro club locale chiamato Club Andino Bariloche. I miei genitori mi iscrissero perché conoscevano questo sport e da allora ho iniziato a praticare sci di fondo ogni anno.

Rappresentare l'Argentina in uno sport che non è molto diffuso nel nostro Paese è qualcosa di speciale. Significa portare la nostra bandiera in un ambiente dove la maggior parte degli atleti proviene da nazioni con una grande tradizione nello sci di fondo. 

C'è stato un momento preciso in cui hai capito che lo sci sarebbe diventato la tua vita?

Durante gli anni da junior praticavo sia sci di fondo sia canottaggio a livello agonistico, ottenendo buoni risultati in entrambi gli sport a livello sudamericano. Quando ho compiuto 18 anni ho capito che volevo migliorare, raggiungere un livello più alto e sfruttare al massimo il mio potenziale.

Per farlo dovevo scegliere uno dei due sport e dedicarmi completamente ad esso. Ho scelto lo sci, perché è lo sport per cui sento una passione più forte.

Gareggiare nel circuito europeo e in Coppa del Mondo da atleta argentino quali difficoltà comporta rispetto agli atleti delle grandi nazioni dello sci di fondo?

La sfida più grande è che devo viaggiare nell'emisfero nord per trovare l'inverno durante la nostra estate. Questo significa passare qui dai tre ai quattro mesi ogni anno senza tornare a casa, per poter partecipare al circuito delle competizioni internazionali.

Qual è stata la gara che senti abbia segnato una vera svolta nella tua carriera?

La gara che mi ha fatto credere che fosse possibile raggiungere livelli più alti è stata la 10 km di qualificazione ai Campionati del Mondo di Seefeld nel 2019.

Ovviamente negli anni ho ottenuto risultati migliori, ma quello era il mio primo anno in Europa e non ero ancora sicuro se questo sarebbe diventato un vero progetto di vita o solo un viaggio di un anno. Dopo quella gara ero così motivato e soddisfatto della mia prestazione che ho deciso di continuare su questa strada per tutti questi anni.

Nel corso della mia carriera ho avuto molti buoni risultati, ma non riesco a individuare un unico vero punto di svolta.

Dal punto di vista tecnico, quale disciplina senti esprimere meglio le tue caratteristiche e perché?

Mi sono sempre trovato meglio nelle gare a tecnica libera sulle distanze, perché in questo tipo di gare la forza e la potenza pura hanno un ruolo leggermente più importante rispetto alla tecnica pura dello sci. Questo mi permette di sfruttare al meglio le mie caratteristiche.

Essere uno dei volti dello sci argentino comporta anche delle responsabilità: senti questa pressione?

Penso che sia una grande responsabilità comportarsi nel modo giusto e prendere lo sport seriamente per dimostrare agli argentini che lo sport può essere anche un modo per crescere dal punto di vista educativo e dei valori. Con questa consapevolezza non lo sento come una pressione: penso semplicemente che faccia parte del ruolo di un atleta della nazionale.

Come affronti le stagioni difficili, gli infortuni o i risultati che non rispecchiano le aspettative?

Quando le cose non vanno come previsto è frustrante. Fa parte dello sport saper gestire questa frustrazione, restare calmi e concentrarsi sul miglioramento costante giorno dopo giorno. Così, quando i momenti difficili passano, si ha un'altra occasione per fare meglio.

Cosa ti motiva ogni giorno a continuare in uno sport così esigente?

Credo che la motivazione nasca dalla passione per quello che faccio. Amo sciare, amo competere e amo la sensazione di poter fare buone prestazioni.

A volte la motivazione è semplicemente lì: mi sveglio e ho voglia di allenarmi e migliorare. Altre volte è la passione a spingermi: mi sveglio e voglio andare a sciare semplicemente perché amo farlo, indipendentemente dal miglioramento. Quando non c'è né l'una né l'altra, allora entra in gioco la disciplina: mi sveglio e mi alleno comunque, perché so che voglio sciare, competere e diventare migliore, anche se quel giorno la sensazione non è lì.

Ora che le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono concluse, qual è la prima emozione che ti viene in mente ripensando a quell'esperienza?

La prima emozione è l'orgoglio di me stesso per essere riuscito a essere lì e a far parte di un evento così grande. Credo che porterò sempre con me il fatto che la mia famiglia fosse lì a tifare per me e abbia potuto vedermi gareggiare contro i migliori atleti del mondo, vedendomi far parte di tutto questo.

Dopo aver vissuto l'esperienza olimpica, senti che qualcosa dentro di te è cambiato?

Essendo stata la mia seconda Olimpiade, sapevo già cosa aspettarmi e penso che questa volta non sia cambiato molto dentro di me.

Alla mia prima Olimpiade invece qualcosa era cambiato: avevo costruito aspettative molto grandi sull'evento e quando è finito mi è sembrato quasi che non ci fosse più nulla dopo. Questa volta ho cercato soprattutto di godermi l'esperienza e di fidarmi del percorso che mi ha portato fin lì.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi, personali e sportivi?

Il mio prossimo obiettivo è raggiungere un nuovo livello di prestazione nella prossima stagione e poi tornare a gareggiare in Coppa del Mondo e ai Campionati del Mondo del 2027 con un livello più alto, per poter lottare per posizioni migliori rispetto a quest'anno.

A livello personale vorrei riuscire a organizzare la mia vita sempre di più intorno allo sci.

Che messaggio vorresti mandare ai giovani argentini che sognano un giorno di gareggiare alle Olimpiadi Invernali? 

Vorrei che i ragazzi vedessero lo sport come qualcosa che dà gioia e per cui vale la pena avere passione. In questo modo possono attraversare tutte le fasi del percorso sportivo e realizzare il sogno di competere alle Olimpiadi, godendosi ogni passo del viaggio.

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