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Crishan Kalugamage, la storia del pizzaiolo che trascina l’Italia del cricket

Dallo Sri Lanka a Lucca, tra lavoro, sacrifici e allenamenti: il percorso di Crishan Kalugamage verso la Coppa del Mondo T20 e la prima vittoria storica dell'Italia. 

Quando i suoi genitori lasciarono lo Sri Lanka per cercare lavoro in Italia, nel 2007, Crishan Kalugamage aveva 16 anni e il cuore in pezzi per tanti motivi. Doveva cambiare città, amici, scuola. Doveva cambiare abitudini, imparare una nuova lingua, ripartire da zero. Ma soprattutto doveva dire addio al suo sogno: diventare giocatore professionista di cricket.

Non poteva essere altrimenti per un ragazzo cresciuto davanti alla radio ad ascoltare le telecronache insieme al nonno. Cricket per strada, cricket a scuola, cricket dopo scuola. Cricket nel sangue. E in fondo anche nel destino. Perché oggi Crishan Kalugamage sta trascinando l'Italia alla ICC Men's T20 World Cup di cricket, che si gioca proprio in India e in Sri Lanka. Ed è stato nominato miglior giocatore della partita contro il Nepal, nella prima storica vittoria della nostra nazionale in un campionato mondiale.

«Quando l'inno italiano ha suonato durante la prima partita della Coppa del Mondo, mi sono sentito molto orgoglioso perché ho sempre sentito il dovere di onorare la maglia che indosso», ha raccontato Crishan Kalugamage, 34 anni, cresciuto nel piccolo villaggio di Marawila, a circa 20 minuti di macchina da Negombo.

Ad aspettare lui e i suoi due fratelli c'era la Toscana, Lucca per la precisione. Difficile trovare una squadra di cricket da queste parti, e allora va bene anche l'atletica, con Crishan che si accontenta di giocare con la palla da tennis — più leggera di circa 100 grammi rispetto a quella da cricket — insieme ad altri srilankesi.

Qualche partita di domenica tra amici, poi qualche club minore, infine la svolta nel 2015, quando lo chiama il Roma Cricket Club di Prabath Ekneligoda. «In Italia ho avuto molti lavoriracconta ma ho dovuto rinunciare a molti per il cricket: non potevano garantirmi i permessi durante i tornei».

Oggi Crishan Kalugamage lavora come pizzaiolo a Lucca. Turni dal lunedì al sabato, poi la domenica sveglia presto per andare a Roma per gli allenamenti, e poi di nuovo sul treno verso la città dove "ha loco il Santo Volto", per dirla con Dante Alighieri«Al momento il mio lavoro principale è al ristorante — racconta — dopo la Coppa del Mondo vedremo se avrò la possibilità di giocare da qualche parte. Spero che in futuro si tratti solo di cricket».

Insieme a lui, a scrivere la storia ai Mondiali T20, ci sono 15 giocatori: tutti nati fuori dall'Italia e solo cinque provenienti dalla penisola. Tra questi Kalugamage, Zain Ali, tuttofare nato in Pakistan ma nel nostro Paese da quando aveva due anni, Hassan Ali e Syed Naqvi, sempre di origini pakistane, poi Jaspreet Singh, nato in India ma cresciuto in Italia.

Kalugamage è tra i pochi a parlare italiano in maniera fluente: «Marcus Campopiano lo sta insegnando agli altri, Grant Stewart sta prendendo lezioni. Io correggo i compagni solo quando commettono errori», ride la stella del cricket italiano. Che esulta incrociando le braccia come il suo calciatore preferito, Lautaro Martínez, e sogna un futuro diverso per il cricket italiano e per i ragazzi che inseguono il suo stesso sogno.

«Voglio lasciare un'eredità, rendere le cose più facili alle nuove generazioni». Quelle che vengono da lontano e che trovano nell'Italia una nuova casa. E spesso anche una nuova squadra. Con cui continuare a inseguire i propri sogni.


Foto in copertina: Crishan Kalugamage, BBC Sport

L'esultanza alla Lautaro Martinez di Crishan Kalugamage. Fonte foto: CricTacker

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